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I grandi classici della letteratura hanno tutt’oggi molto da comunicare, consentendo, a noi posteri, svariati spunti di riflessione sugli argomenti presi in esame. Ludovico Ariosto è uno tra questi. Un’intellettuale di epoca rinascimentale, che in qualche misura si fa portavoce: della raffinatezza del periodare e di quell’innata maestria nell’intrecciare, in un ciclo narrativo, molteplici vicende e personaggi. Ariosto si prefigura come un poeta che ha saputo scavalcare il muro del tempo, grazie alla capacità di trattare tematiche immortali.

Introduzione alla figura di Ludovico Ariosto

Ariosto nacque a Reggio Emilia nel 1474 e visse gran parte della sua vita a Ferrara al servizio dei signori d’Este. La sua condizione di intellettuale gli impose gravosi incarichi politici e diplomatici, impedendogli di perseguire con la sua vocazione letteraria. Nutriva una forte aspirazione per una vita tranquilla nell’otium e la malcelata insofferenza nei confronti dell’ambiente di corte. Inoltre, strinse legami di amicizia con Pietro Bembo di cui ne subì l’influenza linguistica. Ariosto ancora oggi è noto per via del suo capolavoro “l’Orlando Furioso”. Tale opera rappresenta il prosieguo dell’incompiuto componimento di Matteo Maria Boiardo “l’Orlando innamorato”.

Due modi per leggere Ariosto

Ludovico Ariosto

Si può leggere “l’Orlando Furioso” immergendosi nel suo mondo di avventure e prodigi fantastici, seguendo solo i tanti fili della trama e dimenticando la realtà, ma lo si può leggere anche cercando, dietro quelle trame, linee di un discorso che parla della realtà in cui siamo inseriti. Ariosto riesce ad essere estremamente attuale, poiché tocca temi che riguardano l’universale umano, oltre ad essere uno scrittore che si colloca nel Rinascimento, periodo con il quale svariati critici  designano “l’inizio dell’epoca moderna” di cui siamo figli.

In primo luogo la molteplicità del mondo, che ci offre infiniti aspetti diversi, non riducibili ad una rigida schematica unità, risultano affascinanti ai nostri occhi proprio per il loro essere mutevoli e politematici. In secondo luogo il divenire di questi aspetti, che continuamente si trasformano, ci mettono in crisi a causa del nostro bisogno di stabilità e di certezze, ma che per altri versi possono darci un senso euforico di libertà da costrizioni e da meccanismi ripetitivi che caratterizzano la nostra vita.

L’arbitrio di Fortuna

L’arbitrio del caso domina le nostre vite?

L’idea che la nostra vita sia sottoposta all’arbitrio, che un accidente fortuito ci si possa presentare dinanzi, che una certa scelta un certo evento possa cambiare tutto il corso della nostra esistenza, ci spaventa. Ma se Boccaccio, e dopo di lui Machiavelli, ci prospettano la necessità di farci trovare preparati di fronte agli eventi, di contrastare il caso con l’industria con la virtù, di disporre ripari alla sua azione che possono neutralizzare o almeno contenere i suoi effetti, la posizione di Ariosto su questo punto è più pessimistica: la visione del caso non ci infonde fiducia nella possibilità di fronteggiare in regolarne l’arbitrio.

Per l’Ariosto la Fortuna sarà un fiume ancora più impetuoso di quello proposto da Machiavelli. Un fiume che non si può arginare nemmeno prendendosi per tempo grazie alla prudentia.

Il desiderio ancora attuale

Astolfo dulla Luna

Un altro tema ariostesco, che affronta aspetti universalmente umani e quindi tocca anche noi, è quello del desiderio: l’idea che la vita sia una ricerca inesausta, che ci spinge a inseguire certi obiettivi, come la conquista di una persona amata, di un oggetto materiale, di un risultato nello studio nel lavoro, obiettivi che ci baleno dinanzi che magari ci sfuggono continuamente, lasciandoci delusi, oppure che una volta raggiunti si rivelano incapaci di appagarci.

In tutti questi casi, il rischio è quello di perdere il nostro equilibrio interiore o come dice Ariosto, il “senno” che Astolfo (nell’apologo sulla Luna) lo andrà a recuperare, in quel mondo parallelo, specchio della realtà mondana e ancora una volta fittizio. Quella in cui si muove l’Ariosto è una realtà multiforme, meravigliosa tanto da sembrare un sogno.

L’ironia dell’Ariosto per il mondo politico

Ariosto è figlio della civiltà umanistica e nel suo capolavoro ritroviamo il culto della poesia e il grande rispetto per i valori da essa espressa; ma troviamo anche la sottile polemica contro chi quei valori non li sa apprezzare.Nel proemio (=introduzione) dell’Orlando Furioso, dove l’ironia ariostesca è rivolta al cardinale Ippolito che lo trova, troppo immerso nei suoi pensieri da politico e di certo non può far posto ai versi del poeta. Questa polemica ci richiama l’indifferenza anche di certi politici odierni per la cultura e che rivelano dall’uso della loro lingua difficoltà, tanto da commettere clamorose gaffes anche in pubblico. Più in generale, ci fa riflettere ancora una volta sulla marginalizzazione della letteratura e della cultura umanistica nella realtà attuale e sulla sua perdita di prestigio sociale.

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