Ovidio: un immoralista di estrema naturalezza

Ovidio è poeta da riscoprire e rileggere per comprendere la sua invidiabile lungimiranza, l'attualità delle sue parole e per emozionarsi dinanzi a quell'universo, da lui creato nelle "Metamorfosi", di forme mutevoli, che scandagliano tutta la storia della letteratura latina per pervenire fino ad oggi con insegnamenti e messaggi eterni e di valore.

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Ovidio
Ovidio
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Ovidio è poeta di età augustea che rivendica fino all’ultimo la libertà dell’artista anche se sovversiva (in questo caso alle campagne propagandistiche messe in atto da Augusto) per i temi trattati. Egli credeva che l’arte non dovesse essere in alcuna misura vincolata o veicolata attraverso una realtà basata su valori che l’autorità porta avanti. Durante la permanenza a Tomi, da cui non farà ritorno, Ovidio scrisse nei “Tristia” così: «Qui scrivere poesia è come danzare nel buio».

L’arte è bellezza, ma anche fruizione collettiva e se manca un pubblico, cioè quello romano, allora poetare e comporre versi perde addirittura il suo scopo ed è come non aver danzato. Ovidio era dotato di un carattere affascinate che infonde nei suoi versi, i quali trasudano la sua anima che vivrà in eterno in questi ultimi.   

Ovidio, un grande classico

Publio Ovidio Nasone (43 a.C -18 d.C)

Ovidio, dopo essersi trasferito a Roma, divenne il poeta “alla moda” all’interno dell’élite del tempo. Abbandonata la carriera politica, di cui aveva già percorso i primi gradini, si dedicò interamente alla poesia, a cui si sentiva chiamato da un’intima vocazione. La sua innata capacità di versificazioneTutto ciò che si accingeva a scrivere diventava verso») si fondeva in una musicale, fluida e orecchiabile melodia. Ovidio possedeva tutte le qualità per conquistare un immediato successo tra i circoli letterari della capitale.

Con lui la poesia diventa un lusus (gioco elegante e d’ingegno) e un divertissement, che mira a colpire ed a stupire il lettore. Giacomo Leopardi lo definì un «cacciatore di immagini» per la sua singolare bravura nel rendere vivide le descrizioni delle straordinarie trasformazioni, da lui narrate nelle Metamorfosi

Perché dovremmo leggere Ovidio? 

Ovidio rientra in quei pochi e grandi autori che vivranno per sempre. Le Metamorfosi sono contraddistinte da una significativa genialità, da parte dell’autore, nel saper attuare giochi d’incastro, che permettono ai racconti di trovare una loro conclusione, ma, allo stesso tempo, di legarsi fra loro consentendo scorrevolezza e fluidità al poema. Inoltre, le Metamorfosi designano la base per tutta la “nuova epica” e, per tale ragione, anche lo stesso Dante Alighieri risulta debitore nei confronti di Ovidio, perché, prima di lui, ha saputo rimaneggiare ogni mito, che condensa e traduce le varie pulsioni umane.

L’unica legge immutabile del poema è il perenne mutamento, così la volatilità, la leggerezza delle forme e il perpetuo nascondersi dell’essere dentro all’apparire (verità-menzogna). Ovidio ci insegna che nulla scompare ma tutto muta. L’annullamento non esiste, perché ogni cosa si trasmuta in altra forma. Con queste parole consolatorie, è come se volesse esorcizzare l’angoscia della morte e il timore dinanzi alla nostra “data di scadenza”.  

Metamorfosi
Le “Metamorfosi” di Ovidio edz. Einaudi con testo a fronte

Giampiero Rosati, un grande latinista e filologo classico disse: «Quello delle Metamorfosi è un universo di forme illusorie: vittime degli inganni prodotti dai travestimenti, dalle ombre, dai riflessi, dagli echi, dalle stesse parole, i personaggi si aggirano come sperduti in quel labirintico intrigo delle apparenze». 

L’ultima parola del poema riguarda lo stesso Ovidio, che è voce poetante e memoria per i posteri: Vivam! Io vivrò! Tale asserzione suona come affronto al potere del princeps Augusto, che ingiustamente lo relegò a Tomi, fuori dai confini della sua amata Roma; tuttavia è anche sintomatica di come l’artista abbia infuso se stesso nell’opera da lui realizzata. Ovidio ha composto le Metamorfosi e nel farlo ha inserito un pezzo della sua anima, e solo leggendole contribuiremo a mantenerlo in vita, anche a scapito del passare inesorabile dei secoli. Ovidio vivrà per sempre.

Nel liber XV delle “Metamorfosi” afferma: «E ovunque si estende, sulle terre domate, la potenza romana, le labbra del popolo mi leggeranno, e per tutti i secoli, grazie la fama, se qualcosa di vero c’è nelle predizioni dei poeti, vivrò».

L’arte come specchio dell’anima

Al giorno d’oggi sono pochi gli autori che scrivono, infondendo la loro anima, il loro vissuto e il loro bagaglio di emozioni creando prodotti inediti e fruibili, come aveva fatto Ovidio nella lontana Roma augustea. Infatti il concetto di “industria culturale”, perspicacemente individuato e teorizzato dagli intellettuali della Scuola di Francoforte, è alla base della nostra società, ove il valore dell’utile e del profitto sono alla base di ogni meccanismo, anche di produzione e vendita di libri. Al contrario, Ovidio sembra fornirci l’ennesimo insegnamento: metti te stesso in ciò che scrivi, solcando tematiche imprescindibili, cosicchè lì vivrai, anche se i secoli correranno e fluiranno.

Se oggi, Ovidio, lo si studia nelle scuole e se ne riprendono, inconsapevolmente, le frasi d’effetto da lui partorite, significa che è un autore infinitamente grande, che ha ancora da dirci cose di infinita importanza. Ovidio è stato (ed è tutt’ora) un fiore all’occhiello della letteratura latina, morto in condizioni mediocri e spregevoli, a causa della sua personalità sui generis e “disturbante” nella società vigilata dall’occhio di Augusto; infatti la relegatio (relegazione) a Tomi nel 8 d.C fu, per Ovidio, determinante e lo scalfì nel profondo: perse la sua vena artistica di abile e instancabile versificatore e, con essa, si spense anche la sua “esuberanza”, che lo contraddistingueva e che lo rese un poeta amato, benché “rivoluzionario” per il suo tempo. 

L’interpretazione di Sermonti

Vittorio Sermonti, scrittore e dantista italiano, ci fornisce una lettura del tema della “metamorfosi” come metafora del cambiamento inevitabile che ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, è chiamato a vivere: l’infanzia, l’adolescenza e la vecchiaia. Insomma, quelle che Hermann Hesse chiamò le Stagioni della vita. Ovidio con il suo poema, in filigrana, è come se ci dicesse che tutto muta e nulla resta uguale per agenti esterni o per scelte personali (come quella di Dafne o Pigmalione). Noi siamo padroni di ciò che siamo, ma dobbiamo riconoscere anche l’importante peso del potere della scelta: possiamo decidere di migliorarci, di metamorfizzarci in qualcosa che ci fa rendere la migliore versione di noi e non è mai troppo tardi per iniziare.  

Attualizzazione

Un’ulteriore interpretazione del concetto di “metamorfosi” può essere quella fornitaci dal libro di Mark O’Connell “Essere una macchina”, un testo nel quale ci viene predetto che, nel giro di poche generazioni, sarà possibile trasformare il sostrato dell’umanità.  

Gli esseri umani biologici verranno, da questa società tecnocratica, sostituiti da super intelligenze artificiali, che saranno la scintilla per una progressiva metamorfosi dell’umano a macchina. Chiaramente, è una visione al limite dell’immaginifico, ma per quanto dissacrante non è comunque uno scenario da escludere a priori. Molti sociologi moderni e contemporanei, come Erich Fromm o Franco Ferrarotti, sollecitano e incalzano a vedere la scienza come tecnica funzionale e non finale. Così afferma Ferrarotti in Dalla società irretita al nuovo umanesimo: «La scienza ha spiccato il suo volo». Siamo i nuovi Positivisti, che riversano, romanticamente, tutte le proprie aspettative non più nell’essere umano ma nella techne

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Vivo a Negrar, in provincia di Verona. Frequento il liceo classico alle Stimate e scegliendo questo indirizzo mi sono resa conto del vivo interesse e la curiosità che provo nei confronti delle materie umanistiche, trovo che siano a dir poco affascinanti ed inaspettatamente legate a quella che è la modernità. Le materie che prediligo sono filosofia, storia ed epica, tanto che nel tempo libero cerco di leggere più libri possibili in riferimento a queste discipline. Pratico pattinaggio sul ghiaccio e coloro che mi conoscono sanno la passione e l’impegno che impiego per questo sport, da cui indubbiamente ho ottenuto tante soddisfazioni. Riguardo al mio futuro, mi piacerebbe svolgere un lavoro che mi renda orgogliosa e che vada a premiare tutti gli sforzi fatti.

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