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Sul suggestivo palco del Teatro Romano di Verona, nelle serate del 14 e 15 settembre 2022, è andata in scena la rappresentazione intitolata: “Ifigenia in Tauride”. Protagonista è la nota figlia del comandante della spedizione panellenica, Agamennone. Una giovane violata e considerata come una mera vittima sacrificale per propiziare la vittoria a Troia. A interpretare tale il ruolo di protagonista è stata l’attrice Anna della Rosa con la regia di Jacopo Gassman.  

L’Univr tratta il tragico di Euripide

Ifigenia in Tauride di Euripide
Ifigenia in Tauride di Euripide

Il Centro di Ricerca Skenè dell’Università di Verona ha organizzato, nel pomeriggio del 14 settembre al Polo Zanotto, un’incontro preliminare allo spettacolo, che si è tenuto nelle serate del 14 e 15 settembre 2022 alle ore 21:15 al Teatro Romano, a cui ha partecipato anche l’Istituto Alle Stimate, garantendo agli studenti del triennio del Liceo classico la possibilità di conoscere i “dietro alle quinte”.

La presentazione in ateneo è stata articolata in due momenti:

1) incontro col regista dello spettacolo, Jacopo Gassmann (14:30-16:00)

2) seminario di approfondimento sulla figura di Ifigenia e le sue rappresentazioni con l’opportunità di sentire le voci e gli illuminanti interventi di Giorgio Ieranò (Ifigenia Taurica tradotta per la scena); Raffaella Viccei («A una sacerdotessa si addice il silenzio». Immagini parlanti di Ifigenia); Marco Duranti (L’onda anomala: il finale dell’Ifigenia Taurica); Sotera Fornaro (Ifigenia dal sogno goethiano alle oscurità del nazismo). Modera il docente universitario, Gherardo Ugolini.

Chi è Ifigenia? Facciamo un passo indietro

Ifigenia è figlia di Agamennone e Clitemnestra. È sorella del noto Oreste (colui che venne perseguitato dalla Erinni, dopo aver ucciso, per vendetta, la madre). Ifigenia è un personaggio femminile cardine, all’interno delle celeberrime tragedie di Euripide, che fin dai suoi esordi ha manifestato la volontà di evidenziare il carisma e il coraggio delle giovani eroine del mito.

Ifigenia è una giovane donna. Agamennone, prima della spedizione degli achei verso Troia, prese la terribile e disdicevole scelta di sacrificarla per scopi propiziatori. Inizialmente, ella si mostra indifesa e inconsapevole, ma non vuole nemmeno impedire la partenza o precludere la vittoria del suo popolo sui troiani; infatti decide di andare incontro al suo destino in maniera coraggiosa, senza sapere che Artemide l’avrebbe salvata.

Ifigenia, che tutti credevano morta, vive nella remota e barbara Tauride (attuale Crimea). La dea Artemide l’aveva salvata, sostituendola con una cerva. Ifigenia, nel prologo, narra la sua dolorosa condizione di sacerdotessa di Artemide, straniera in un paese straniero, costretta a sacrifici umani. Il fratello Oreste, in fuga dalle Erinni, approda in Tauride con Pilade e sfugge al sacrificio perché riconosce la sorella. I tre beffano il re locale, Toante, e riescono a fuggire per mare. 

Teatro Romano di Verona
Teatro Romano di Verona

Le parole del regista Jacopo Gassmann

Il regista Jacopo Gassman

«Il mio percorso teatrale, da regista, è stato sempre legato al materiale contemporaneo. L’Ifigenia è stato il mio primo approccio al dramma classico, nonostante amassi da tempo il greco antico. Si tratta di un testo metamitologico, oscuro, moderno e affascinate anche se non uno dei più noti di Euripide. Dietro le quinte di questo spettacolo c’è stato un enorme lavoro di rilettura dei testi e saggi dedicati all’argomento e me ne sono innamorato strada facendo».

«È un testo che ho pensato molto in chiave psicanalitica. Ifigenia è scissa profondamente da una perpetua dicotomia. Oreste è al limite della psicosi; queste Erinni che lo seguono sono il trauma di aver visto troppo sangue e di aver ucciso la madre. Euripide gioca con gli spettatori del tempo e anche con noi, attuando un’operazione composita, elaborando in, chiave moderna, le varianti del mito obnubilando lo sguardo critico dello spettatore o la sua memoria culturale. È un gioco che parte da Euripide e arriva fino a Pirandello».

Ifigenia e la Psicoanalisi 

Gassmann portò avanti un lungo lavoro con lo scenografo per l’ambientazione della tragedia e, alla fine, si optò per un tempio acronico come se esemplificasse una sorta di “inconscio collettivo” , che collabora per agevolare la fuga dei due protagonisti e, al contempo, gioca sui rimandi e citazioni di carattere mitologico. L’idea era quella di creare un universo distopico, ove un mondo barbaro come quello della Tauride diventasse, alla fine, qualcosa di poco lontano da ciò che ci aspettiamo. In questa tragedia non vediamo il sangue, ma le ombre e le costanti contraddizioni dei personaggi, che fanno parte del loro processo cognitivo. Infatti, la Tauride potrebbe essere proprio il rovescio dell’Aulide. 

Il coro, che ha una parte attiva in questo spettacolo, è come se rappresentasse un’estensione inconscia di Ifigenia. Inoltre, svolge anche una funzione onirica. È un coro che anela e ci parla di una nostalgia struggente nei confronti della patria (Grecia) e dei viaggi fatti con il pensiero e la fantasia, al fine di sopravvivere.

Il triennio del Liceo Classico Alle Stimate a Lezione al Polo Zanotto di Verona

Riflessioni

Lo spettacolo è un viaggio onirico, come lo definì Gassmann, e con un cast di attori giovani e di grande talento. È una tragedia di figli, che sono gli ultimi di una dinastia. Ifigenia e Oreste sono orfani in un mondo senza più modelli e senza più padri. Sono due nomadi che vagano sotto un cielo che non ha risposte. Vengono mandati verso un destino ignoto e verso un’orizzonte, che è un ulteriore punto interrogativo. Non sappiamo che fine faranno. I figli di oggi sono più liberi, poichè non ci sono più le autorità solide di un tempo o i grandi apparati del secolo scorso, ma sono anche sempre più spaesati come, non manca mai di notare il nostro Umberto Galimberti. Siamo una generazione che vaga nei meandri del nichilismo; fatichiamo a vedere con nitidezza un futuro dinanzi a noi. E per questo il dramma euripideo è più che mai attuale. Ci sono giovani che devono diventare padri di se stessi. Alcuni ce la fanno, ma altri si perdono.

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