“Ma se il talento è innato allora qual è il mio merito”, così afferma il rapper Ernia, pseudonimo di Matteo Professione, in “L’IMPOSTORE”, canzone che apparentemente può sembrare una canzone introspettiva come altre, ma nasconde il significato più puro di una condizione psicologica particolarmente diffusa tra persone di successo e competenti nei rispettivi ambiti: la cosiddetta “sindrome dell’impostore”.

La sindrome dell’impostore non fa parte del DSM, (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), tuttavia è un fenomeno che recentemente viene studiato e approfondito da diversi professionisti competenti nell’ambito.
Questo schema di pensiero è spesso scaturito da forti pressioni esterne, bassa autostima, ricerca del perfezionismo, eccessivo confronto e da una costante paura del giudizio altrui, proprio per questo solitamente tende a manifestarsi nel picco di successi lavorativi o scolastici, in adolescenza o nella prima età adulta. Infatti, come anche ci testimonia il sito “orizzonte scuola”, il fenomeno è solito svilupparsi durante gli anni di scuola, di fatto il 97,5% delle donne STEM pensa di non meritare i propri risultati e di non essere all’altezza dei traguardi raggiunti. Questa notizia ci aiuta a comprendere come questa caratteristica sia molto diffusa, anche se non sempre riconosciuta
Con questo articolo scopriremo di cos’è la sindrome dell’impostore, analizzando alcune citazioni tratte dalla canzone di Ernia.
“Mi chiedo correndo il rischio: È fortuna oppure tempismo?”
Uno dei sintomi della sindrome consiste nel portare il soggetto che patisce questa condizione a pensare che ogni successo non sia meritato, poiché favorito da agenti esterni come la fortuna, il tempismo, o la sensazione di ottenere buoni risultati per la simpatia che potrebbe trasmettere a coloro che devono giudicarlo o la sovrastima nei propri confronti e non per la dedizione esercitata.

“Forse è grazie al cervello che ho reso grande il mio nome
Ma la musica è di pancia, io non ho duro l’addome”
Inoltre rimane il costante pensiero di ottenere buoni risultati solo grazie al talento naturale e ad un’intelligenza brillante di cui manca il senso di appartenenza, che porta a una forte difficoltà nell’interiorizzazione dei propri successi, la paura di “star ingannando” le persone vicine, correlata alla paura di essere “smascherati” per la propria percezione di inadeguatezza.
“Li distraggo aspettando che notino
che li ho ingannati tutti”
Chi convive con questa condizione si sente un costante manipolatore della realtà e delle persone, con il terrore di essere smascherato come soggetto che vince solo tramite doti naturali, che l’individuo percepisce come sconnesse da se stesso, e agenti esterni. L’individuo per questo non si impegna nell’ambito per soddisfazione personale, poiché pensando che in ogni caso non si possa raggiungere, ma per il terrore che le persone attorno possano riconoscerlo come mascherato, inadeguato o, appunto, impostore.

“Pensavo che il successo fosse una mia fantasia
Non sono io davvero, è un caso di omonimia”
Chi soffre di questa condizione può inoltre soffrire la paura e l’angoscia che il successo raggiunto non solo non sia reale, ma che appartenga a un’altra persona o a una parte di sé che in quella circostanza l’individuo non riesce a percepire come facente parte della stessa persona.
“Ora chiedimi: “Tu questo te lo meriti o lo vuoi?”
E se ti dicessi: “Io son l’impostore tra di noi”
Il lato più difficile da affrontare è la costante sensazione di angoscia, insicurezza, ansia e insoddisfazione che bisogna saper riconoscere e con la quale imparare a convivere.

Infatti coloro che sono soggetti a questo tipo di mentalità spesso evitano di svolgere compiti o lavori per la paura che potessero essere quelli in cui si presenta l’apparente fallimento e smascheramento, comportando una costante paura e sensazione di insuccesso in molti ambiti della vita.












