Tempo di lettura articolo: 4 minuti

Verona ha sempre ospitato racconti d’ogni genere, conquistando con il suo carisma geni della letteratura come Dante Alighieri (che vi soggiornò durante il suo esilio da Firenze, e citò la faida tra Montecchi e Capuleti nella Divina Commedia), William Shakespeare (che ambientò proprio a Verona “Romeo e Giulietta”), fino agli autori più moderni. La città scaligera non è ricca solo di storie, ma anche di libri in cui sono contenute…

Biblioteca Capitolare di Verona

Biblioteca Capitolare: la storia

La Biblioteca Capitolare di Verona, che si trova in Piazza del Duomo, è la biblioteca più antica dell’area latina, nonché una delle più antiche al mondo ancora in attività.

Nacque nel V secolo come Scriptorium della Schola majoris Ecclesiae, luogo in cui gli amanuensi, ossia i Canonici del Capitolo (i sacerdoti della cattedrale), trascrivevano gli antichi testi su pergamene, per istruire i futuri sacerdoti.

Tra questi sacerdoti, ne ricordiamo uno che, con un semplice gesto, ha reso il suo nome e la Biblioteca Capitolare celebri: Ursicino (con l’ordine minore di Lettore) riportò il proprio nome e la data della conclusione del cosiddetto Codice di Ursicino: 1 agosto 517.

Il Codice di Ursicino tratta delle vite di Martino di Tours (vescovo cristiano del lV secolo) e di Paolo di Tebe (primo eremita della tradizione cristiana).

Codice di Ursicino

La data in cui Ursicino concluse il suo lavoro è di rilevanza storica fondamentale, perché permette di scoprire che all’inizio del Vl secolo la Biblioteca Capitolare presentava già un sistema ben sviluppato ed organizzato, ipotizzandone la fondazione circa un secolo prima.

Nel corso del Medioevo lo Scriptorium ebbe una proficua produzione di libri, vantando una ricchissima biblioteca, e ospiti illustri, tra i quali spiccano celebri personaggi della letteratura come Dante Alighieri, che il 20 gennaio 1320 tenne una conferenza, la cui redazione scritta risiede nell’orazione del Sommo Poeta Quaestio de aqua et terra, presso la chiesa di Sant’Elena.

Divina Commedia, incunabolo

Fu ospite della biblioteca anche Francesco Petrarca che, nel 1345, dopo essere stato invitato da un suo amico veronese, Guglielmo da Pastrengo, a consultare i volumi della biblioteca, vi scoprì testi a lui sconosciuti, come le lettere di Cicerone ad Attico, Quinto e Bruto (opera purtroppo perduta).

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili (intorno al 1450), la Biblioteca Capitolare cominciò a collezionare i primi libri stampati, i cosiddetti incunaboli, prodotti fino al 1500 circa.

Durante la peste del 1630, morì il bibliotecario Agostino Rezzani, che aveva in precedenza trasferito in un luogo segreto molti volumi della biblioteca, per conservarli durante i lavori di costruzione della nuova struttura (si era infatti deciso di dedicare la biblioteca alle riunioni dei Canonici).

Tutto il materiale da lui nascosto fu ritrovato solo nel 1712, grazie a Scipione Maffei e Carlo Carinelli.

Il ritrovamento suscitò gioia in tutta la città, al punto che molte famiglie veronesi donarono libri alla biblioteca, accrescendone notevolmente il patrimonio, che fu tuttavia depredato durante la campagna napoleonica (1796-1797).

Con la fine dell’Impero di Napoleone (1814), molti volumi della Biblioteca Capitolare, conservati alla Biblioteca Nazionale di Francia, ritornarono a Verona attorno al 1816.

Inondazione Adige 1882

La biblioteca fu poi colpita dall’inondazione dell’Adige del 1882, che devastò più di 11 mila pergamene (che furono poi restaurate).

Il 4 gennaio 1945, durante la Seconda guerra mondiale, fu colpita da un bombardamento aereo, ma il bibliotecario, Giuseppe Turrini, aveva trasferito le pergamene in restauro ed i volumi più antichi, salvandoli così dalla distruzione.

Il 28 settembre 1948 fu inaugurata la biblioteca, ristrutturata completamente, e tutt’ora visibile.

Nel corso della storia, la Biblioteca Capitolare ha sempre avuto un “angelo custode”, un Prefetto, che ha protetto i preziosi manoscritti contenuti, permettendone la conservazione.

Ad oggi, il ruolo di Prefetto è rivestito da Monsignor Bruno Fasani, che si occupa di tutte le attività relative alla Biblioteca. 

Per la sua storia millenaria e per l’inestimabile preziosità dei suoi libri, la Biblioteca Capitolare fu soprannominata dal paleografo Elias Avery Lowe (1879-1969) Regina delle Collezioni Ecclesiastiche, titolo che conferisce sicuramente regalità ai volumi della Capitolare!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here