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Si è tenuto nella giornata di venerdì 10 dicembre, in tutta Italia, lo sciopero organizzato dai sindacati dei docenti delle scuole. L’epicentro è stata la capitale Roma, dove i manifestanti, partiti alle 10.30 da Porta San Paolo, si sono diretti verso il ministero dell’Istruzione. Alla base della protesta c’è la grande insoddisfazione per le poche risorse indirizzate al settore scolastico delle associazioni dei dipendenti  della scuola.

Al centro del malcontento si è posta la scarsa attenzione da parte del governo riguardo la distribuzione delle risorse  economiche destinate alle scuole.

«La Scuola è allo sbando sull’organico, sugli stipendi, sulle assunzioni, sulla mobilità, sulle circolari, sui protocolli e infine per la legge bilancio che andrebbe modificata. Sappiamo che è tardi ma speriamo lo stesso». Questo è il commento rilasciato da Elvira Serafini, segretario nazione dello Snals (Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola). Secondo i dati più, oltre 15.000 studenti, tra ragazzi e bimbi, sono rimasti a casa a causa dei disagi determinati dallo sciopero. Non solo insegnanti, ma anche allievi si sono riuniti in piazza per la manifestazione: tra questi gli studenti della scuola del Lanfranconi di Voltri, in particolare, hanno partecipato alla protesta in quanto nel loro istituto, mancando i fondi, la caldaia è guasta e nelle aule si gela.
Dopo l’azione tesa a tutelare i diritti sono tornati tutti a casa.

Lo sciopero indetto anche in Veneto

 «Alla base della protesta c’è la grande delusione per le decisioni prese dal Governo italiano per il mancato rilancio della scuola, a partire dallo schema della Legge di Bilancio 2022 e dalla Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanze 2021, che disattendono totalmente il “Patto per la Scuola al centro del Paese”, sottoscritto lo scorso maggio dal ministro dell’istruzione e dalle Confederazioni sindacali, relativo alla necessità di adottare interventi urgenti, strutturali e organici per rilanciare il sistema nazionale di istruzione». Così scrive in una nota, pubblicata sul sito Veronadaily.it, il sindacato Anief Veneto che ha indetto lo sciopero anche nella nostra regione.

«33 miliardi di Legge di Bilancio, ma solo lo 0,6% viene destinato per riconoscere la professionalità docente. Professionalità ridotta alla “dedizione al lavoro”. Un fondo per pochi! Una logica premiale che fa a pugni con l’effettiva necessità di rendere merito al lavoro della classe insegnante».

«87 euro, invece, è la previsione di aumento del nuovo contratto. Decisamente troppi pochi. 350 euro, poi, è la differenza attuale tra la pubblica amministrazione e il personale scolastico. Sull’organico Covid, invece, è stato fatto ben poco: 300 milioni sono stati trovati per gli insegnanti, ma zero risorse, invece, per il personale Ata» conclude la nota.

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