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Lunedì 3 maggio, verso le 11.30 della mattina, Luana D’Orazio, una giovane donna di 22 anni, diventata madre di un bambino giusto cinque anni fa, ha perso la vita in uno spiacevole incidente in una fabbrica di Montemurlo, in provincia di Prato. Quella in cui lavorava era un’azienda di tipo tessile, chiamata “Orditura Luana”, e nella quale lavorava da più di un anno.

Secondo la prima ricostruzione la ragazza sarebbe rimasta intrappolata in un macchinario, un orditoio, dopo essere stata trascinata dal rullo. Accanto a lei era pure presente un collega, che però era girato di spalle e quando si è voltato ha visto quello che era successo, ma ha riferito di “non aver udito grida di aiuto”. Il collega di Luana ha subito chiamato i soccorsi e sul posto sono arrivati vigili, carabinieri e sanitari, ma purtroppo per Luana non c’era più nulla da fare e hanno di conseguenza constatato il decesso.

I tecnici della Asl hanno posto sotto sequestro due orditoi, quello dell’incidente e un secondo uguale della stessa fabbrica per effettuare confronti tecnici. Stanno inoltre svolgendo delle indagini per la verifica dei dispositivi di sicurezza ed infatti, secondo la Procura, sarebbe stata rimossa una saracinesca protettiva, ovvero il meccanismo destinato a prevenire proprio infortuni di questo tipo. «Speriamo di poter eseguire presto l’autopsia. Siamo al lavoro per capire cosa non abbia funzionato» spiega inoltre il procuratore capo Giuseppe Nicolosi. Il dipartimento di prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Asl dovrà infine chiarire se la morte di Luana sia avvenuta per un malfunzionamento del macchinario o per negligenza umana. 

L’orditoio nel quale ha perso la vita Luana (fonte: La Repubblica)

Per la morte tragica di Luana è stato anche proclamato uno sciopero nella giornata di venerdì 7 maggio e i funerali invece si svolgeranno lunedì pomeriggio nella piccola chiesa di Spedalino Asnelli, una frazione vicina a Pistoia, dove la giovane viveva con la famiglia. 

Questo tipo di notizie fanno veramente pensare: pensare a quanto sia ingiusto e impossibile morire in questo modo. Una giovane donna, una giovane mamma non può morire così, non in questo modo. Come lei, anche a molti altri è successa la stessa cosa, infatti nel 2020 le morti sul lavoro ammontavano a quota 1270. Un numero impressionante, che porta tanta tristezza quanta rabbia. Come è possibile non potersi sentire sicuri nemmeno sul luogo di lavoro, avendo come pensiero ogni giorno, andando a lavorare, di poter finire tra quelle migliaia di persone che rimangono infortunate? 

Questo spiacevole fatto è avvenuto proprio a qualche giorno di distanza dal 1 maggio, dalla “Festa dei Lavoratori”, nata proprio per ricordare tutte le lotte per i diritti dei lavoratori. Giornata che di fatto non è servita alle questioni importanti, non è servita a ricordare tutte le tragedie come quella di Luana e a capire come fare per evitarle, ma è diventata semplicemente un modo per trarre guadagno e visibilità, tenendo addirittura un concerto e discorsi assolutamente non inerenti con il tema reale che questa giornata simboleggia.

Mandiamo infine una preghiera, un pensiero e un abbraccio a Luana, ai suoi colleghi, alla sua famiglia e al suo piccolo bimbo con la speranza che eventi tragici come questo non accadano mai più.

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