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Quali sono stati i danni dell’uragano Sandy?

E’ stato il più grande uragano atlantico della storia: i suoi venti di tempesta si estendevano in un raggio di ben 1.800 chilometri, come dalla Danimarca alla Calabria. Nell’agosto del 2012 l’uragano Sandy si è spostato dai Caraibi alla costa orientale degli Stati Uniti, colpendo sette Paesi in dodici giorni. Solo negli USA, Sandy ha causato danni per 62,7 miliardi di dollari. Di recente si è scoperto che una parte di questi, 8,1 miliardi, pari al 13%, poteva essere evitata.

Questo non lo dice un sito complottista, ma una fondata ricerca dello Stevens Institute of Technology pubblicata su Nature Communications: gli scienziati l’hanno accertato dopo aver simulato al computer l’effetto di vari livelli del mare sulle inondazioni causate da Sandy. È il primo studio che quantifica i danni economici dovuti agli effetti umani legati alla tempesta. La soluzione appare chiara: per fermare il cambiamento climatico occorre ridurre l’effetto serra causato dalle emissioni di Co2, legate alla combustione di fonti fossili.

Una corsa contro il tempo

Vogliamo vedere ancora spiagge straordinarie? Combattiamo anche noi nel nostro piccolo!

Nel 2015, 195 Nazioni si sono impegnate, con l’accordo di Parigi, a contenere il riscaldamento del Pianeta entro 2°C, meglio ancora 1,5°: sarà possibile? La frenata economica causata dalla pandemia ha prodotto il più grande calo di emissioni di anidride carbonica della storia, fra il 4% e il 7%. Ma è durato poco: già soltanto a fine 2020 erano tornate ai livelli pre-Covid. E la pandemia rischia di oscurare la lotta al cambiamento climatico (non che la morte di persone sia meno importante).

1. Aumento anidride carbonica

Dallo scorso aprile, l’atmosfera terrestre ha raggiunto una quantità di anidride carbonica pari a 420 parti per milione. È il valore più alto mai registrato negli ultimi 800mila anni. Lo sappiamo grazie allo studio delle carote di ghiaccio prelevate in Antartide, dove è rimasta intrappolata l’aria fossile della preistoria. Tutta questa CO2 ha effetti rilevanti sul clima: la Terra non riesce ad assorbirla e così resta in atmosfera per decenni, così viene rimesso circa il 70% del calore solare irradiato dal Pianeta, innescando la salita delle temperature. Di conseguenza, un’atmosfera più calda contiene più vapore acqueo, che amplifica l’effetto serra.

2. Quanto sono salite le temperature?

Dal 1880 le temperature medie globali sono aumentate di 1,2°C. La maggior parte del riscaldamento si è verificata negli ultimi 40 anni, i più caldi negli ultimi otto secoli a causa dell’aumento di produzione di energia a scopi industriali: 19 dei 20 anni più caldi si sono verificati dal 2001; il 2016 e il 2020 sono stati i più caldi mai registrati. Le aree terrestri si sono scaldate il doppio rispetto alla superficie del mare. Il Circolo Polare Artico e la Siberia hanno registrato i più alti picchi di riscaldamento con l’aumento di 6°C, contribuendo a innescare forti incendi, che hanno a loro volta aumentato la quantità di anidride carbonica in atmosfera. Inoltre, il rapido riscaldamento dell’artico ha modificato la circolazione atmosferica, aumentando l’evaporazione dell’acqua.

3. Fusione delle calotte di ghiaccio

Il ghiaccio che ricopre la Groenlandia e l’Antartide immagazzina oltre il 99% del ghiaccio d’acqua dolce terrestre sulla Terra. Ma dagli anni ’90 a oggi se ne sono perdute 6,4 trilioni di tonnellate, con due conseguenze: il livello del mare è salito, e la superficie bianca di queste aree è diminuita.

4. Riduzione ghiacciai terrestri

I ghiacciai del mondo hanno perso 9.625 giga-tonnellate di ghiaccio dal 1961. La loro acqua di disgelo ha contribuito all’innalzamento del livello del mare e ha ridotto la quantità dolce disponibile sulla terraferma per irrigare i campi. I ghiacciai che si sono ridotti sono quelli di Alaska, Groenlandia, Ande del Sud, Canada e Russia artici.

5. Scioglimento ghiaccio marino

L’area del ghiaccio marino è scesa da 8 milioni di chilometri quadrati, nel mese di settembre alla fine degli anni Settanta, a 4 milioni. L’estensione più bassa l’ha raggiunta nel 2012. L’Artico si scongela più in fretta dell’Antartide perché è un mare chiuso, circondato da masse continentali montuose: dall’inizio delle registrazioni satellitari il ghiaccio è diminuito del 40% circa. Questo declino potrebbe essere senza precedenti.

6. Calo manto nevoso

Il manto nevoso è molto sensibile all’aumento della temperatura. I dati satellitari mostrano che con l’aumento delle temperature globali, l’estensione della neve è diminuita a un tasso di 550 chilometri quadrati ogni decennio: un’area poco più grande della Spagna. Sulla base delle tendenze attuali, i modelli climatici hanno previsto che la massa nevosa diminuirà fino al 40% nell’America settentrionale e centrale, nell’Europa occidentale e nella Russia nord occidentale, rispetto al periodo 1986-2005.

7. Quanto si è scaldato l’oceano?

L’oceano ha assorbito il 90% del calore intrappolato dei gas serra. Fra il 1997 e il 2015 ha inglobato tanto calore quanto nei 130 anni precedenti. Sono soprattutto i primi 100 metri di profondità degli oceani a risentirne: dal 1969 si sono scaldati di 0,33°C. Può sembrare poco, ma bisogna ricordare che gli oceani occupano il 71% della superficie terrestre, quindi hanno accumulato un’ingente quantità di energia. Gli oceani scaldandosi aumentano di volume contribuendo a innalzare il livello del mare. E causano lo sbiancamento dei coralli, un fenomeno distruttivo che può condurre alla morte delle alghe che forniscono nutrimento ai polipi del corallo, e di conseguenza, all’intero habitat dove vivono le oltre nove milioni di specie marine diversi.

8. Innalzamento livello del mare

COSTA DI GIACARTA

A livello globale il mare è aumentato di circa 21 centimetri rispetto al 1880. Dal 2006 il tasso di crescita è raddoppiato, arrivando a 3,6 mm all’anno. Il 30% circa dipende da espansione termica, il resto della fusione dei ghiacciai di montagna e dalle perdite delle calotte glaciali. Se le emissioni di anidride carbonica dovessero seguire i ritmi attuali, entro il 2100 i mari si potrebbero alzare di 60/120 cm. Nelle città costiere questo fenomeno è peggiorato dall’intervento dell’uomo: il terreno si abbassa nelle città che sorgono sul delta dei fiumi dove vengono estratte acque sotterranee, petrolio, gas e sabbia. Il fenomeno appare preoccupante soprattutto in Asia, dove sorgono molte megalopoli costiere. Tanto che la capitale dell’Indonesia, Giacarta sulle coste dell’isola di Giava, sarà trasferita nel Borneo: la città sta affondando di 25 centimetri l’anno per l’estrazione di acque sotterranee.

9. Di quanto si è acidificato il mare?

Dal 1750, il PH (ovvero il livello di acidità) della superficie dell’oceano è diminuito di 0,1 punti, passando da 8,2 a meno di 8,1: questo calo corrisponde a un aumento dell’acidità oceanica di circa il 30%. La colpa, ancora una volta, è delle elevate emissioni di Co2: si è disciolta negli oceani attraverso uno scambio chimico diretto, modificandone l’acidità. Gli oceani più acidi rendono più fragili i gusci calcarei delle conchiglie, dei granchi e dei coralli.

Gli eventi meteo estremi sono causati dall’uomo?

Gli scienziati hanno studiato 405 eventi meteo estremi negli ultimi 20 anni, dalle ondate di caldo in Svezia, alle inondazioni in Bangladesh. Il sito scientifico Carbon Brief ha concluso che il 70% degli eventi esaminati è risultato più probabile o più grave per via dei cambiamenti climatici causati dall’uomo; tali eventi meteo estremi sono preoccupanti perché minacciano la nostra sopravvivenza. Si stima che 506 delle 735 vittime a Parigi causate durante l’ondata di caldo europea del 2003 fossero provocate dall’eccessiva presenza di clima caldo. I cambiamenti delle precipitazioni e dell’aridità minacciano la coltura di alimenti nell’Asia Meridionale e Sud -Orientale, e nella regione del Sahel in Africa

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