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Durante questo anno di pandemia e lockdown, per la maggior parte di noi il tempo dedicato al cellulare è aumentato di molto, rendendo alcuni quasi dipendenti da esso. 

Infatti, per ricevere informazioni sull’argomento cellulare e dipendenza da social abbiamo contattato Davide Dal Maso, classe 1995, secondo Forbes tra i Top Under 30 Italiani nel settore Education, docente e coach di Social Media Marketing e fondatore della no-profit sulle potenzialità e i rischi del web “Social Warning – Movimento Etico Digitale”.

Davide Dal Maso, Social Media Coach e fondatore di Social Warning – Movimento Etico Digitale

In particolare, il movimento che ha fondato porta appunto avanti il progetto del “Social Warning”, con cui si vuole rendere consapevoli ragazzi e genitori su temi quali il mondo, l’innovazione e la reputazione digitale, il cyberbullismo, il sexting e appunto la dipendenza da social con annesse alcuni consigli. 

Il progetto del Social Warning e il Movimento Etico Digitale

Il progetto del Social Warning «nasce dalla scuola, da quando io ero studente alle superiori», dice Davide Dal Maso.

Infatti, racconta che l’ispirazione è partita vedendo che gli incontri fatti nella sua scuola erano mirati solo ad elencare i rischi del web e i pericoli del digitale «in un modo up down, cioè come se ci volessero insegnare come stare nel web», ma spesso le persone che parlavano del web non lo conoscevano neanche.

Praticamente il messaggio trasmesso era quindi di demonizzazione, si puntava il dito contro i social e quasi si imponeva di non utilizzarli perchè pericolosi.

Logo del Movimento Etico Digitale

Questi incontri però «non avevano nessun effetto sui ragazzi, quindi proprio da questo nasce Social Warning, che letteralmente significa attenzione quando parliamo dei social»

Il progetto nasce infatti dalla volontà di sensibilizzare i giovani e i loro genitori sull’importanza di porre attenzione ai rischi del web, ma allo stesso tempo evidenziare anche «le potenzialità di questo mondo, cercando di dare un’accezione positiva al digitale mettendo in primo luogo l’aspetto positivo del web».

Partendo da questa idea, Davide Dal Maso ha cominciato ad abilitarsi per concretizzarla: dopo essere andato all’estero con piccoli interventi di Social Warning in inglese, ha cominciato a tenere i primi interventi nelle scuole del territorio italiano, rivolgendosi a ragazzi e genitori con un approccio diverso rispetto a quello adottato fino a quel momento per tenere lontani i giovani dal mondo digitale.

In questo modo è nato “Social Warning”. 

Da qui una serie di persone hanno sentito di volere di contribuire a fare questo tipo di interventi; «così è nato il Movimento Etico Digitale: persone appassionate di digitale e che molto spesso ci lavorano (dal social media manager a quello che fa i siti, il radiofonico, il musicista online…), che dedicano due ore al mese a fare volontariato e a fare un give back, dando indietro quindi alla propria socialità, al proprio territorio, un po’ di cultura digitale».

«Questo è il Movimento Etico Digitale».

Lo smartphone e la dipendenza da social

Soprattutto in questo periodo, in cui le nostre relazioni con gli altri non possono che svilupparsi online, è diventato sempre più essenziale l’uso del telefono.

È innegabile che questi dispositivi elettronici di comunicazione siano entrati nelle nostre vite e che stiano ricoperto un ruolo molto utile per noi: li usiamo per mantenere i contatti con una persona lontana, per chattare con gli amici, per guardare il percorso più veloce per arrivare in un posto, per ricevere un consiglio sul negozio più adatto negozio leggendo le recensioni, per sapere gli orari di apertura del ristorante, per controllare la scrittura corretta di una parola…

Figura che riporta i dati raccolti dal Global Digital Report 2021 riguardanti le percentuali di utenti italiani su Internet (dai 16 ai 64 anni) che usano diversi dispositivi elettronici

I cellulari hanno diverse funzioni che hanno un effetto quasi immediato, infatti per telefonare ci vuole un attimo, così come per ricevere informazioni facendo una ricerca su internet.

Questa innegabile comodità porta con sé dall’altro lato anche diversi pericoli come l’eccesso di utilizzo del telefono, che porta un po’ ad estraniarsi dalla realtà e spesso a non distinguere più la differenza di importanza tra mondo reale e digitale.

Come enunciano i dati del Global Digital Report 2021, ben il 97% degli italiani possiede e usa uno smartphone e il tempo in cui una persona è mediamente connessa a Internet è di oltre 6 ore al giorno, di cui quasi 2 ore sui social. 

Quest’ultimo punto può far riflettere se pensiamo che una giornata è fatta di 24 ore, ma se circa 8 sono impiegate dormendo e, come dice lo studio, 6 ore sono spese al telefono/computer per un totale di 14 ore già impegnate, alla fine ci rimangono solo 10 ore per fare tutto il resto che la nostra vita prevede, cioè meno della metà della giornata intera.

Figura che rappresenta in media il tempo giornaliero speso dagli utenti italiani di Internet (dai 16 ai 64 anni) su diversi tipi di media e dispositivi, secondo ricerche del Global Digital Report 2021

Ovvio, bisogna anche pensare che l’anno passato e quello che stiamo vivendo non sono degli anni normali: la pandemia ci ha costretti ad adottare nuovi comportamenti, preferendo e incrementando ancora di più l’uso degli smartphone per comunicare con il mondo estero in sicurezza, ma non per questo è possibile esagerare.

Infatti, Davide Dal Maso ci dice che «da un lato il cellulare ha aiutato a combattere la solitudine, dall’altro ha creato maggiore solitudine. Questo è un aspetto che riscontriamo tutti i giorni.» 

Il cellulare per qualcuno diventa quindi un dispositivo che permette di avere accesso a realtà virtuali percepite dalla persona come alternativi ad una realtà concreta, in cui non trova più gratificazioni. Se effettivamente esiste la dipendenza da cellulare, come facciamo a capire se noi ne soffriamo e soprattutto come facciamo a curarci?

In primis bisogna chiarire che non si può definire questo problema, che porta al progressivo isolamento e all’apatia, una dipendenza “da cellulare” perché troppo generico, va quindi associato a qualcos’altro (dipendenza da social media, da internet, da videogiochi…).

A volte i telefoni ci distraggono da ciò che abbiamo accanto

Una persona considerata dipendente non riesce più a stare senza questi dispositivi, a disconnettersi e ad avere su questi il controllo.

Alcuni esempi possono essere guardare il telefono ogni cinque minuti per controllare nuove notifiche, averlo sempre in mano e non riuscire a lasciarlo in un’altra stanza, essere molto nervosi e a disagio se senza e la tendenza a minimizzare la cosa (sono spesso i familiari a rendersi conto che quella della persona sta diventando una vera e propria ossessione).

Consigli

La nostra però può anche non essere necessariamente una dipendenza grave, ma bensì uno scorretto o smisurato uso di questi dispositivi elettronici, che comunque non va sottovalutato.

Alcuni consigli per diminuire il tempo di utilizzo e per apprezzare un po’ di più le caratteristiche della vita quotidiana potrebbero essere:

  • Disattivare le notifiche, per rallentare o limitare il circolo vizioso che ci spinge a controllare il telefono di continuo;
  • Tenere sotto controllo il tempo di utilizzo, per renderci effettivamente conto delle ore impiegate col telefono. Magari si potrebbe pensare di imporsi un limite di tempo da rispettare ogni giorno;
  • Regola di utilizzare il meno possibile il cellulare in presenza di altre persone;
  • Scegliere dei determinati posti o stanze all’interno della casa in cui non si potrà obbligatoriamente portare il telefono per dare un po’ di riposo alla mente (no smartphone zones).

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