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L’Istituto Alle Stimate il 1 aprile ha avuto il privilegio di ospitare una conferenza universitaria, riguardante tragedia classica del panorama greco, tenuta da due docenti dell’Università di Verona del dipartimento di lettere. A intrattenere gli studenti del liceo classico Alle Stimate, in un primo momento, è stato il docente Gherardo Ugolini con il quale è stata affrontata una tematica nodale, ossia “La tragedia come teatro politico”. 

La tragedia nella dimensione greca

La tragedia greca ha conosciuto importanti spinte con tre autori di grande rilievo, Eschilo, Sofocle e Euripide. Questi illustri intellettuali hanno donato alla cultura greca un’ulteriore motivo di vanto e orgoglio. Le loro tragedie sono imprescindibili e ancora oggi investite da molteplici riflessioni sul reale. Queste rappresentazioni drammaturgiche si inserivano in momenti ben precisi della stagione greca, ovvero le Grandi Dionisie. 

Perciò quello che avvolse la tragedia fu, dunque, un alone sacrale che si rifaceva alla figura del dio Dioniso. Tuttavia, come non ha mancato di sottolineare il professor Ugolini, non è solo teatro legato all’ambito religioso, ma riguarda anche l’aspetto politico. 

Cosa si intende per teatro politico?

Le tragedie greche risultavano in toto delle rappresentazioni sceniche di carattere politico, in cui a farsi portavoce del demos erano i cittadini stessi di Atene.

Il proletariato ateniese era il diretto interessato delle dinamiche politiche, mosse da quei processi di legiferazione decretati dai più, a scapito del popolo.

Gli illustri tragediografi, precedentemente citati, portano sulla scena personaggi tratti dal mito, ma con una profonda variatio. Infatti, sulla scena si muovono uomini comuni con i loro problemi, il peso delle difficoltà di una vita e magari anche i momenti di serenità o spensieratezza, che costituivano il vissuto di ognuno.

La tragedia diventa il portato di una società che presenta con austerità le più svariate polemiche o criticità, che risultano connesse al sistema politico della polis di Atene.

Le maschere del Coro tragico

Tra queste critiche vi potevano essere discusse le condizioni dei lavoratori che operavano in poca sicurezza o riguardo agli esigui salari, che lo Stato predisponeva per il cittadino medio ateniese. 

Si afferma che la tragedia nasca laddove si inizia a guardare il mito con l’occhio del cittadino. Il pubblico che assiste agli spettacoli teatrali si sente coinvolto in toto, sia emotivamente sia fisicamente, in quella dinamica drammaturgia (motivo per cui Aristotele nella Poetica ci parlerà di Catarsi). Il cittadino che assiste a questo genere di teatro non è mero uditore, come accadeva per le narrazioni mitiche, ma diventa tutt’uno con la vicenda proposta dal regista.

L’animo del pubblico si fonde, in una sorta di sincretismo, con quello degli eroi umanizzati che si muovono sulla scena. Ci si sente partecipi, poiché il tragediografo parla dell’uomo con l’uomo in una dinamica teatrale. Inoltre, venivano toccate tematiche estremamente attuali, che fornivano al pubblico dell’epoca e a noi oggi una più ampia riflessione su quelli che sono i chiaroscuri della vita dell’essere umano, che aleggiano all’interno di queste tragedie.

A teatro si faceva politica

Medea e i suoi figli sul carro del Sole.

All’interno delle strutture, che progressivamente vennero adibite in maniera consona alle rappresentazioni teatrali, si discuteva anche di politica. Inizialmente, gli spettacoli trovavano luogo nelle pubbliche piazze (le “αγόραι”) e in seguito conobbero strutture più stabili. 

Il teatro tragico diventa non solo motivo di diletto per i cittadini ateniesi o per gli stranieri, ma anche di insegnare una morale. La Medea o l’Alcesti di Euripide, piuttosto che l’Agamennone di Eschilo o ancora l’Antigone di Sofocle, non sono da interpretare o considerare meri racconti con l’unico fine di dilettare gli animi, anche dei meno eruditi, ma delle opere di grande spessore che si prefiggono di fornire degli insegnamenti.

L’incomunicabilità nella tragedia

Il tema dell’incapacità di comunicare quelli che sono i propri sentimenti, dolori o progetti è uno dei topos più tradizionali, che rientra a pieno titolo in molte tragedie euripidee e nel mondo odierno. Il professore Guido Avezzù ha trattato con estrema maestria tale tematica, rifacendosi alla tragedia dell’Elettra di Euripide. 

Elettra è figlia di Agamennone (colui che ha sacrificato la figlia Ifigenia in nome della vittoria contro Troia) e Clitemnestra. La giovane fanciulla è un personaggio ambiguo e centrale all’interno della vicenda. Il fratello Oreste viene esortato da lei stessa a compiere un atto aberrante: il matricidio nei confronti di Clitemnestra, la quale intrecciava segretamente una relazione con Egisto e predicava incessantemente lo sbaglio del marito Agamennone nei confronti della figlia prediletta. Sia nell’Elettra sia nell’Ifigenia in Aulide l’incapacità di comunicare tra i personaggi emerge in maniera preponderante, tanto da suscitare quasi fastidio nel pubblico che ascolta e non può intervenire sulla scena. 

Oreste inseguito dalle Erinni.

Si intrecciano tra questi personaggi legati da un legame sanguigno, vicende ambigue, inganni, uccisioni e menzogne che diventano il pretesto per giustificare le loro scelte. All’interno della tragedia, come affermò anche il professore Avezzù, assume un ruolo nodale. Diventa colei che decide, il deus ex machina della sua stessa storia. Colei che prende in mano il suo destino e sceglie la vendetta, macchiando se stessa e il fratello Oreste di una terribile colpa. 

In queste tragedie c’è sempre un “non detto” che ci destabilizza. Ci chiediamo perché Elettra intervenga solo quando si parla della madre. La risposta è che prova rancore nei suoi confronti di colei che ha tradito, ucciso e ingannato. 

Il teatro a Verona

L’associazione di studi interdisciplinari sul teatro antico e rinascimentale “Skené” di Verona collabora da pochi anni con l’Istituto Alle Stimate e di recente anche con l’Istituto internazionale del dramma Antico di Siracusa, che ogni anno si impegna a portare sulla scena grandi spettacoli. 

Quest’anno, per via delle significative diminuzioni delle restrizioni Covid, il Teatro Romano di Verona ospiterà a settembre (a data da destinarsi) la rappresentazione teatrale dell’Ifigenia in Tauride di Euripide, in asincrono con il teatro di Siracusa, sotto la direzione di Jacopo Gassman. Una tappa imperdibile per tutti coloro che sono affascinati dal mondo drammaturgico antico.  

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