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Anche quest’anno, a causa del Covid, più precisamente a causa del diffondersi della variante Omicron,il mondo del calcio dilettantistico è stato costretto a fermarsi. Diverse sono le ripercussioni che questa pausa sta avendo sui più giovani e sul mondo dello sport. A parlarci di questo scenario difficile e complicato per il calcio, a pochi giorni dalla ripresa che sarà domenica 13 febbraio, è Gabriele Gelmetti, allenatore del Caselle, formazione di prima categoria.

Mister, dopo le interruzioni dello scorso anno, a dicembre è arrivato un nuovo stop a causa di Omicorn e dell’aumento dei contagi. Dal suo punto di vista questa pausa era prevedibile e necessaria?

Mister Gelmetti
Mister Gelmetti

Sicuramente vedendo l’aumento dei contagi e gli esiti della pandemia negli anni precedenti direi proprio di sì, era prevedibile che con l’innalzamento dell’indice ne andasse di mezzo il mondo del calcio, dunque il campionato. I gironi erano strutturati in modo tale da poter convenire questa sosta, non ci si aspettava fosse così lunga. Noi tutti siamo favorevoli a finire il campionato, per ritrovare la normalità.

Come valuta l’impatto della pandemia sul calcio dilettantistico?

Questa è una domanda che sicuramente andrebbe approfondita, perché la pandemia purtroppo ha colpito molti aspetti, a livello di prima squadra, ma soprattutto nel settore giovanile.Tra i più piccoli si sono riscontrate numerose difficoltà a causa delle regole non chiare e del loro arrivo tardivo, e oggi le squadre con età a cavallo dei 12 anni si trovano con numeri veramente bassi a causa di ragazzi non vaccinati. Quindi uno dei motori della socializzazione “di paese” si è trovato enormemente indebolito, l’impatto della pandemia è stato veramente notevole ed ha agito negativamente in questo settore portando anche molti giovani ad abbandonare lo sport. Inoltre anche le stesse società si sono impoverite, un esempio che tutti conosciamo è sicuramente l’aumento dei costi dell’energia elettrica, il quale ovviamente è a carico delle società che non hanno avuto modo di potersi strutturare e di reagire alla pandemia.

Cosa ne pensa della differenziazione della gestione della pandemia tra le squadre dei professionisti e di quelle dei dilettanti come la vostra? 

A parer mio lo sport è da sempre lo specchio della società, la differenziazione tra dilettanti e professionisti rappresenta come la nostra nazione viaggi a due diverse velocità, ovvero, quella degli interessi economici e quella della socialità. Sono molto deluso della mancanza di rispetto avuta dai professionisti nel 2020, mentre molte persone stavano male o avevano perso il lavoro, queste squadre si abbracciavano in campo vivendo le partite come se la pandemia per loro non fosse mai esistita. Noi dilettanti siamo penalizzati anche nelle regole di ripresa, dato che i nostri protocolli prevedono tempi molti più lunghi per quello che è il rientro; anche se non mi è molto chiaro come possano atleti della stessa età e fisicità avere trattamenti differenti.

Polisportiva Caselle 2021-2022
Polisportiva Caselle 2021-2022

Trova difficoltà nella gestione del gruppo, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano e sociale?

Dal punto di vista tecnico la ripresa è stata più faticosa nel 2020, in quanto alcuni non hanno più continuato gli allenamenti individuali e hanno preso questo stop come una vera e propria pausa; quest’anno sono arrivati ragazzi, probabilmente volenterosi di ritornare alla normalità anche nello sport, molto più pronti. Dal punto di vista di socializzazione c’è sicuramente un abbassamento della tensione agonistica e fare gruppo è molto difficile, poiché rimangono il rischio e la paura di potersi contagiare, ci sono spese aggiuntive e visite sportive che richiedono lunghi tempi d’attesa; spero solo che tra pochi giorni con la riapertura qualcosa migliori.

Per quanto riguarda il futuro dello sport? Secondo lei si tornerà alla normalità?

Io in prima persona lo spero, ma credo sia un pensiero comune; anche per il benessere dei giovani nel trovare punti di aggregazione. Ci sarà molto lavoro da fare,perché questa cosa ha cambiato le priorità di tutti sotto molti aspetti, e sarà necessario stare molto vicini alle società perché hanno bisogno di sostegno dalla federazione di riferimento, non solo economicamente, ma con regolamenti chiari, che possano dare alle società gli strumenti necessari per poter portare avanti quello che oltre allo sport è una vera e propria passione.

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Mi chiamo Aurora, ho 15 anni e frequento la quinta ginnasio.Le materie che studio in questo indirizzo mi piacciono molto.Quando non sono a scuola, e ho del tempo libero, mi diverto ad andare in bicicletta ammirando il paesaggio del luogo in cui abito,il lago di Garda.In alternativa, insieme a mia madre, vado a fare lunghe passeggiate,sulle coste del lago o nelle campagne. La mia famiglia è composta da quattro persone: mia madre, mio padre e mia sorella; con loro ho un bellissimo rapporto. Per quanto riguarda gli amici, posso dire di non averne molti che reputo fidati, però riesco ad instaurare buoni rapporti con tutti. In futuro il mio sogno sarebbe quello di fare l'insegnante, poiché vorrei insegnare ai miei alunni che non sempre si possono ottenere risultati positivi, ma nonostante ciò, con un ottimo lavoro, potranno realizzarsi come persone.

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