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Molti dei preziosi moai che si trovano sulla famosa isola di Pasqua, al largo delle coste del Cile sono stati intaccati da un pericoloso lichene che rischia di distruggerne la forma e la resistenza. Il lichene, infatti, agendo sul tufo, la pietra vulcanica di cui sono fatti i faccioni, ne corrode le forme e secondo gli esperti arriverà nel giro di tre secoli a trasformare i moai in blocchi rettangolari con una consistenza argillosa. il Guardian ha sintetizzato in questo modo la situazione «i licheni stanno sgretolando le sculture, trasformando il loro aspetto, ammorbidendole a una consistenza simile all’argilla». Oltre il 70 per cento dei moai si trova attualmente in questa situazione.

Il danno dato dal lichene non è irrimediabile, per risolvere il problema è necessario un procedimento molto costoso che prevede una pulizia accurata dei moai e l’applicazione in seguito di sostanze chimiche che proteggono la superficie delle sculture. È stato stimato che l’intera operazione costerebbe circa 500 milioni di dollari. L’amministrazione dell’Isola di Pasqua, che fa parte del Cile, sta cercando di ottenere parte di quei soldi dagli stati i cui esploratori rubarono diverse statue nei secoli passati.

I licheni non sono però l’unico problema dell’isola di Pasqua. Anche l’isola stessa si sta consumando e secondo i modelli matematici più accreditati sul cambiamento climatico, entro la fine di questo secolo i mari si innalzeranno fino a quasi 2 metri, creando notevoli problemi a molte isole della zona.

Insomma il rischio per queste opere è molto grande ed è molto probabile che se dovessero sparire il mistero che riguarda la loro funzione, costruzione e scopo non potrebbe mai essere svelato. Della storia dei moai e dell’isola di Pasqua infatti si sa ancora ben poco. Sulla base delle testimonianze trovate sull’isola, gli storici sono convinti che i primi a raggiungerla furono i polinesiani circa mille anni fa: vi si stabilirono creando una civiltà piuttosto florida. Costruirono oltre 1.100 moai usando tecniche non ancora del tutto chiare, comprese quelle per trasportare i pesanti blocchi di pietra dalle cave ai punti perimetrali dell’isola dove si trovano tuttora. Non sappiamo nemmeno di preciso a che cosa servissero e che cosa portò la civiltà dell’isola di Pasqua a scomparire, ma tra i principali indiziati ci sono l’eccessivo consumo di risorse e l’arrivo dei colonizzatori europei, che portarono malattie a cui gli abitanti dell’isola non erano immuni

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