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Il 30 marzo, il senato francese ha votato a favore per vietare di indossare qualunque segno religioso alle donne inferiori ai diciotto anni perché «indicherebbe una presunta inferiorità della donna rispetto all’uomo». Inoltre sarebbe vietato indossare il burkini (costume integrale) nelle piscine pubbliche e alle madri hijabi di accompagnare i propri figli alle gite scolastiche.

Questa legge non è ancora in vigore poiché dovrà essere confermata dall’Assemblea nazionale, tuttavia i veli sono già stati vietati nelle scuole pubbliche francesi dal 2004.

Le donne musulmane che scelgono di coprirsi i capelli per la loro religione iniziano a farlo durante la pubertà che, per la maggior parte dei casi, è inferiore ai diciotto anni. A questo si aggiunge il fatto che l’età del consenso sarà fissata ai quindici anni, secondo un disegno di legge approvato dall’Assemblea nazionale. Viene sottolineato, perciò, che un individuo può avere relazioni sessuali e generare un figlio, ma non può scegliere e, di conseguenza, praticare la propria legge liberamente.

Le autorità francesi da tempo usano il concetto di radicalizzazione per giustificare l’imposizione di misure contro l’islam. Il rischio è, quindi, che l’applicazione di questo tipo di leggi conduca a discriminazioni nei confronti della comunità musulmana.

L’attivista e fondatrice della Giornata della donna musulmana, Amani al-Khatahtbeh si è resa voce nei suoi social media per dire: “Mie sorelle francesi, sappiate che vi vediamo, siamo con voi e combattiamo con voi contro l’islamofobia globalizzata che ci ha portato qui.”

Ma l’hijab rende davvero la donna inferiore all’uomo?

Il cosiddetto “velo” è stato introdotto nel XII secolo a.C. nella Mesopotamia assira e veniva portato dalle donne sposate. Successivamente è apparso nel mondo greco (presente anche in un passo dell’Iliade di Omero), poi si è diffuso in tutto Mediterraneo, in altre culture e religioni, tra cui il Cristianesimo orientale nel mondo bizantino.

Con la nascita dell’Islam alla donna vengono attribuiti alcuni precisi diritti e il velo diventa il simbolo della dignità femminile. La religione inoltre chiede alle donne musulmane di indossare il velo per distinguersi dalle non musulmane. L’hijab, quindi, manifesta una vita devota come spiega il Corano.

A differenza di come credono gli antislamisti e coloro che non conoscono i significati dei fondamenti di questa religione, le donne indossando il velo non mostrano la loro sottomissione agli uomini, poiché per l’Islam la sottomissione fedele è a Dio.

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Ho 15 anni e frequento la V Ginnasio alle Stimate. Ho scelto questo indirizzo perché mi sono sempre piaciute le materie umanistiche, soprattutto la letteratura e la storia. Sono una ragazza solare e sorridente e cerco di vedere il lato positivo delle cose, so anche essere molto pigra, infatti, non pratico sport. Sono sempre stata abituata ad ascoltare molta musica, fin da quando ero piccola; ora è la mia passione più grande. Ascoltandola, mi libero da tutti i pensieri, mi isolo e, quando ho delle giornate no, mi rallegra. Potrei passare giorni e giorni ascoltandola e non mi stancherei mai. Mi piacciono molto anche i film e serie polizieschi o thriller; la mia serie preferita è Criminal Minds, infatti, mi ha sempre affascinato il mondo della criminologia. Nel futuro vorrei fare un lavoro in cui potrò aiutare le persone, mi piacerebbe lavorare nel campo della medicina o della psicologia.

1 commento

  1. “Le donne indossando il velo non mostrano la loro sottomissione agli uomini, poiché per l’Islam la sottomissione fedele è a Dio.”
    Sottomissione è sottomissione economica, sessuale, sociale e politica. Dalle donne agli uomini, dagli infedeli ai musulmani.
    Il velo è stato introdotto per il controllo della sessualità delle donne dai membri maschi – i loro legitimi proprietari.
    Non per caso la poligamia, la schiavitù, la virginità delle donne, e la guerra fanno parte dello stesso sistema di pensiero.
    Non per caso la fine del velo in Turchia (reintrodotto dagli islamisti negli ultimi anni) è stato il movimento modernista di Kemal Ataturk, movimento che nei primi anni 30 diede la piena libertà politica alle donne.
    Bisogna leggere Sull’origine del patriarcalismo dell’antropologa Gerda Lerner.

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