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All’interno dei locali dell’Automobile Club Verona, in via Valverde, sono esposti un busto raffigurante Enrico Bernardi ed un modello del veicolo su ruote, azionato da un motore a scoppio alimentato a benzina, che nell’800 l’ingegnere veronese inventò e fu il primo al mondo. Ma chi è stato Bernardi? E perché solo di sfuggita viene ricordato un personaggio la cui invenzione rivoluzionò il pianeta? Ne parliamo con il direttore dell’Automobile Club di Verona, Riccardo Cuomo.

Il direttore di ACI Verona, Riccardo Cuomo

Buongiorno Direttore, nel suo ufficio c’è un busto raffigurante l’ingegner Enrico Zeno Bernardi. Perché si trova all’interno dell’Automobile Club di Verona?

Si tratta di un omaggio che l’Ente ha voluto tributare al grande ingegnere veronese, per il fondamentale contributo che ha dato all’automobilismo italiano e mondiale. Può sembrare strano, ma la motorizzazione dell’intero pianeta ha avuto inizio proprio qui a Verona, per l’esattezza a Quinzano, il paese dove Enrico Zeno Bernardi nacque nel lontano 1841.

Fu davvero a Quinzano, a Verona, che ebbe inizio la storia dell’automobilismo?

È a Quinzano che Bernardi ideò il primo motore a scoppio funzionante a benzina.

Può essere più chiaro sull’invenzione di questo motore?

L’auto di Bernadi motorizzata “PIA” presso la  sede centrale dell’ACI di Verona

Certo. Deve sapere che Bernardi, come tutte le persone geniali, sin da bambino mostrò particolari capacità; basti pensare che già a dodici anni, osservando i disegni di Leonardo da Vinci, iniziò a pensare a come poter realizzare un veicolo che fosse in grado di muoversi, senza dover essere trainato da cavalli. Dopo essersi laureato a Padova, dove divenne professore alla facoltà d’ingegneria, iniziò i suoi primi studi sul motore a scoppio, inventato nei decenni precedenti e nel 1882 costruì la “motrice Pia”. Si trattava di un piccolo motore a un cilindro azionato a benzina che l’ingegnere aveva costruito per la figlia Pia, per applicarlo alla macchina da cucire con la quale la bambina giocava. L’invenzione ebbe tale successo, che nel 1884 Bernardi pensò di applicare il piccolissimo motore al triciclo giocattolo del figlioletto Lauro, che di fatto, ancora bambino, fu il primo a guidare un veicolo, proprio tra le vie di Quinzano!

Bernardi può esser quindi considerato l’inventore dell’automobile?

Sul punto in realtà esiste da sempre un grande dibattito. La verità è che, come spesso accade quando più menti si concentrano sullo stesso studio, quando Bernardi sperimentò il 5 agosto del 1882 il primo motore a scoppio a benzina (la matrice Pia), lo fece quasi contemporaneamente a Karl Benz (brevetto dell’ottobre del 1882) e Gottlieb Daimler (brevetto del dicembre 1883). E’ quindi più corretto affermare che Bernardi fu il primo a ideare un motore a scoppio funzionante a benzina, mentre Benz, nel 1886, riuscì ad applicare il motore a scoppio su un veicolo, sempre a tre ruote, ma “a misura d’uomo”, la prima automobile.

Perché le invenzioni di Bernardi sono meno note di quelle di altri scienziati, come Benz o Daimler?

E’ difficile dare una risposta al riguardo, anche se è presumibile pensare che gli investimenti della ricca Germania del tempo superarono di gran lunga quelli del Regno d’Italia, da poco nato e ancora troppo poco solido economicamente.

Busto di Enrico Bernardi, presso la sede ACI di Verona

Quali altre invenzioni si debbono a Bernardi?

L’ingegnere e professore dedicò tutta la sua vita allo studio ed alla ricerca e le sue invenzioni sono innumerevoli. In campo automobilistico, sicuramente è da segnalare la realizzazione nel 1889 del primo motore ad alto regime “Lauro”, che nel 1892 applicò alla bicicletta del figlio, inventando di fatto la prima moto scooter a benzina. Sempre in quegli anni, Bernardi, con i soci Miari e Giusti, creò la prima casa automobilistica italiana che, anche se non ebbe fortuna economica, realizzò sia la “prima auto a benzina italiana”, sia la “prima auto da corsa Italiana”. Agli inizi del ‘900 instaurò una preziosa collaborazione, che durò negli anni, con Giovanni Agnelli, il fondatore della Fiat.

Dove possiamo ammirare le numerose invenzioni del genio veronese?

Presso l’Automobile Club è presente un modello di veicolo con motrice Pia, assieme ad una vetturetta Bernardi, concessi gentilmente in prestito dal Museo di Scienze Naturali, mentre nel Museo dell’Automobile Nicolis di Villafranca, tra i vari cimeli, è presente una replica del primo modello.  Gran parte delle sue invenzioni, i quaderni dove lo scienziato annotava le sue idee e alcuni disegni di componenti dei motori sono invece custoditi all’interno del Museo di macchine “Enrico Bernardi” di Padova.

Che rapporto ha Verona, città natale dell’ingegner Bernardi, con l’illustre scienziato?

Bernardi è grande motivo d’orgoglio per la sua città natale. In più occasioni le istituzioni e numerosi Enti ed Associazioni hanno dato tributo al genio veronese, anche in occasione del centenario della sua morte, che è ricorso il 23 febbraio del 2019. L’amore e la gratitudine della città verso il suo illustre cittadino sono testimoniati da una piazza a lui dedicata, una statua e lapidi commemorative.

Il museo a lui dedicato

Nato a Verona nel 1841, Bernardi si laurea in Matematica a Padova. L’ateneo gli assegna nel 1877 la cattedra di Macchine, dal 1879 al 1915 è direttore del gabinetto, poi istituto, di macchine. Il Museo di macchine dell’università di Padova, invece, inaugura il 20 maggio 1941, in occasione del centenario della nascita di Enrico Bernardi a cui viene dedicato.

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