A marzo 2021 l’associazione di volontariato One Bridge to Idomeni ha compiuto cinque anni: fondata nel 2016 da solo cinque volontari di Verona, questa organizzazione ha ora più di 200 persone pronte ad aiutare le persone più in difficoltà.

Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 l’Europa fu interessata da un vero e proprio esodo di rifugiati provenienti in gran parte dalla Siria. Nel marzo del 2016 venne sottoscritto un accordo tra Europa e Turchia per fermare, o almeno ridurre in modo drastico, il flusso di migranti e rifugiati che, in assenza di corridoi umanitari sicuri, raggiungeva con ogni mezzo disponibile l’Europa, attraversando il mar Egeo, per poi proseguire il suo viaggio lungo la rotta balcanica.

Accampamento di migranti a Idomeni

In seguito a quell’accordo, Idomeni, un piccolo paese greco al confine con la Macedonia, che già ospitava un centro di transito per migranti, si è trasformato nel più grande campo profughi d’Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

Di fronte a questa tragedia e al rifiuto dell’Europa di accogliere queste persone, a Idomeni giunsero in brevissimo tempo migliaia di tende che uomini e donne da tutta Europa avevano deciso di donare come segno di solidarietà per quei migranti che, all’improvviso, si erano ritrovati non solo a lasciare il proprio Paese, la propria famiglia e i propri averi, ma anche a perdere la speranza di trovare un posto sicuro giungendo in terra europea. Fu in quel momento che Giulio Saturni, fondatore della onlus con altri suoi quattro amici ed ex compagni scout, decise di partire per Idomeni in aiuto e sostegno agli accampamenti.

Il lavoro dell’associazione è suddiviso in due direttrici tra loro inscindibili: da un lato portare aiuti lungo la rotta balcanica, dall’altro ritornare a casa con le testimonianze delle persone incontrate.

Volontari dell’associazione

L’obiettivo della onlus infatti è quello di creare un ponte per portare aiuto ai migranti in situazioni di emergenza e tornare poi per raccontare le testimonianze dirette dei volontari, al fine di sensibilizzare la cittadinanza veronese, e non solo, alle tematiche dei diritti umani. Oggi i progetti della associazione sono molteplici: dopo essere stati presenti nei campi governativi di Serbia e Grecia, ora i volontari sono presenti in Bosnia, a Sarajevo e a Verona. In questi ultimi due anni, il progetto ha continuato a crescere attraverso testimonianze nelle scuole, articoli, mostre fotografiche, proiezioni e serate informative.

Per quanto sembri un problema lontano da noi, questa è invece una realtà molto vicina e che coinvolge l’Unione Europea interamente. Non si può dare le spalle alle persone che si trovano in situazioni difficili, ma anzi ci si deve impegnare a dare un sostegno, a guardare verso di loro senza fare finta di non vedere niente.

«Ero di fronte ad un bivio: da un lato era forte la tentazione istintiva a chiudermi ancor di più nella mia condizione di forte fragilità, ma dall’altro si stava facendo strada in me il desiderio di rimettermi in gioco aprendomi verso gli altri, nella consapevolezza che c’è sempre qualcuno che sta peggio di te». Con queste parole Giulio Saturni trasmette un grande messaggio, ovvero quello di cercare di guardare sempre oltre quello che ci sta vicino, cercare di uscire dalla nostra cosiddetta comfort zone, per aiutare nel nostro piccolo le persone più sfortunate e più in difficoltà di noi.

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Letizia Girelli
Ho 15 anni e frequento il liceo classico Alle Stimate. Ho un fratello più piccolo e una sorella più grande, con cui ho un rapporto speciale di amore e odio. Pratico danza moderna e fino all’anno scorso giocavo anche a tennis. Mi sono sempre piaciute le materie umanistiche, in particolar modo l’epica e la letteratura, che trovo estremamente affascinanti. Amo viaggiare, conoscere nuove culture e parlare la lingua inglese e, fortunatamente, ne ho la possibilità. Nel tempo libero mi piace guardare serie tv, leggere libri e fare lunghe chiamate con i miei amici. Sono una ragazza molto sensibile e determinata, mi piace fare nuove amicizie e passare il tempo con i miei amici. Il mio difetto più grande penso sia quello di vedere sempre prima il bicchiere mezzo vuoto invece che quello mezzo pieno. Non ho ancora un’immagine chiara del mio futuro, ma spero di trovare una professione che mi piaccia e che mi renda felice.

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