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Erede di una terribile colpa, l’incesto del padre-fratello, Antigone è colei che ama eroicamente e che moltiplica i suoi volti nelle riscrittura del mito, mostrandosi ora donna innamorata e adolescente inquieta, ora eroina della giustizia, ribelle e martire della ragion di Stato. Pensiamo ad Antigone come la figlia pietosa o la sorella devota delle tragedie di Sofocle, ma la ritroviamo nelle vesti di una paladina della libertà individuale contro tutte le forme di sopraffazione da parte di chi è al potere. Troviamo le riscritture di questa tragedia, partendo da Alfieri, Holderlin, Hegel, Kierkegaard, Brecht, Goethe, Seneca e fino ad arrivare giorni nostri. Antigone non cessa di porre interrogativi di natura etica, filosofica e di tipo politico-giuridico.

Antigone e Ismene, sorelle ma diverse 

Le due sorelle: Ismene e Antigone

Antigone è l’eroina moderna, sia per il suo modo di pensare sia per la capacità di portare avanti gli ideali e valori in cui crede. È colei che pone davanti al suo interesse quello dei suoi familiari, nonostante questi abbiano fatto tanti errori. Non è casuale il fatto che Antigone sarà investita da molteplici riflessioni femministe in epoche successive, poiché lei si fa portavoce di questa corrente, mettendo in luce quanto sia importante lottare per le proprie idee . È spontaneo mettere a confronto le due sorelle: Antigone e Ismene, le quali hanno un modo diverso di concepire il tempo della vita. Ismene guarda al futuro, con gli occhi di una donna perfettamente inquadrata nel contesto istituzionale della polis. Invece, Antigone guarda ancora a un passato già tramontato.

Antigone e Ismene rappresentano, in qualche misura, Elettra e Crisotemi di Sofocle. Mentre se volessimo fare un paragone più “attuale” sono la Ragione e Sentimento, che popolano il romanzo della Austen. La componente razionale viene rappresentata da Ismene, che è capace di gettare la spugna quando le circostanze si mostrano sfavorevoli ed insensato risulterebbe agire controcorrente. Ismene è prudente e tutela la sua vita. Diversamente, Antigone agisce per sentimento, è determinata, istintiva e nulla la può fermare o farle cambiare opinione, nemmeno la morte. Sofocle, all’interno della sua tragedia, non verte a creare personaggi giusti e sbagliati. Pertanto siamo liberi di scegliere chi più ci aggrada e chi ci rispecchia maggiormente in completa libertà.

L’Antigone vista con gli occhi di Hegel

Il filosofo tedesco: Hegel

Il filosofo Hegel, all’interno della sua opera: “La Fenomenologia dello spirito”, ci presenta un’ulteriore volto di Antigone. È un’eroina tragica che ha interiorizzato il suo destino e vittima di un’autocoscienza, che la spinge ad agire negativamente: la stasi dell’equilibrio armonico tra divino e umano, che culmina nel suicidio. Dominata dalla forza dello Stato (esercitata da Creonte) e questo produce in lei oblio e uno sprofondamento dell’inconscio.

Nelle Lezioni di estetica” Hegel palesa la sua chiave di lettura della tragedia, che riflette l’eterno scontro tra potenza divina e potenza umana, nel quale l’uomo non può far altro che soccombere, lacerato dalle continue tensioni che producono effetti diversi a seconda del suo agire, che non è mai proiettato verso l’universalità, piuttosto verso una fine che lo rende insieme colpevole e innocente davanti alla legge. Hegel afferma che: «L’armonia si raggiunge solo attraverso l’assoluta negazione della singolarità». Del resto, questo non sorprende affatto, dato che fu teorico dell’assolutismo ed incline ai pensieri del predecessore Hobbes.

Il mio commento a Hegel 

Ritratto di Antigone

Comprendo il perché della posizione di questo filosofo, ma non la condivido. L’agire, in generale, comporta l’autocoscienza della violazione di uno dei due cardini dell’universalità e la protagonista della tragedia sofoclea si fa portavoce di questo. Antigone e Creonte occupano eticamente posti simmetrici, sono due essenze uguali che entrano in contraddizione non solo l’una con l’altra, attraverso la grande dicotomia: uguaglianza e diversità, ma anche rispetto a se stesse. Antigone, a mio avviso, è immagine essenziale di una contraddizione insita nell’etica e nella morale che attraverserà la storia.

Antigone mette in luce quell’aspetto della vita umana che riguarda l’equilibrio tra etica divina e statale. Questo equilibrio lo si ottiene solo attraverso un agente esterno, quale il destino o Dio per chi vi crede, che dall’alto ricombina l’azione. Solo quando la propria morale coincide con le regole civili (di Creonte), allora ci si sente sollevati e liberi. Tuttavia, il fatto di negarle la sepoltura dei due fratelli, da parte di Creonte, rientra tra quelli da sempre realizzati dalle società, al fine di escludere il nemico dalla forma di reintegrazione.

Kierkegaard e il potere delle scelte

Il filosofo danese Søren Kierkegaard

Il filosofo danese, Søren Kierkegaard aveva ragione nell’affermare che ogni singola esistenza è caratterizzata da aut-aut e come noi, anche Antigone ha preso le sue decisioni. Potremmo biasimarla per le sue scelte inflessibili e spinte, ma nonostante tutto io nutro grande rispetto per questo personaggio. Saper scegliere è un’arte. Il momento della scelta è fondamentale come afferma il filosofo danese, padre dell’esistenzialismo. Tutti noi invidiamo in diverse misure l’Antigone. Chiunque vorrebbe saper scegliere senza provare poi rimpianti come fa lei. Credo che, soprattutto in questo periodo in cui maturano le nostre decisioni future in campo universitario, tutti noi vorremmo essere sicuri ed infermi nelle nostre scelte. Antigone ha chiaramente sulle spalle tutto il peso di questa consapevolezza, che la lacera nel profondo.

Possiamo dire che Antigone pare quasi come un soggetto moderno gettato all’interno della grecità del tempo, che sembra non ammettere personaggi “sovversivi” come la giovane adolescente. Antigone porta silenziosamente la sua croce, ha accettato il suo destino. È straniera nella sua stessa casa, incompresa dai suoi familiari, investita di una incomunicabilità con il mondo esterno che non condivide alcuna sua mossa e ciò la porta ad essere totalmente ripiegata in se stessa. È una morta vivente che custodisce devotamente il suo segreto, ossia la colpa del padre, che la accetta ma la fa soffrire. Resta impossibile non rispecchiarsi in lei, anche se in minima parte. Non tutti sono paladini di comportamenti anticonformisti o rivoluzionari e va bene così, ma tutti hanno sofferto per la conseguenza delle proprie scelte e per quelle prese da altri.

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