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Un clima di ostilità e accesa rivalità accompagnato da occupazioni, tentativi di mediazione da parte di NATO e Stati Uniti. Tentativi che finora hanno portato pochi risultati, visto il quasi totale silenzio di Mosca.

Questa è la situazione del conflitto tra Russia e Ucraina che dura dal 2014 ed è attualmente in corso. Negli ultimi mesi si sono presentati diversi scenari per il conflitto, con le autorità russe che potrebbero intervenire con l’esercito.

Per comprendere le cause di questo conflitto bisogna ricordare i legami rimasti tra Mosca e Kiev dopo la disgregazione dell’URSS.

Come è nato il conflitto?

Sebbene l’indipendenza dell’Ucraina fosse ormai definitiva la Russia l’ha sempre classificata come facente parte della sua sfera d’influenza, come effettivamente era nella preesistente URSS. 

Il timore più grande del governo russo era quello che l’Ucraina divenisse membro della NATO, che avrebbe comportato un avvicinamento dell’Ucraina agli USA.

I rapporti dopo il 1991 sono quindi proseguiti abbastanza tranquillamente, seppur con qualche divergenza; un esempio riguarda il dibattito nato tra russi e ucraini per quanto riguarda la gestione del nucleare, con la Russia che voleva proseguire a sfruttarlo mentre l’Ucraina aveva deciso di abbandonarlo completamente in virtù dell’accordo di Budapest del 1994, a patto che la Russia assicurasse di non usare la propria potenza militare per togliere all’Ucraina l’indipendenza

Un altro elemento di discussione, che è stato il principale motivo del conflitto negli anni 2000 è il possesso della penisola di Crimea. Attualmente la Crimea appartiene alla Russia ma prima no e Mosca voleva rivendicarla per sé con lo scopo di utilizzarla come base della marina

Crimea contesa

L’Ucraina trovò il compromesso di concedere il porto di Sebastopoli ai Russi dietro pagamento di un affitto.

Il porto di Sebastopoli

Un altro fatto che ha aumentato la distanza tra Ucraina e Russia è avvenuto nel 2001 quando l’Ucraina assieme a Georgia, Azerbaijan e Moldova, ha dato vita all’Organizzazione per la democrazia e lo sviluppo economico, atto visto dalla Russia come affronto diretto alla propria autorità. 

Autorità che è venuta meno anche con le elezioni del 2004 in cui vinse il candidato ucraino Viktor Juščenko con la sconfitta del candidato filorusso Viktor Janukovyč . 

L’Ucraina negli anni post 2000 ha aumentato la propria collaborazione con la NATO, partecipando ad alcune missioni di pace in Afghanistan e Kosovo

Nel 2010 le nuove elezioni videro il trionfo del candidato proposto dalla Russia, Viktor Janukovyč, che per prima cosa rinnovò il contratto d’affitto della base di Sebastopoli, non rinnovato dal precedente governo.

Viktor Janukovyč nel corso del suo mandato, terminato nel 2014, ha sempre favorito la Russia nel governo del paese ucraino, al punto di rifiutarsi di firmare un accordo con l’UE nel 2013. 

Nel settembre dello stesso anno, la Russia affermò che in caso di firma di accordi con l’UE avrebbe scatenato una crisi finanziaria che avrebbe messo in ginocchio l’economia ucraina.

Le proteste contro il governo filorusso

il 22 febbraio 2014, diverse proteste esplosero contro il governo di Viktor Janukovyč.

L’ex presidente russo Viktor Janukovyč

Coloro che portavano avanti la protesta avevano ormai preso il controllo dei contatti col parlamento, per cui il presidente Janukovyč decise di lasciare Kiev alla volta di Charkiv, nell’Ucraina orientale, regione dove egli vantava un maggior supporto.

Dopo le proteste, il parlamento ucraino votò per la restaurazione della costituzione ucraina del 2004 e propose l’impeachment per il presidente filo russo, accusandolo di non aver adempiuto ai propri doveri.

La richiesta passò con i tre quarti dei voti a favore come richiesto dalla Costituzione. Il presidente rifiutò di dimettersi ritenendo che le elezioni fossero falsate a causa di brogli elettorali. I politici dell’Ucraina Orientale, più vicina alla Russia, confermarono il loro appoggio a Janukovyč.

Nell’agosto del 2016, i servizi segreti ucraini resero pubbliche le trascrizioni di alcune intercettazioni telefoniche risalenti al 2014. In queste alcuni esponenti del governo russo si interrogavano sulla possibilità di finanziare gli attivisti pro-russi nell’Ucraina orientale, occupando strutture amministrative dando vita ad un conflitto armato.

Alcuni si difesero dalle accuse sostenendo che gli ucraini avevano mal interpretato le conversazioni in quanto estrapolate dal contesto originario.

Il 4 marzo 2014 si svelò una presunta lettera di Janukovyč, che chiedeva a Putin di organizzare interventi armati per restaurare la pace in Ucraina

L’occupazione della Crimea

Alcuni giorni dopo la partenza di Janukovyč da Kiev sul finire di febbraio del 2014, alcuni uomini armati si opposero al movimento di protesta e presero il controllo della penisola della Crimea.

Soldati in Crimea

Dopo l’occupazione del parlamento della Crimea da parte di queste truppe (probabilmente forze speciali russe), il governo chiese un referendum per la secessione dall’Ucraina.

In seguito al referendum la Crimea si unì alla Russia, che riuscì così a sfruttarla come base navale.

L’Ucraina rifiutò l’esito del referendum. Dall’annessione della Crimea, il governo russo incrementò la propria presenza militare nella regione, in particolare dopo che il presidente russo Vladimir Putin inviò un contingente stabile

Nei due anni successivi ci fu una situazione di stabilità, che terminò con gli scontri armati in Crimea dell’agosto 2016, mese in cui la Russia aveva portato più militari lungo il confine della penisola.

Nel corso della storia si è vista la continua difficoltà nel capire quando si arrivi a un punto di svolta durante i conflitti geopolitici: questo sta accadendo anche nello scontro tra Russia e Ucraina, con gli USA e l’Unione Europea che stanno facendo fatica a trovare una politica comune, pur condividendo gli intenti.

Un elemento che non aiuta è il silenzio da parte della Russia, che rende difficile agli alleati ucraini occidentali capire le intenzioni del governo russo.

In Europa ci si aspetta a breve un intervento armato in Ucraina, vista l’aggiunta di altri battaglioni al confine russo-ucraino. La Russia ha raddoppiato il numero delle forze presenti, rendendo plausibile l’ipotesi di un intervento.

Le intenzioni degli Stati Uniti

In questa situazione gli USA intendono rispondere ai russi con azioni militari, a differenza della maggioranza degli stati europei che non si aspettano un intervento diretto di Putin.

I paesi dell’est Europa si aspettano che l’intervento americano non si faccia aspettare in caso di attacco russo in Ucraina. Gli Stati dell’Europa occidentale invece si riservano di mantenere una linea meno dura in attesa di nuovi sviluppi per poi agire di conseguenza.

In caso di azioni militari la reazione sarebbe immediata: l’estromissione della Federazione russa dai mercati finanziari interrompendo gli affari con le banche russe.

Resta da capire se per il governo statunitense sia effettivamente possibile applicare queste sanzioni che avrebbero pesanti conseguenze sull’economia russa; per prima cosa è necessario sottolineare che le misure in questione devono essere severe per dimostrare la prontezza nella difesa dei propri alleati europei.

In secondo luogo è possibile che in una situazione così rilevante come questa le sole sanzioni economiche potrebbero non bastare e si dovrebbe quindi ricorrere a misure più forti per combattere l’escalation militare del Cremlino.

La collaborazione tra USA e UE

La mancata intesa tra Stati Uniti ed Europa (pur con la volontà di agire in maniera comune) ha spinto alcuni a pensare che l’Unione sia sottoposta agli Stati Uniti.

Ovviamente gli Stati Uniti si stanno adoperando per contrastare questa visione.

La coordinazione fra Stati Uniti ed Europa è al centro dell’agenda americana, soprattutto per quanto riguarda le possibili sanzioni. 

Il fronte comune serve a impedire alla Russia di creare divisioni tra gli alleati. Gli USA cercano di instaurare un legame forte con l’Unione, che potrà essere utile anche in altre questioni politiche.

Il dibattito a Bruxelles

A conferma dell’indecisione da parte dell’Unione per quanto riguarda l’intervento armato sono arrivate le parole di Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri.

Josep Borrell

Egli ha infatti dichiarato che, a fronte di una possibile invasione non ci sarebbe il consenso per attuare misure che vadano oltre alle semplici sanzioni. 

Queste dichiarazioni sono coerenti con la politica adottata finora, che ha mostrato unità tra gli stati europei, che non sono riusciti ad adottare strategie definite.

Le posizioni di alcuni stati membri differiscono dalla linea comune, come nel caso della Germania, che è più propensa a politiche forti. 

A tutto questo si sommano le posizioni dei singoli Stati membri, molti dei quali sono poco propensi a prendere posizioni forti.

Con una possibile invasione sullo sfondo l’Occidente reagirà in maniera unita. La strategia di reazione rimane ancora un grande punto interrogativo, nell’attesa di possibili sviluppi.

Può succedere che l’intervento armato russo convinca l’Unione a superare l’indecisione agendo con fermezza per porre fine alla pressione da parte di Mosca.

Spesso il rischio dello scoppio di un conflitto aumenta esponenzialmente in una situazione di incertezza. Se da entrambi i lati si prendono decisioni vaghe c’è la possibilità che una delle due rischi troppo portando ad un’accelerazione inaspettata. 

Attualmente si fa sempre più strada l’ipotesi di conseguenze sul destino non solo dell’Ucraina ma anche su quello dell’Unione stessa.

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