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Letture dell’articolo da parte di Camilla Fezzi

La malaria, in Italia, è stata debellata da molti anni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiarò l’Italia malaria free nel 1970. Nel corso degli ultimi decenni, i casi che si sono verificati sul nostro suolo sono stati causati “tutti” da forme d’ importazione: la malaria è infatti la principale “malattia da importazione”, che colpisce i turisti di ritorno da mete esotiche (soprattutto africane) e, in misura ancora maggiore, gli immigrati nativi di zone endemiche, ossia originari di Paesi in cui la malaria è presente, che hanno contratto la malattia nel corso di un ritorno occasionale nel paese natio, per la perdita della premunizione, ossia quello stato di relativa resistenza immunologica alla malaria che i nativi, che vivono in zona endemica acquisiscono, venendo fin da piccoli colpiti da ripetute infezioni.

La malaria in Italia

 Nella grande maggioranza, questi pazienti non sono stati sottoposti a profilassi farmacologica, che avrebbe potuto evitare il rischio di acquisizione della malaria. Attualmente vengono importati, ogni anno, nel nostro Paese circa 600-700 casi. Tra questi, alcuni hanno destato maggiore allarme: si è sospettato che alcuni potessero essere “autoctoni”, cioè acquisiti localmente, attraverso il coinvolgimento di zanzare del posto e non di vettori esteri.

VACCINI IN AFRICA CONTRO L’EPIDEMIA DI MALARIA

Ma è solo un’ipotesi: finora non è stato mai dimostrato che si trattasse di insetti italiani. Rimangono situazioni definite “criptiche”, proprio perché non è possibile spiegarne la genesi. Per trovare episodi di questo tipo non è necessario andare molto indietro nel tempo, gli ultimi si sono verificati lo scorso anno. Si tratta di quattro casi in particolare, individuati in Puglia, di cui non è stato possibile definire l’esatta eziologia. Condizioni di questo tipo possono destare il sospetto che possa essere coinvolta la zanzara italiana, ma non è stato dimostrato e difficilmente si risalirà alla genesi esatta.

L’inizio, nel mese di aprile, della distribuzione del primo vaccino contro la malaria, in tre Paesi africani, è stato accompagnato da moltissime speranze. E non c’è da meravigliarsi visto che ogni anno, questa malattia infettiva, che si trasmette all’uomo attraverso la puntura di zanzare del genere Anophelesprovoca oltre 400 mila morti, di cui oltre la metà bambini.

BATTERIO DI MALARIA

Un vero flagello per il continente africano dove ogni due minuti un bambino perde la vita proprio a causa della malaria. Se a questi dati aggiungiamo il fatto che il percorso che ha portato allo sviluppo e poi al lancio del vaccino ha richiesto oltre trent’anni, è facile capire quanto fossero elevate le attese. 

Il primo vaccino di malaria

BAMBINI CHE ATTENDONO L’INIEZIONE DEL VACCINO

La prima diffusione del vaccino contro la malaria tra la popolazione, dopo una precedente, sta avvenendo nell’ambito di un progetto pilota, coordinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sviluppato con un partenariato tra pubblico e privato, che coinvolge Malawi, Ghana e Kenya, selezionati tra dieci Paesi sub-sahariani sulla base di determinati criteri. L’obiettivo è raggiungere 120 mila bambini all’anno, tra il 2019 e il 2022, di età compresa tra i 5 mesi e i 2 anni: per completare il ciclo della vaccinazione sono necessarie quattro dosi, le prime tre somministrate quando i bambini hanno un’età tra i 5 e i 9 mesi, l’ultima viene effettuata al raggiungimento dei 2 anni di età. 

I risultati che sono stati finora ottenuti non sembrano però entusiasmanti e in questi giorni la rivista Science ha commentato i dati, sottolineando che è difficile parlare di una vera a propria svolta, dal momento che le quattro dosi di vaccino offrono una protezione di circa il 30% e per non più di tre anni. A questo si aggiunge poi un ulteriore elemento di preoccupazione legato agli interrogativi sulla sicurezza del vaccino, emersi quando è stata riscontrata una possibile correlazione con un maggiore rischio di meningite. 

Video che espone le problematiche che possono affliggere un individuo in caso di malaria

Al vaccino è stato dato un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi da qui al 2030: ridurre del 90% la mortalità e il numero di casi di malaria e arrivare all’eliminazione della malaria in almeno 35 Paesi, in cui attualmente la malaria è presente. E una volta che è stata raggiunta l’eliminazione si va verso l’eradicazione: l’eliminazione vuol dire zero casi, l’eradicazione vuol dire che non ci saranno più casi in futuro. L’obiettivo principale è avere un mondo malaria free.

La vaccinazione è uno degli strumenti validi per raggiungere questo obiettivo e come tale va interpretato. Da sola non è pensabile che possa farcela, così come non è sufficiente avere un buon test diagnostico o una terapia: quello che serve è un insieme di strumenti che permetta di arrivare prima al controllo e poi all’eliminazione della malattia. 

Cosa si sta facendo oggi?

Questi dieci Paesi africani ad alta trasmissione della malaria sono ancora in una fase incerta, quella in cui si cerca di arrivare al raggiungimento del controllo. Tutti gli otto Paesi dell’Africa subsahariana in cui il Cuamm lavora sono Paesi a trasmissione elevata o moderata di malaria. Cosa vuol dire? Che il 50% dei bambini che manifestano febbre hanno la malaria e una quota non indifferente di morti è attribuibile a questa malattia, così come è particolarmente alto il peso dell’assistenza sanitaria, soprattutto nella fascia di popolazione più debole, che sono i bambini sotto i 5 anni, i più esposti al rischio di malaria severa e di morte. 

BAMBINI, sotto una delle poche zanzariere disponibili in Africa

In Africa si registra che il 90-95% della mortalità è causata proprio da questo animale ma le armi da utilizzare non sono molte. Infatti, le zanzariere che possono essere consegnate non sono abbastanza e, anche se i medici cercano di riferire di proteggere i bambini, non rappresenta una scelta molto semplice. Inoltre, la distribuzione di farmaci preventivi può funzionare, secondo uno studio condotto dalla London School Hygiene and Tropical Medicine, per la quale si potrebbero dimezzare i casi nella popolazione scolastica attraverso la consegna delle dosi in classe.

Un’impresa che è assai complessa soprattutto al giorno d’oggi in cui le scuole sono chiuse a causa del Covid-19. L’altra possibilità per il controllo delle zanzare è la bonifica del territorio con insetticidi. Ma queste soluzioni hanno esiti temporanei.

La difficile ricerca del vaccino

Oltre alla prevenzione e ai farmaci per le diverse terapie, per venire a capo della malaria servirebbe un vaccino. E in questa direzione si stanno muovendo gli studi di ricerca, tanto che nel 2019 in Ghana, Kenya e Malawi è partito il primo studio pilota sui bambini fino ai diciassette mesi. Durerà per quattro anni coinvolgendo tre milioni di neonati, cui si sta somministrando l’unico vaccino che abbia mostrato un’utilità e sia stato approvato dalle autorità.

Negli studi l’efficacia è risultata pari al 50%, durante la fase due, mentre nella fase tre è scesa al 27-39% a seconda dell’età del piccolo e con i più giovani meno protetti. Tuttavia, anche con questi valori ridotti, il vaccino sarebbe in grado di evitare 1.700 casi di malaria ogni mille bambini immunizzati.

Una ventina di altri vaccini sono allo studio ma, come sappiamo, non è facile metterli a punto perché tale organismo è un parassita assai complicato da analizzare, che cambia forma e caratteristiche durante il suo ciclo vitale.

E tutte queste punture?

Insomma la malaria, che è una malattia presente sul nostro Pianeta già da molto tempo, è ancora alla ricerca di un proprio vaccino funzionale che possa portare a tutti questi bambini africani una cura concreta e tangibile da utilizzare. E’ necessario compiere quella che in inglese definiamo “call of action”, e ringraziare tutte quelle aziende farmaceutiche che in poco meno di due anni sono riuscite a presentarci un vaccino che, per la maggior parte dei casi, offre il 98% di salvaguardia dal Corona-Virus.

Chiediamo però che la ricerca continui affinché anche il territorio africano possa essere privo di un peso che ormai lo affligge fin da troppo tempo; poiché non si tratta di una pandemia non vuol dire che non sia importante anzi, una sola persona in meno può fare la differenza.

Telegiornale che riprende l’argomento trattato andando a sancire come uno dei problemi più importanti in Africa sia, appunto, la malaria.
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Amo il mio nome, dotato di una duplice sfaccettatura: dolce e affettuosa, ma, al contempo, forte e decisa. Mi chiamo Camilla e il mio carattere rispecchia questa duplicità. Amo scrivere e leggere romanzi, anche storici, perché possono farci vivere momenti di vita passata da non dimenticare. Però i libri fantasy e di fantascienza mi hanno aperto le ali della fantasia, portandomi a trovare sublime anche la più minuziosa descrizione. Amo l’aria aperta, vivere ciò che può essere vissuto, percepire il vento sulle guance e i raggi solari che si intrecciano alle ciglia. Mi piace l’attività fisica: da cinque anni pratico tennis, seppur la mia carriera sportiva nasca con la danza classica e la pallacanestro. Suono il pianoforte che, al pari di me, è dotato di note alte e basse, tasti bianchi e neri. Apprezzo tutte le materie nelle loro diversità: da quelle umanistiche centrate sul pensiero, la filosofia e l’animo umano fino a quelle scientifiche che con numeri e formule ci portano alla statistica, al concetto illuminista e alla ragione. Avere 15 anni vuol dire trovarsi nell’inquieta adolescenza, da attraversare e vivere cercando di trovare ogni giorno la sfaccettatura migliore.

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