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Durante la mattinata del giorno 18 febbraio 2022 si è tenuta, presso le scuole Alle Stimate di Verona, una conferenza di stampo economico che ha visto come protagonisti alcuni esperti del settore tra cui Anna Fiscale, fondatrice e presidente di Quid, cooperativa sociale veronese in cui si mette prima la persona e poi il profitto.

La giovane imprenditrice veronese, dopo aver concluso il suo percorso liceale dedicato agli studi classici, ha deciso di intraprendere la strada dell’economia aziendale studiando prima a Verona e poi all’università Bocconi di Milano. Oltre ai numerosi premi come cavaliere del lavoro che le sono stati assegnati, l’Arena, famoso giornale veronese, ha dedicato moltissime pagine a lei e al suo progetto che ha rivoluzionato il modo di vedere l’impresa: dieci anni fa circa, infatti, Anna ha dato vita ad un progetto che l’avrebbe vista impegnata a tempo pieno, il brand di moda etica e sostenibile dell’impresa sociale Quid che crea abbigliamento di qualità partendo da tessuti ed elementi che non si usano più.

Anna Fiscale

Anna, fin da bambina, ha sempre avuto una grande passione per l’imprenditoria e, soprattutto, per il fatto di poter lasciare un segno e poter aiutare le persone in difficoltà. Dopo aver capito che la medicina non era la sua strada, ha deciso di studiare economia, facoltà che le ha permesso di viaggiare molto per comprendere al meglio le situazioni economiche di paesi diversi dall’Italia: India, Tahiti e Parigi sono le mete che sono riuscite a formarla al meglio.

Ad Anna è sempre piaciuto personalizzarsi i capi d’abbigliamento, rilavorandoli e dipingendoli a suo piacimento. Mettendo insieme questa sua passione con quella del volontariato, è arrivata alla creazione del suo tanto amato progetto Quid: creare qualcosa di bello partendo da qualcosa che andrebbe buttato, aiutando inoltre persone con fragilità.

Dopo essersi resa conto che sarebbe stato molto più difficile fare tutto da sola, ha radunato un gruppo di amici con competenze diverse che la aiutassero a costruire il progetto che aveva in mente: non molto tempo dopo sono riusciti a presentare la loro idea all’imprenditore veronese fondatore di Calzedonia, che ha dato loro il via libera per poter usare i suoi tessuti di rimanenza e 1500 euro per partire con l’impresa.

È a questo punto che Anna e il suo team iniziano ad aprire i primi negozi, ad ottenere collaborazioni con molte aziende diverse, assumendo 150 dipendenti ed instaurando partnership con Calzedonia, OVS, Ikea e Fendi (oltre che lavorando con i loro 8 negozi diretti in zone diverse d’Italia).

Ma come funziona l’effettiva produzione di nuovi capi d’abbigliamento e accessori? Il team creativo di Quid guarda i tessuti che si possono recuperare dai brand più lussuosi, ovvero tessuti lievemente diversi rispetto a quello che lo stilista si era immaginato, e a partire da questi si pensa ai possibili prodotti da realizzare creando collezioni primavera-estate ed autunno-inverno.

Anna, 33 anni, moglie di Daniele, non è quindi mamma solo di due magnifiche bambine, ma anche di un progetto con un vero e proprio marchio con valore sia sociale che ambientale, che ormai conta 150 dipendenti con il 25% di donne dalle più svariate nazionalità. I soggetti che prendono parte al progetto di Anna, sono tutte persone definite “con fragilità”, ovvero appena uscite di prigione, con dipendenze, vittime di violenza, con disabilità.

Quid, spiega Anna, nasce per scardinare il modello economico in cui si mette al centro il profitto dimenticandosi dell’attenzione nei confronti dell’ambiente e della persona: grazie a questa filosofia, sono 100 mila i capi e gli accessori prodotti da Quid, riuscendo anche a portare avanti l’idea che non solo un’economia diversa è possibile, ma anche che noi tutti possiamo essere creatori del cambiamento.

Con le sue idee che ad oggi sono diventate qualcosa di più che concreto, la giovane fondatrice di Quid stimola un sacco di giovani ragazzi a porsi le giuste domande e sprona a fidarsi di sé stessi senza mai buttarsi giù: lei stessa, quando le veniva detto di “trovarsi un lavoro normale”, ha sempre seguito il suo istinto partendo a lavorare dalla sua piccola taverna e arrivando ad avere persone che vengono a lavorare per Quid da diverse zone del mondo.

Anna Fiscale

Dopo un’esaustiva spiegazione di Anna sulla nascita e gli scopi di Quid, c’è stato uno spazio dedicato a domande e curiosità da parte degli studenti.

Avete trovato qualche difficoltà nel mettere su un progetto come questo?

Ci sono state difficoltà, all’inizio soprattutto. Si faceva fatica a capire come dare forma a questo progetto e che persone tirare a bordo. All’inizio eravamo in otto, e di questi otto, ad oggi, siamo rimasti solo in due. Oltre a ciò, molti imprenditori a cui ci rivolgevamo ci ridevano in faccia, ma questo non ci ha mai fermati. C’erano comunque molte persone che dicevano sì e che alla fine ci proponevano il doppio rispetto a chi ci scartava. Una cosa che ci ha sicuramente fatti andare avanti è stata sempre chiedere tessuti, lavoro, relazioni, senza paura di ricevere un no.

Perché avete deciso di chiamare il tuo progetto proprio Quid?

Quando abbiamo iniziato, non avevamo la più pallida idea di come chiamarci. Dicevamo sempre di voler “un nome con un quid in più”, quindi con un valore aggiunto in più, senza renderci conto che ce l’avevamo sotto il naso. Il nostro logo, inoltre, è una molletta che tiene insieme le diverse realtà che fanno parte del progetto.

Vi sareste mai aspettati tutto questo successo?

Assolutamente no, non ci aspettavamo così tanto sviluppo, anche se in realtà pensavamo al giorno per giorno senza perdere di vista quello che stavamo facendo. Ad oggi ci fa piacere essere conosciuti, ma non dobbiamo comunque dimenticare gli obbiettivi principali e la fama certo non è uno di quelli.

Secondo voi c’è realmente possibilità di estendere questo tipo di economia a tutto il sistema economico internazionale?

Molte aziende internazionali si stanno muovendo su quest’onda, quella di dare più lavoro alle persone soprattutto se in difficoltà. A livello burocratico, forse continuare il progetto in un altro paese sarebbe stato più semplice, ma come cultura tessile e del lavoro, sarebbe certamente stato un percorso più arduo. L’Italia è privilegiata per quanto riguarda i distretti tessili e in Europa, al di fuori del nostro paese, ce ne sono davvero pochi. In Italia, poi, c’è anche una cultura improntata all’aiuto molto radicata che non sempre si trova al di fuori di essa. Sono molto contenta di aver dato vita a questo progetto qui, a pochi chilometri da casa mia” ha concluso Anna, lasciando nei cuori degli studenti nuove idee e consapevolezze.

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