Piazze deserte, canali cristallini, calli vuote e saluti per strada tra i pochi residenti. Ai 1600 anni dalla sua fondazione il 25 marzo 2021, Venezia sembra essere tornata ora all’aspetto di un tempo. Ma chi l’ha vissuta in passato, sa che non è così. Venezia non è solo gondole, carnevale, chiese o palazzi sfarzosi. Venezia è i suoi abitanti, chi la vive ogni giorno o chi, anche solo con il pensiero, la considera casa.

Piazza San Marco, Venezia, vuota a causa della pandemia Covid-19

Contemplando l’unicità del capoluogo veneto, sorge spontaneo chiedersi come sia stata la vita, durante la storia, in una città che, rimasta uguale per molti aspetti, si è dovuta adattare all’evoluzione dell’uomo. Dai mezzi di trasporto alle faccende quotidiane, infatti, molto è cambiato e, sicuramente, neppure una pandemia come quella che oggi affligge il Paese potrà riportare in vita alcune antiche abitudini. Gli abitanti stanno sempre più diminuendo, e con loro le più umili e antiche tradizioni. Una cosa però è certa: la vera ricchezza sta nei pochi e nelle loro storie.

Gondole veneziane

La storia di Gisella

Gisella Zennaro, figlia di padre veneziano e madre sirmionese, vive una vita immersa tra due realtà a noi vicine, la Perla del Garda e il capoluogo veneto, dimostrando così il loro essere simili, anche se non apparentemente. Ricorda i pomeriggi passati da bambina nel cortile della casa vicino allo squero, tipico cantiere veneziano per la costruzione delle imbarcazioni a remi, presso il quale sorgevano case popolari; le grandi famiglie che abitavano questi luoghi, con tanti fratelli, vociare e risate. Ricorda il sorriso dei veneziani e la loro attenzione all’apparenza e all’eleganza, anche quando la situazione economica meno lo permetteva.

Gisella Zennaro, nata da papà veneziano, vive la città nell’infanzia, anni ’50

Venezia ieri 

Venezia non è mai stata uguale. È sempre stata centro di scambi, innovazioni e tradizioni, che l’hanno portata dove è oggi, nella speranza di progredire, mantenendosi preservata. Ma quali sono le differenze tra ieri e oggi?

Repubblica di Venezia
Piazza San Marco durante la Repubblica di Venezia

Rispetto ad altre città odierne, i mezzi di trasporto a Venezia cambiano meno, anche se modernizzati. «Ci si muoveva in due modi: in battellino o a piedi», racconta Gisella. «Tanti avevano una propria barchetta, il sandolino, usata per spostamenti più lunghi o in occasione di alcune feste, durante le quali  si passava la giornata in laguna con cesti per uno spuntino e in compagnia». Anche la gondola, oggi principale attrazione turistica e simbolo di Venezia nel mondo, aveva in realtà una più umile utilità. «Per la traversata da una fondamenta all’altra, spesso venivano utilizzate proprio le gondole: si pagava il pedaggio e si stava in piedi, uno vicino all’altro, fino ad arrivare all’altra sponda». Insieme ai motoscafi poi sarà considerata un’imbarcazione per i più ricchi, che spesso visitavano la città per lavoro o per i famosi casinò.

Due motoscafisti nei canali di Venezia, durante gli anni ’40

Anche le faccende quotidiane, risultato di antiche abitudini, cambiano per stare al passo con i tempi. «Ricordo il cestino calato pendente dalla finestra con i soldi per la spesa in Terà, il mercato di frutta e verdura. La zia che andava tutte le mattine a Rialto per prendere i giornali con una sacca sulle spalle e poi venderli in un banchetto con ruote fino allora di pranzo», racconta Gisella. 

Come per la maggior parte delle città di oggi, il crescente aumento di turisti e le necessità portate da una vita sempre più frenetica e veloce hanno trasformato anche la Città sull’acqua. Mancano sempre più locali e botteghe storiche, rimpiazzate da supermercati e negozietti di souvenir. «Sempre molto frequentate erano le osterie, dove da piccoli vedevamo adulti mangiare e bere, rischiando, dall’ebrezza, un tuffo nei canali. Adesso sono diminuite, e con loro anche molte altre attività storiche». Una città deve sicuramente sapersi adattare ai tempi, ma spesso questo implica l’abbandono degli antichi simboli di una vita di società. E questi cambiamenti sono dovuti anche alla diminuzione degli abitanti, che fanno spazio ai turisti: «Una volta, camminando, conoscevo chiunque incontravo. Abitando nello stesso rione, si faceva sempre la stessa strada ed era più facile e abituale il contatto con persone del territorio». La popolazione invecchia, tanto che vengono aggiunti i corrimano sui ponti, per renderli sicuri. 

La vista di Venezia da un ponte durante la Seconda Guerra Mondiale, agosto del 1942

Venezia oggi

Il 25 marzo 421 si posava la prima pietra della chiesa di San Giacomo di Rialto, simbolo dell’inizio della costruzione di Venezia. Oggi, a distanza di 1600 anni, la città è ancora nel mezzo della sua costruzione. Tutti i palazzi sono già fisicamente edificati, ma adesso serve mantenerli vivi. Opere come il Fondaco dei Tedeschi, il Mose, l’abolizione delle navi da crociera nel Canal Grande fanno sempre più sperare in una città, simbolo del Veneto e di tutta l’Italia, che venga preservata e rispettata nell’innovazione e crescita.

Canal Grande, Venezia

Come afferma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel discorso per l’anniversario della città, «Venezia appartiene al mondo intero. Il suo patrimonio inestimabile di arte e di cultura va difeso e preservato. Come vanno sostenuti e rilanciati anche la sua peculiare vivacità, la sua economia, il suo essere, insieme, comunità locale forte e coesa e punto di riferimento internazionale. Non una città-museo, dunque, ma una città piena di vita e dinamismo. Perché Venezia non può esistere senza i veneziani». 

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Bianca Roman
Abito a Sirmione, sul Lago di Garda. Amo il mio paese, le sue bellezze culturali e paesaggistiche, che mi hanno resa un’entusiasta osservatrice della maestosità della natura. Dall’esigenza di immortalarla nasce una mia passione: la fotografia. Viaggiando per il mondo o stando a casa, mi ritrovo facilmente con una fotocamera pendente al collo. Scrivere è un po’ il salvagente della mia anima, ciò che mi permette di tenere a galla pensieri profondi o personali, situazioni che mi toccano dall’interno. Mi incuriosiscono molto la cultura e letteratura delle lingue antiche, dal greco al latino, il loro modo di influenzare la vita di tutti i giorni, sentendole vicine seppur a distanza di centinaia di secoli. Comunicare e studiare in generale mi hanno sempre stupito per il modo in cui aprono mente e occhi su milioni di idee e possibilità. Mi affascinano anche la scienza dell’astronomia e la medicina, nella quale ripongo le mie ambizioni future, probabilmente nel campo della psichiatria o neurochirurgia, con l’intento di aiutare gli altri scoprendo sempre più il meraviglioso strumento che è la mente umana.

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