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Quest’oggi, primo di maggio, si celebra l’ormai famosa Festa dei Lavoratori, istituita in Italia a partire dal 1890 e nata per ricordare le lotte e le proteste che la classe operaia in passato mosse in modo tale da acquisire più diritti e soprattutto essere maggiormente tutelati: si parla quindi abbassamento delle ore lavorative giornaliere e di istituzione di uno stipendio ragionevole, che non basti solamente per sfamare sporadicamente la propria famiglia, ma da coprire anche eventuali spese destinate ad educazione e cure.

Ormai in vigore da più di un secolo senza alcuna interruzione (rimase lecita la sua celebrazione persino durante il periodo fascista), si può finalmente dire che i tanto agognati diritti per cui il lavoratore medio combattè in passato siano stati raggiunti, con però ancora degli aspetti controversi che spesso risultano causa di polemiche, come ad esempio la condizione della donna, che si dice purtroppo non avere ancora eguali diritti e possibilità in ambito lavorativo rispetto all’uomo. Questione per alcuni opinabile, rimane comunque un aspetto da chiarire; ciononostante, possono essere presi come esempio anche altri episodi, che vedono coinvolte un numero ancora maggiore di persone. 

Uguali solo di fronte alla morte

Si prenda infatti in considerazione ciò che ormai da anni sta accadendo, alle spalle di tutti, in Qatar, dove ormai dal 2010 (anno in cui venne dichiarato che la competizione si sarebbe tenuta proprio lì) vengono costruite strutture mastodontiche in occasione dei Mondiali di calcio che si terranno nel 2022. Tali costruzioni di questi stadi hanno portato, dati alla mano, alla morte di più di 6000 persone, grandissima parte dei quali immigrati, specialmente da India, ma anche da Nepal, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka, giunti lì per trovare lavoro.

La causa di queste morti è tutt’oggi incerta, questo perché spesso i corpi vengono ritrovati in condizioni così deteriorate da non permettere un’autopsia, ma si può parlare di un’alta percentuale di morti da cadute da altezze elevate (senza alcuna misura di sicurezza) e da quella che viene definita “causa naturale”, che in questo caso sta a intendere insufficienze respiratorie o cardiache.

Il motivo di queste ultime crisi, così frequenti tra i lavoratori, è stato per molto tempo ignoto, ma probabilmente si tratta delle torride temperature di quei territori, che, in alcuni mesi dell’anno, rendono mortale qualsiasi tentativo di sforzo eccessivo: mentre quindi i calciatori, alimentati per giunta da un profumatissimo stipendio, giocheranno a dicembre in modo da godere di una temperatura tollerabile, coloro che hanno reso possibile la realizzazione della competizione stessa non hanno avuto lo stesso privilegio, lavorando talvolta fino alla morte. Una riflessione di questo tipo, c’è da dire, avrebbe fondamenta se vivessimo in un altro mondo, ma nel nostro non è più così. E’ diventato puerile scandalizzarsi per fatti del genere, si potranno istituire 365 feste all’anno per i lavoratori, ma la natura dell’uomo rimarrà comunque la medesima. Il più forte calpesta il più debole, e non deve sentirsi presa in causa solamente la società odierna, dato che è sempre stato così: purtroppo si chiama natura, che nella sua crudeltà ha creato anche disparità.

«Un paese che freme per la ripresa del calcio, e non delle scuole, non ha futuro»

Tutto questo fatto sembrerebbe ancora più controverso considerando anche quanto è successo nelle ultime settimane riguardo la celeberrima Superlega, cioè l’unica notizia che negli ultimi due anni è riuscita di fatto a rubare la scena al Coronavirus. Le dodici squadre di calcio più influenti d’Europa si fronteggiano in un campionato creato appositamente per loro: si parla con una tranquillità disarmante di miliardi di euro coinvolti e per le società calcistiche, ormai anche loro al collasso a causa dell’emergenza sanitaria, risulta un vero e proprio salvagente.

La parte divertente della vicenda è che questa suddetta lega non è mai nata e la notizia è morta nel giro di pochi giorni, ma ciò che lascia sorpresi è tutto ciò che è successo in quelle 72 ore. Ore in cui social e giornali sono stati saturi di questa tematica e, soprattutto, in cui le strade delle grandi città (soprattutto in Inghilterra) sono state sommerse di persone, indignate di quel piano finanziario che tenta disperatamente di rianimare la loro stessa squadra del cuore. In che modo però questa vicenda si lega agli avvenimenti in Qatar? La risposta sta proprio nel caos mediatico che si è creato: in questo contesto la Fifa ha deciso infatti di dare la sua opinione riguardo la Superlega, affermando che tutti i giocatori che ne faranno parte non potranno partecipare alle competizioni europee, con l’Europeo che è ormai alle porte.

Piero Angela

E’ proprio a questo punto che ci si interroga sulla serietà di una federazione così importante e sull’effettiva autenticità dei valori di uguaglianza e di rispetto che diciamo di avere intrinsechi in noi. Siamo sicuri che la Fifa possa permettersi di dire la propria opinione a questo merito, affiancandosi per giunta a slogan come “creato dai poveri e comprato dai ricchi”, quando allo stesso tempo dall’altra parte del mondo la stessa competizione di cui è madre (e di cui quindi prende i guadagni) sta causando migliaia di morti?

«Un paese che freme per la ripresa del calcio, e non delle scuole, non ha futuro» disse Piero Angela l’ultima estate trascorsa, riferendosi alle polemiche riguardo la ripresa della Serie A, mentre la questione delle scuole e dei teatri era ancora in bilico; in qualche modo pare abbia predetto anche ciò che sarebbe successo da lì a poco: è incredibile infatti come un tema leggero come lo sport, in particolare il calcio, non solo possa distogliere l’attenzione da umanità e ideologie, ma anche muovere le masse in modo così corale e unanime. E’ molto ironico che le proteste che hanno preso piede in pochi giorni per via dell’annuncio di una nuova competizione sportiva siano già equiparabili a tutte quelle che miravano a lottare contro l’imposizione di quarantene e restrizioni varie (istituite talvolta per ragioni legittime), perché viste come un modo di soffocare la libertà dell’individuo. Tutto questo perché magari non si sta più solo parlando di calcio, bensì di mero denaro.

“Il calcio è dei tifosi” è solo una buona propaganda: il calcio non è più dei tifosi da ormai molto tempo, circa da quando è stato messo in vendita.

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