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Dopo più due settimane di ricerche effettuate con le più moderne tecnologie, tra cui veicoli subacquei autonomi dotati di sonar e strumenti per il rilevamento visivo, in grado di operare in autonomia anche a 100 miglia di distanza, il relitto del vascello conosciuto con il nome di Endurance è stato scoperto a oltre 3mila metri di profondità.

Grazie a due droni sottomarini e a delle telecamere ad alta risoluzione, è stato possibile vedere i danni causati dalla pressione del ghiaccio che hanno completamente squarciato lo scafo, e hanno fatto affondare la nave nel 1915.

Le ricerche sono iniziate il 5 febbraio 2022, grazie ad un finanziamento di 10 milioni di dollari; una squadra di archeologi marini è partita da Città del Capo a bordo della S.A Agulhas, diretta verso i mari dell’Antartide, con lo scopo di  localizzare studiare e filmare il relitto dell’Endurance.

Le immagini del ritrovamento del relitto

Le ricerche sono iniziate il 17 febbraio e alla fine quando ormai sembrava tutto perduto, (era stato addirittura annunciato che a causa del maltempo non si sarebbe rimasti nell’area di ricerca per più di sei giorni) la squadra mediante l’uso di un piccolo sottomarino è riuscita a localizzare la nave rimasta sommersa da oltre 100 anni.

E’ stato confermato che i resti del vascello si trovano conservati perfettamente, probabilmente anche grazie alle basse temperature delle acque in cui è rimasto sommerso per molto tempo.

«Senza esagerare, questo è il relitto ligneo meglio conservato che abbia mai visto. Si erge ancora dritto sul fondale marino, intatto e in splendido stato di conservazione. Questo è uno spartiacque della storia polare» ha affermato Mensum Bound, direttore della spedizione.

La conferma che la nave era proprio quella che si stava cercando non ci ha messo molto ad arrivare poichè, attraverso le foto scattate dai macchinari, si vede proprio la scritta dorata di Endurance sulla poppa del veliero ed anche, una stella a cinque punte che ricorda i tempi più antichi della nave, quelli in cui portava ancora il nome di “Polaris”.

Una foto del relitto dell’Endurance

La storia dell’Endurance, infatti, comincia ben prima del suo ritrovamento avvenuto poco tempo fa, poiché fu costruita intorno al 1912 in Norvegia e appunto varata in mare con il nome di Polaris.

Si trattava di un veliero a tre alberi che aveva una velocità di circa 10 nodi (19 km/h ), progettato con lo scopo di affrontare spedizioni artiche. Le sue dimensioni erano di 43,9 m di lunghezza, 7,6 di larghezza e pesava circa 320 tonnellate.

La nave sarebbe stata commissionata per conto di armatori norvegesi che volevano usarla per delle crociere sul Mar Glaciale Artico, ma per problemi economici venne venduta due anni dopo all’esploratore brittannico Shackleton, per l’importo di 11.600 sterline.

Ernest Shackleton 15 febbraio 1874- 5 gennaio 1922

Shackleton era un esploratore britannico dei primi anni del XX secolo, periodo storico nel quale si annoverano numerose spedizioni alla conquista e alla scoperta del polo sud.

Voleva realizzare l’intera traversata del continente artico, poiché un suo compatriota ed amico esploratore aveva già provato un’impresa simile ma non era tornato vivo dalla spedizione.

Fu così che il nostro esploratore acquistata la nave si occupò di arruolare una ciurma e all’appello seguente: “Cercasi uomini per viaggio rischioso. Paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di completa oscurità. Incolumità e ritorno incerti. Onori e riconoscimenti in caso di successo”, risposero 28 uomini.

La nave con il suo completo equipaggio salpò il 5 dicembre del 1914, l’obiettivo era quello di realizzare la prima traversata terrestre dell’Antartide, passando per il mare di Weddell e il Polo Sud per poi arrivare al Mare di Ross.

Purtroppo, però, a sole ottanta miglia dal Polo nord, la nave rimase intrappolata tra i ghiacci per dieci mesi, e fu trascinata a nord-ovest dalla deriva del pack.

Il 21 novembre 1915  la nave non riuscì più a sostenere la pressione della banchisa ed affondò, lasciando l’equipaggio, che si salvò su tre scialuppe, costretto a sopravvivere in uno dei luoghi più freddi e inospitali della terra.

L’Endurance incagliato nel ghiaccio

Fu così che tutto il gruppo di marinai sopravvisse a stenti dormendo per cinque mesi sul ghiaccio con temperature che oscillavano tra i -22 e i -45 gradi.

Non vennero soccorsi da nessuno poiché, visto che dalla loro partenza era passato quasi un anno, e dato che le probabilità di successo di quella spedizione erano assai remote, si pensò che tutto l’equipaggio avesse trovato la morte tra i ghiacci polari.

Ma i marinai non si persero d’animo, infatti a bordo di tre scialuppe raggiungessero l’isola di Elephant nelle Shetland meridionali, e da qui una delle tre imbarcazioni riuscì miracolosamente a percorrere 1600 km e raggiunse l’insediamento di Grytviken.

Nel giro di poco tempo si organizzò una spedizione di soccorso per recuperare gli uomini rimasti ad aspettare nell’isola dell’Elefante, e con grande sollievo e orgoglio di Shackleton nessuno degli uomini in Antartide morì.

Questa miracolosa e incredibile spedizione venne commemorata più di una volta attraverso film e documentari, che raccontano di questa spedizione miracolosa come, ad esempio, l’opera televisiva di produzione inglese intitolata “Shackleton” che vede nei panni del coraggioso e carismatico esploratore a capo della spedizione, l’attore Kenneth Branagh.

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