Un mondo alla Terminator

Un viaggio attraverso cyborg, utopisti, hacker e futurologi per risolvere il modesto problema della morte

transumanesimo
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Mark O’Connell, uno scrittore e giornalista irlandese, debuttò con il suo libro “To be a machine” che aprì gli occhi a chiunque decise di approcciarsi al testo. Si tratta di un libro illuminante e, al contempo, inquietante, ma che garantisce, anche ai non addetti ai lavori, di immergersi alla scoperta del futuro prossimo dominato da macchine umanoidi. Quest’opera illustra una sorta di moderno viaggio alla Jules Verne, con una differenza: non si parla di mere fantasie allucinatorie, bensì di una realtà in parte già presente e che ben presto diverrà, malgrado qualcuno, realtà. È un itinerario nei meandri delle ideologie transumaniste, che conducono a molteplici riflessioni e che aprono i primi squarci circa la destinazione degli immani provenienti e accumulati a Silicon Valley. Mark O’Connell, in questo libro, si pone come obiettivo quello di scoprire che cosa significhi “essere una macchina”, o considerarsi tale.

Cos’è il “transumanesimo” ? 

Il termine “transumanesimo” compare per la prima volta nel libro The Future of Man (1949) del filosofo francese Teilhard de Chardin. Questo termine venne adottato, successivamente, da J. Huxley per designare un movimento di emancipazione dell’umanità grazie all’ausilio del progresso scientifico e tecnologico. 
Il movimento del transumanista si fonda sulla certezza che, la futura evoluzione della specie, possa e debba essere guidata dalla tecnologia. Infatti, secondo i transumanisti, la morte per vecchiaia è una malattia debellabile, mentre la tecnologia può aiutarci a potenziare il corpo e la mente, a fonderci con le macchine ed a ridisegnarci a immagine e somiglianza dei nostri ideali più alti. È un movimento di liberazione che rivendica nientemeno che una totale emancipazione della biologia, ma anche un totale asservimento alla tecnologia. 

L’evoluzione dalll’uomo alle macchine umanoidi

Il dato ineludibile rimane quello che: stiamo lavorando a un vasto programma di annientamento, come sottolinea O’Connell, nei confronti di un mondo che non consideriamo nostro. Secondo molti, il pianeta sta per vivere una sesta estinzione di massa: un’altra Caduta, un’altra cacciata. Nel transumanesimo emerge un entusiasmo acritico per la tecnologia e una cieca fede in un esponenziale miglioramento delle cose. Nel giro di poche generazioni sarà possibile trasformare il sostrato dell’umanità e il motore di questa “metamorfosi” sarà la super intelligenza artificiale. 

I progetti dei transumanisti e la parola profetica di Nietzsche

F. W. Nietzsche e il progetto dell’Oltreuomo”

I perseguitori del transumanesimo vorrebbero che i corpi, dopo la morte, venissero conservati nell’azoto liquido fino al giorno in cui, per mezzo di tecnologie adeguate, sia possibile scongelarli e rianimarli o, in alternativa rimuovere il chilo e mezzo di poltiglia neurale dall’interno del neurocranio. Questo processo prende il nome di: “criostazionamento”.

Tutto questo a quale scopo? L’obiettivo ultimo è quello di riuscire a scansionare le informazioni del cervello umano per trasformarle in codici da caricare in qualche nuovo tipo di corpo meccanico esente da invecchiamento, dalla morte o da qualsiasi altro deficit umano. I transumanisti anelano al progresso; vogliono evolversi per diventare macchine e non si arrendono di fronte alla morte e all’assenza di senso, prendendo alla lettera il progetto nietzscheano del “superamento di sé” che conduce all’Oltreomismo.

«Non accetteremo più di vivere sotto la tirannia dell’invecchiamento e della morte. Useremo le biotecnologie per dotarci di una vitalità permanente e per eliminare la nostra data di scadenza. Accresceremo i poteri percettivi e cognitivi della specie, grazie al potenziamento tecnologico degli organi di senso delle capacità di neuroni. Seguiremo una totale libertà di scelta, per quel che riguarda la forma e la funzione del corpo, affidando e incrementando le capacità fisiche e intellettive a livelli mai raggiunti nel corso della storia umana. In tali “post umani” oltrepassaremo le limitazioni che caratterizzano gli aspetti meno desiderabili della condizione umana. I “post” saranno liberi dalle malattie, dall’invecchiamento e ineluttabilità della morte della morte»Queste sono le vertioliche parole di chi sostiene il movimento transumanista.

Quali sono i problemi che si possono riscontrare nel “transumanesimo”? 

Tuttavia, rimangono alcuni problemi da risolvere, per esempio, gli ingenti costi della sospensione di miliardi di pazienti: insomma, dove metteremo tutti gli esseri umani scritti nel grande libro della vita, una volta morti?  Ogni anno muoiono all’incirca 55 milioni di persone e ogni RBD (Really Big Dewer che sono dei cilindri d’acciaio contenenti azoto liquido e che possono” ospitare” circa 4 pazienti a corpo intero) avrebbe un volume di 113 milioni di litri circa. La spesa per il solo azoto liquido è di 10 centesimi al litro, senza contare circa 11 milioni di dollari per impianto. Inoltre, ammontereero anche i costi dovuti all’evaporazione del gas, all’isolamento dei dewers e, in generale, per la loro manutenzione. È chiaro che tutto questo necessiterebbe di fondi o investimenti a grandi cifre.

Max More, filosofo e futurista britannico e principale sostenitore del movimento transumanista.

Questa pratica di “criostazionamento” o “criosospensione”, per chi sarebbe potenzialmente interessato, è molto costosa e, di per sè, riservata a una stretta cerchia elitaria. Questo progetto porterebbe a disuguaglianze sociali, più di quante già non ce ne siano, se venisse effettuato con una certa regolarità e veemenza, poiché non tutti si potrebbero permettere di spendere all’incirca 200 mila dollari per farsi crioconservare. Pertanto Max More, un filosofo e futurista britannico, per convincere e invogliare i probabili clienti a far uso di questa pratica, gioca la carta del “comunque vada, vale la pena di provare”. Infatti, se da un lato è vero che iscrivendosi non sia la certezza di “risorgere”, dall’altro lato, non iscrivendosi, le possibilità di risorgere si riducono drasticamente. E se state pensando alla scommessa di Pascal, devo dirvi che non siete i primi.

Perché l’intelligenza artificiale potrebbe, in un futuro prossimo, sostituire l’uomo? 

Pensiamo, ad esempio, ai neuroni che possono operare una frequenza di scarica di 200 Hertz (cioè 200 volte al secondo), mentre i transistor agiscono nell’ordine dei gigahertz. All’interno del nostro sistema nervoso, i segnali viaggiano alla velocità di circa 100 metri al secondo, mentre in un computer eguagliano quella della luce. Inoltre, le dimensioni del cervello umano sono limitate dalla capacità del cranio, mentre potenzialmente sarebbe possibile costruire processori elettronici alti come grattacieli. 

Sono questi i fattori, che anche secondo il noto Nick Bostrom e molti esperti del campo, hanno creato le condizioni agevoli, per l’avvento della Superintelligenza. Tutto ciò porterebbe all’estinzione della specie umana, dal momento che verrà sostituita da macchine umanoidi, le quali si muoveranno grazie ai codici scannerizzati dai cervelli umani. Nick, all’interno del suo bestseller “Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie” afferma un possibile “rischio esistenziale” che pervaderà l’intera umanità entro circa il 2045.

Il problema della morte

Umberto Galimberti, filosofo e psicoanlista italiano.

Insomma, l’uomo è dalla notte dei tempi che escogita qualsiasi metodo per non morire. La morte è l’assurdo, come afferma Jean-Paul Sartre, per l’Io economico ma non per la specie; infatti è la stessa natura che richiede un cambio generazionale e i progetti transumansti andrebbero contro questa “natura delle cose”. Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista italiano, riflette spesso sulla serietà, come prerogativa degli antichi greci, nell’approccio alla morte. «I greci erano gente seria, che prendevano seriamente il concetto di “morte”». La morte conferisce il limite, che è la grande cifra della tragicità greca e contemporanea.

Alcune posizioni scettiche

Elon Musk definì l’intelligenza artificiale in un tweet, nel lontano 2014, come: «la più grande minaccia alla sopravvivenza dell’umanità». Peter Thiel si dichiara inquieto sul fatto che, ci preoccupiamo troppo del cambiamento climatico, ma eccessivamente poco dell’intelligenza artificiale e dei rischi prometeici a cui andiamo incontro. 

Elon Musk e Bill Gates

Bill Gates manifestò pubblicamente la sua inquietudine, asserendo di non riuscire a capire come, certe persone, non siano preoccupate per il futuro umano: «siamo sul punto di creare una macchina in grado di sterminare la specie». La minaccia, di cui parlano questi tecno-capitalisti contemporanei è quella di un mondo alla Terminator, ove una matrice, costituita da macchine Superintelligenti, distrugge o riduce in schiavitù gli esseri umani per realizzare i suoi subdoli scopi.

Il film “Terminator”

Riflessioni

Questa smania di evasione, di trascendenza, del voler andare “oltre” i limiti concessi, ci conduce a peccare di hybris; un concetto che trova le sue radici già nel mito greco classico con il personaggio di Prometeo e quello di Dedalo. Così come l’ideologia transumanista manifesta il tentativo di creare essere umani superiori, manipolando in laboratorio il plasma germinale, per estendere la durata della vita naturale oltre i suoi attuali confini. Quest’uomo del futuro, che gli scienziati pensano di produrre nel giro di poco tempo, sembra posseduto da una sorta di ribellione contro l’esistenza umana come gli è stata data, cioè in quanto dono gratuito, poichè desidera scambiare, se possibile, con qualcosa che lui stesso abbia realizzato.

Non è il fatto stesso che la vita finisca, domando io, a fornirle un senso? Non è appunto, la brevità del nostro passaggio nel mondo e il rischio di potersene andare in qualunque momento, a rendere la vita così bella e, al contempo terrificante? Se un’esistenza finita è considerata “futile”, allora “l’immortalità” non diventa una contraddizione di infinita futilità?

La “singolarità tecnologica” porterà all’estinzione dell’essere umano e, alla sua progressiva sostituzione, per mezzo delle macchine dotate di sofisticate tecnologie. Ci disincarneremo per abitare i corpi digitali e virtuali, per essere padroni della nostra data di scadenza e per raggiungere l’immortalità, a cui tanto sembra che aneliamo. Infatti, la singolarità tecnologica, come scrive Kurzweil, ci permetterà di superare queste limitazioni dei nostri corpi e cervelli biologici. Acquisteremo potere sul nostro stesso destino e la nostra mortalità sarà nelle nostre mani. Saremo in grado di vivere quanto vorremmo. Capiremo a fondo il pensiero umano e ne estenderemo e espanderemo enormemente il dominio.

Ma è davvero quello che vogliamo? Il dramma dell’esistenza è la perpetua contrapposizione tra due poli opposti che si trasformano e che non ci soddisfano a pieno nelle loro diverse caratteristiche. Chi di noi non vorrebbe che la nostra vita fosse infinita? E che le cose acquisissero un senso?  Siamo esseri per la morte e questo ci pervade molto più di quanto pensiamo. Siamo esseri caratterizzati dalla finitudine e che, hanno un percorso ben preciso da portare a compimento. Quanto sarebbe terribile, per noi, la pesantezza di una vita eterna? Pensiamoci, ci rinunciarono anche i grandi eroi dell’epica classica a condurre una simile vita (=Achille che scelse una vita breve a scapito dell’eternità). Gli dèi impararono ad invidiare gli uomini per la loro “data di scadenza”. Tuttavia, noi oggi desideriamo un proseguo di questa nostra esistenza e, il transumanesimo, ne è un chiaro e lampante esempio. 

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