La “Metamorfosi” di Franz Kafka

«Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto». Uno degli incipit più noti nella storia della letteratura e che apre al capolavoro, più che mai attuale, di Franz Kafka "la Metamorfosi".

Franz Kafka
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Ci sono libri che possono cambiare una vita. Tutti i grandi lettori hanno nella propria biblioteca personale almeno uno di questi testi: c’è chi dice che la propria visione del mondo non è stata più la stessa dopo aver letto “Siddharta” di Herman Hesse, chi invece si è sentito diverso dopo aver aver affrontato “Delitto e Castigo” di Dostoevskij, e chi non ha più guardato il mondo con gli stessi occhi dopo aver letto i libri di Stephen Hawking. Tra questi pezzi unici e che hanno contribuito a rendere grande letteratura del loro secolo, entra a pieno titolo “La Metamorfosi” di Franz Kafka; un libro sui generis, difficile da categorizzare e che apre a molteplici interpretazioni sulla base del proprio vissuto.

Franz Kafka

Tra le righe de “La Metamorfosi” è possibile individuare gran parte dei disagi che hanno accompagnato l’esistenza dello scrittore: la relazione tormentata con il padre, l’alienazione dovuta a un incomprensibile e frenetico mondo del lavoro e la dismorfofobia, ovvero il rapporto conflittuale con il suo corpo. Insomma, ogni buon lettore di Kafka sa che non esiste una biografia più accurata e dettagliata dell’autore che non siano le sue stesse opere.

La mattina del 17 novembre 1912, Franz Kafka si svegliò da un sonno agitato. Non era stato un riposo ristoratore, ma piuttosto una parentesi inquietante: che sensazione si proverebbe risvegliandosi nel corpo di un misero insetto? Da qui nasce il grande capolavoro di Franz Kafka, da noi oggi studiato, analizzato e interpretato.

Trama

Il protagonista, Gregor Samsa è un commesso che, grazie al suo lavoro, mantiene l’intera famiglia composta da madre, padre e sorella minore. Il fatto di essere l’unico a portare i soldi in casa, lo carica di un’importante responsabilità; tuttavia una mattina Gregor si sveglia nei panni di un enorme scarafaggio e da qui ogni cosa cambia e prende una direzione allucinogena e inquietante.

Il primo pensiero di Gregor, o meglio dello scarafaggio è rivolto alla sua professione: come farà a recarsi al lavoro in quello stato? Successivamente, si preoccupa per il proprio aspetto ormai divenuto ripugnante. La sorella minore, Grete (l’unica con cui Gregor aveva un buon rapporto) gli vorrà ancora bene? Come reagirà suo padre, che lo sopportava a stento quando era umano, figuraiamoci ora da insetto?

Tutte le paure del ragazzo – scarafaggio si rivelano fondate: la sua famiglia lo ripudia, non tanto per l’orribile aspetto, quanto piuttosto per l’incapacità di produrre reddito, venendo incontro alle esigenze economiche familiari. Inoltre, Gregor ora rappresenta un peso economico non indifferente. Si palesa, così, una delle due grandi nemesi dalle quali derivano le sfortune dei protagonisti dei romanzi di Kafka: la famiglia, che da luogo di conforto diventa luogo di scontro. L’altra è l’incomprensibile dedalo burocratico, quel grande meccanismo che ci sovrasta senza che si possa far nulla per impedirlo, rappresentato magistralmente neIl processo“.

Le insicurezze di Kafka

La Metamorfosi è una sorta di “anti-favola moderna“, che ribalta i canoni tradizionali: il protagonista si ritrova trasformato in un animale come se fosse vittima di una maledizione, che non può spezzare. La sua è una “punizione” priva di un reale motivo. Lo scrittore era un ragazzo esile e molto alto, ossessionato dalla propria magrezza, percepiva il suo corpo come un castigo, un male con il quale avrebbe dovuto fare i conti fino alla morte. Una condizione fisica che riteneva spaventosa. Oggi si parlerebbe a buon titolo di dismorfofobia, ovvero della percezione distorta ed esagerata dei propri difetti fisici, tale da compromettere le attività quotidiane.

“La Metamorfosi” di F. Kafka edito Mondadori

Chiaramente, come ogni buon classico che si rispetti, le interpretazioni sono moltissime; infatti viene indagato il problematico rapporto con il padre, Hermann Kafka, uomo crudele e anaffettivo secondo la testimonianza del figlio e che fu terreno fertile per sviluppare un disagio esistenziale, che trasuda dalle opere del giovane autore. Era un ragazzo profondamente introverso, in aperto conflitto con un’autorità paterna, recepita così ingombrante e poco disposta a tollerare le sue debolezze, al punto da irriderne gli aspetti spiccatamente intellettuali.

Un disagio che continua

“Lettera al padre”di Franz Kafka edito Einaudi

Molti degli aneddoti più “crudeli”vennero trattati nella “Lettera al padre“, scritta nel 1919 e mai spedita, pubblicata postuma nel 1952. Uno degli episodi che più ci aiuta a capire l’origine del disagio di Kafka riguarda i ricordi dello scrittore boemo in riferimento alle nuotate insieme al padre, il quale voleva iniziarlo alla pratica sportiva al fine di temprare quel fisico mingherlino. Kafka, che si vergognava del suo corpo, era molto reticente nel voler restare in costume davanti agli altri bambini, ma suo padre non voleva sentir ragioni. Kafka trovò il coraggio di raccontare questi episodi solo anni dopo in:

«Carissimo padre, di recente mi hai domandato perché mai sostengo di aver paura di te. Come al solito, non ho saputo risponderti niente, in parte proprio per la paura che ho di te, in parte perché questa paura si fonda su una quantità tale di dettagli che parlando non saprei coordinarli neppure passabilmente».

Kafka, cantore dell’uomo moderno

Figli indiscutibili di ossessioni personali, i romanzi di Kafka, e in particolare La metamorfosi, offrono spunti di riflessione molto attuali. La ricerca del proprio posto nel mondo, l’impossibilità di afferrare i meccanismi del sistema di cui facciamo parte, il rapporto di incomunicabilità con se stessi e con gli altri: sono tutti temi che riguardano l’autore ma non solo.

C’è un perché se Kafka è ritenuto uno degli autori che meglio hanno messo per iscritto le insicurezze dell’uomo moderno, costretto ad affrontare un cambio radicale nei valori rispetto al secolo precedente. Nel suo essere un uomo profondamente solo e riservato, Franz Kafka aveva compreso perfettamente il resto dell’umanità e la direzione che avrebbe intrapreso. Ecco perché leggere le sue opere può aiutare a capire meglio come diradare le ombre che si pongono sul nostro cammino.

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