L’indifferenza degli Stati al confine tra Polonia e Bielorussia

Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad un peggioramento della situazione migranti al confine tra Polonia e Bielorussia, con il paese guidato da Lukašėnka che permette di attraversare i confini ai migranti per farli entrare in Europa, non preoccupandosi di quel che accadrà loro passato il confine.

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Centinaia di migliaia di migranti sono convinti ad attraversare il confine entrando in Europa. Cercano una vita migliore, ma vengono maltrattati, abbandonati al confine in una terra di nessuno, spesso teatro di violenze che li portano alla morte.

A chi si deve imputare questa situazione di crisi? Si potrebbe pensare che l’unica causa di questa grave crisi sia la politica bielorussa, con Minsk che convince i migranti a passare il confine in cerca di asilo e protezione.

La Polonia però non accetta l’arrivo dei migranti, ritenendo che esso venga usato da Minsk come arma per costringere l’UE a rimuovere le sanzioni applicate alla Bielorussia.

In questa cartina sono rappresentate le citta di Kuznica e Bruzgi, dove si trova il confine tra Polonia e Bielorussia.

Così facendo anche la Polonia adotta un comportamento inaccettabile, con i migranti che sperano di poter cominciare una nuova vita lasciandosi il passato alle spalle; spesso le forze di polizia li respingono.

In questo braccio di ferro che, almeno per ora, non ammette vie d’uscita, i migranti sono quelli che subiscono le conseguenze più gravi. L’intervento delle forze di polizia a bloccare il flusso migratorio viola il diritto, fondamentale per l’essere umano, di non respingimento sottoscritto dal diritto internazionale.

Una crisi programmata dalla Bielorussia?

Proprio a causa delle sanzioni imposte al paese di Lukašėnka, le autorità di Minsk hanno intenzionalmente deciso di provocare la crisi.

I provvedimenti europei hanno infatti colpito duramente l’economia bielorussa, con il divieto di sorvolo dello spazio aereo dell’UE da parte dei vettori bielorussi.

Secondo il governo polacco la reazione bielorussa è immediata: aumentare voli sul suolo nazionale, per convincere i paesi confinanti che sia facile giungere in Europa.

Invece, una volta giunti lì, i migranti vengono abbandonati completamente a sé stessi, senza possibilità né di proseguire né di retrocedere.
Per evitare che questa strumentalizzazione dei migranti si protragga a lungo, Bruxelles sta valutando di sanzionare i paesi che collaborano alla tratta dei migranti.

In questa situazione si intravedono segni di speranza: l’iniziativa dei cittadini polacchi, ad esempio, che preoccupandosi dei migranti li accolgono evitando loro una morte (purtroppo) quasi certa.

L’iniziativa della cosiddetta “lanterna verde” da parte dei cittadini polacchi

Ora come non mai l’intervento da parte delle istituzioni, spesso troppo legate ai propri interessi e non a quelli dei cittadini, è di vitale importanza per uscire dallo stallo che si protrae da diversi mesi.

Come sempre, le istituzioni sono dominate dai loro soliti vizi: spesso si tende a focalizzare la propria attenzione solo in alcune zone del pianeta; in particolare per quanto riguarda i flussi migratori quando si tratta del Mediterraneo, solitamente prestiamo un’attenzione quasi totalizzante.

Nella maggior parte dei casi si hanno notizie solamente della situazione migranti in Africa. Non si può dire lo stesso per le situazioni dei migranti che dalle frontiere dei paesi confinanti con l’Europa dell’est giungono nel nostro continente.

L’ideologia delle autorità polacche

Secondo le dichiarazioni rilasciate dal governo polacco, favorire l’ingresso di questi migranti equivale ad accettare di cedere al ricatto messo in atto dalle autorità bielorusse.

Da queste parole emerge l’idea che ciascuno di noi possa servire come strumento di guerra nelle mani di qualcuno (come sta accadendo con i migranti strumentalizzati da Lukašėnka per scopi personali), non persone che godono di diritti fondamentali.

Agendo così si accetta che muoiano persone indifese come una donna incinta e il suo bambino, oppure un bambino siriano di un anno, morto di freddo tra le foreste intorno alla frontiera.

Secondo le tesi del governo polacco, la scelta di migrare diventando così un’arma umana è libera. Un’idea inaccettabile che oscura il vero motivo della chiusura della frontiera: la difesa dei confini europei.

Attualmente l’imposizione dello stato di emergenza nei paesi di confine coinvolti ha temporaneamente sospeso i diritti previsti dal diritto internazionale comunitario.

Ognuno, passato il confine, ha la possibilità di richiedere protezione, norma che in questa situazione viene completamente trascurata.

In questo modo i paesi di confine si sentono quasi “legittimati” ad adottare provvedimenti diversi che non seguono l’ordinamento adottato a livello comunitario. Il rischio che può comportare questo cambio di comportamenti da parte degli Stati sta nel fatto che queste pratiche diventino così diffuse da essere legittimate in futuro.

Rimane comunque da ricordare che il principio di accoglienza è valido sempre, anche nei momenti di emergenza come questo, motivo per cui bisogna sempre agire in questo modo nel rispetto delle leggi comunitarie e dei diritti dell’essere umano.

Il dibattito riguardo ai flussi migratori

In questi ultimi mesi si sta animando il dibattito all’interno dell’UE, dove si delineano posizioni differenti, spesso opposte: i populisti, la cui posizione è diffusa nell’Europa dell’est, affermano la necessità di difendere i confini da agenti esterni, mentre i riformisti sostengono la necessità di aprire ai migranti e integrarli nella nostra società.

Un fatto indicativo della politica adottata da Varsavia è avvenuto a novembre al confine tra la cittadina bielorussa di Brozgi e quella polacca di Kuznica.

In quest’occasione 4 mila persone si sono avvicinate alla frontiera. ll premier polacco Morawiecki ha reagito schierando 12 mila uomini dell’esercito, per difendere i confini polacchi ed europei.

In questo video alcuni migranti al confine raccontano la loro situazione

I filmati del Ministero dell’Interno polacco mostrano chiaramente l’impossibilità dei migranti di muoversi in alcuna direzione: sia che proseguano sia che tornino sui propri passi le guardie di frontiera sono pronte a respingerli.

Una situazione senza via d’uscita e quanto mai tragica. I migranti sono ormai bloccati in una sorta di “limbo”, senza pasti caldi, vestiti adatti, circondati da uomini armati.

In questi mesi il governo polacco, ignorando le proposte di Bruxelles, ha indetto lo stato di emergenza togliendo alle Ong la possibilità di organizzare interventi umanitari.

Secondo Bruxelles la Polonia avrebbe respinto i migranti che erano riusciti ad attraversare il confine, violando il diritto di prima accoglienza.

Varsavia, senza il consenso dell’UE ha posto lungo la frontiera una recinzione di filo spinato e, con la Bielorussia che si rifiuta di farli rientrare, i migranti si ritrovano bloccati nelle foreste dove la notte le temperature calano sotto lo zero.

Possibile divisione all’interno dell’Unione Europea?

La situazione si dimostra quindi essere rischiosa, in quanto la vicenda sta coinvolgendo un paese membro dell’Alleanza Atlantica. Questa situazione è lo specchio dei contrasti forti tra la Bielorussia di Lukašėnka e la Russia di Putin e l’Unione Europea. In questa situazione l’Europa, come ha ribadito Ursula Von der Leyen, deve confermare i valori su cui si fonda, agendo nell’ordine di questi.

Von der Leyen: per essere forte, Europa sia unita e solidale - Vatican News
Ursula Von der Leyen

Il silenzio pesante dei paesi mediterranei che hanno sempre lamentato una certa mancanza di solidarietà da parte dell’UE potrebbe creare una netta divisione nell’Unione.

La stessa UE alle prime avvisaglie di crisi in est Europa ha subito ribadito il proprio sostegno, non sempre mostrato per Spagna, Italia e Grecia, che spesso non hanno potuto ridistribuire i migranti negli altri paesi del vecchio continente.

Negli ultimi anni le guerre hanno portato ad un aumento consistente delle ondate migratorie che inevitabilmente i populisti hanno usato a scopi personali.

Il ruolo principale dell’Unione Europea è quello di limitare questi comportamenti antidemocratici confermando i valori fondanti del rispetto dei diritti umani, della libertà e dell’uguaglianza, valutando i migranti non come armi politiche ma come esseri umani che godono di diritti fondamentali.

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