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A inizio marzo 2020, l’Italia si è trovata a fronteggiare una situazione a dir poco inaspettata e ancora in continuo sviluppo: una pandemia. Anche la bella Verona si è dovuta adattare a DPCM e protocolli atti a limitare, il più possibile, il contagio da Covid-19. Le scuole, tra cui il nostro Istituto Alle Stimate, sono state tra le prime realtà coinvolte, attuando e servendosi di nuove modalità didattiche: lockdown con didattica al 100%, ingressi differenziati e didattica al 50%, in base al grado d’istruzione (scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado).

In questa prima intervista, abbiamo ascoltato la testimonianza e le riflessioni della prof.ssa di Lettere Veronica Fasol, che ci ha descritto regole, accorgimenti, difficoltà e speranze di docenti e alunni della scuola media secondaria di primo grado.

Prof.ssa Fasol, come si è organizzata la scuola media con la DAD?

La prof.ssa Veronica Fasol, docente di Lettere

L’anno scorso e quest’anno durante la zona rossa, abbiamo dovuto applicare la DAD in cui ho cercato il più possibile di tenere l’andamento normale, come se fossimo in classe. Per esempio in camera mia ho un armadio che è tutto grafico, quindi facevo finta che fosse una lavagna. Ovviamente era tutto più difficile perché magari non andava la connessione oppure uno studente non mi sentiva, ci si collegava tardi e così via. L’anno scorso, per raccogliere i voti, ho dovuto fare delle prove arrangiandomi, cercando di far ragionare i ragazzi. Quest’anno ho fatto solo interrogazioni orali. Le mie domande sono abbastanza generiche, molto di ragionamento e contestualizzazione, quindi si vedeva se una persona fosse preparata o no. Alla fine, è andata bene, il programma si è mantenuto. Il brutto è stato non poter vedere i ragazzi

Nonostante il rischio contagio, sono ancora servizi come la mensa e i corsi pomeridiani?

Sì, abbiamo continuato. Appena si entra in mensa ci si cambia la mascherina e ci si igienizza le mani, così per essere sicuri di averle pulite. C’è un posto di distanza, ora anche due, tra un ragazzo e l’altro. I professori passano per le immondizie, così da evitare assembramenti. Non c’è più la coda per prendersi il cibo, ma passano i cuochi a darlo. In poche parole si cerca di mantenere il rispetto delle regole

I corsi pomeridiani si sono ridotti drasticamente e, durante la zona rossa, si sono fatti a distanza

Come avete gestito gli alunni più piccoli, quelli di prima media?

Come tutti gli altri si è cercato di far capire l’importanza delle regole. Credo che da parte loro sia stato più difficile: mentre i grandi sapevano già come funzionava e si conoscevano, loro invece no. Per esempio, l’esperienza a San Leonardo, fondamentale per la conoscenza tra compagni, non si è potuta fare e sono dispiaciuta di questo, perché non sanno cosa si siano persi. Stava a noi cercare di mantenere frizzante il clima e trovare attività per farli conoscere e per trascorrere questa prima media in tranquillità. Sono sempre stati invogliati e hanno affrontato bene le nostre iniziative. Abbiamo fatto anche delle esposizioni (non in coppia, ma singoli) e sono riusciti comunque a prendere il bello di “Viaggiare anche se siamo fermi”. 

Com’era la loro attenzione? 

Direi che si è mantenuta, chi più, chi meno. Io li ho trovati carichi. 

Lei ha trovato difficoltà nell’insegnare?

Più che altro far capire, ricevere il feedback da parte dei ragazzi. Ormai sono abituata a spiegare, che sia da casa o che sia in presenza. A scuola, però, riesco a vedere se hanno capito o no, anche con la mascherina. Con la DAD capitava che degli studenti avessero la videocamera spenta, quindi veniva meno questa abilità. 

Ci stiamo avvicinando a giugno. Come si svolgeranno gli esami di terza media?

Non ci sono più gli scritti. Non capisco perché non si possano fare: gli alunni fanno verifiche in presenza tutti i giorni, cosa cambia tra un mese? Gli esami scritti erano solamente delle verifiche più lunghe e più formali. La prova d’esame consiste in un solo orale in cui i ragazzi portano il titolo che hanno scelto tra tutti quelli che abbiamo proposto noi professori, e devono collegare le materie che vogliono sulla base di quello. In autonomia si costruiscono il loro percorso ma hanno dei tutor (che alla fine siamo noi) che hanno il compito di controllare se stiano andando per la giusta strada. Avranno venti minuti per esporre il tutto e alla fine ci saranno delle domande da parte dei docenti. 

Questo periodo cos’ha significato per lei e il suo lavoro?

Amo il mio lavoro. L’anno scorso però ho avuto un problema di salute e quindi, a volte, mi dimenticavo della pandemia. Vedere e sentire i ragazzi era la vita, mi faceva evitare di auto-deprimermi. Ho passato anche il COVID-19, tra novembre e dicembre: è stato un periodo lunghissimo, in cui i tamponi risultavano sempre positivi. Sono stata a casa per un mese e mi mancava moltissimo non poter insegnare, volevo stare con i miei alunni. Sentivo che avevano bisogno di me e viceversa. Se stiamo male noi professori, di conseguenza, anche gli alunni staranno male. Credo che ci diamo forza a vicenda.

Anche se devo fare il mio lavoro in una modalità diversa dal normale, per me va bene. Fa tutto parte di una sfida!

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