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Come nel 2017 anche nel 2018 la multinazionale Statunitense Amazon è riuscita, legalmente, a pagare zero tasse sul suo profitto di ben 11,2 miliardi di dollari e, anzi ha ricevuto 129 milioni di dollari di rimborsi fiscali dallo stato. La cosa aveva già fatto discutere l’anno scorso ed era riuscita ad avvicinare due punti di vista molto distanti come quelli del presidente Trump e Bernie Sanders, entrambi avevano, infatti, espresso il loro malcontento a riguardo sui social. Paradossalmente tuttavia è proprio a causa di uno dei due che si verifica tale situazione.

Secondo l’ITEP infatti è proprio grazie alle politiche di Trump che Amazon riesce a godere di tanti benefici fiscali. Il presidente infatti con alcune riforme ha provato a incentivare investimenti da parte delle imprese, ma non ha saputo bloccare alcune scorciatoie che hanno permesso a grandi società di pagare meno tasse sui profitti. Amazon è anche riuscita beneficiare di detrazioni fiscali per i suoi grandi investimenti in ricerca e sviluppo, e di un sistema di compensazioni sotto forma di azioni per i suoi dipendenti – specialmente dirigenti – che vengono fatte rientrare tra le spese da sottrarre alle entrate.

La compensazione in forma di azioni è un sistema molto comune, soprattutto tra le piccole start-up che non hanno molta liquidità: i dipendenti ricevono delle azioni delle società che poi potranno rivendere quando il loro valore sarà salito. A rientrare tra le spese non è però il valore delle azioni al momento dell’assegnazione, ma quello al momento della loro successiva vendita. Azioni assegnate da Amazon qualche anno fa, e rivendute oggi che il loro valore è cresciuto enormemente insieme a quello dell’azienda (800 miliardi di dollari) fanno quindi crescere tantissimo le spese nel bilancio aziendale. Quest’anno ha contribuito infatti anche un grosso volume di azioni vendute da dipendenti e dirigenti dell’azienda dopo che per anni se le erano tenute.

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