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Il 23 giugno del 2016 il popolo britannico, tramite un referendum, decise di uscire dalla UE, con un 51,9% favorevole. Allora era David Cameron il primo ministro, che propose questo provvedimento come soluzione al malcontento generale nel Paese per diversi motivi: i costi del Welfare, il sovrappopolamento di persone dall’Est, la perdita di cultura nazionale e la difesa dei confini contro immigrazione illegale e terrorismo. Non appena la proposta venne accettata, i cosiddetti “Anti – Brexit” iniziarono a protestare e così Cameron diede le dimissioni. Al suo posto venne eletta Theresa May, la quale, ad oggi, decide di far uscire definitivamente il Regno Unito dall’Unione Europea.

Questa soluzione dovrebbe entrare in vigore il 29 Marzo del 2019, ma tutto rimane in stallo perché il 15 Gennaio scorso la Camera dei Comuni ha bocciato la proposta fatta per il nuovo accordo sulla Brexit. Le possibilità ora sono molteplici:

La prima sarebbe quella di fare un nuovo accordo che Theresa May deve presentare al consiglio dell’Unione Europea, dopo essere stata approvata dal suo parlamento.

La seconda è rimandare interamente il processo di uscita dello Stato britannico, ma questo sarà possibile solo se tutti i 27 Stati all’interno della UE saranno d’accordo.

La terza, più che possibilità, è una soluzione estrema, ovvero uscire senza aver stipulato alcun accordo. Questo rende però difficile prevedere cosa accadrà.

Studenti e lavoratori inglesi che si trovano all’estero sarebbero costretti a tornare in patria per poter stare al passo con le nuove leggi proposte dal parlamento inglese dopo l’uscita. Viceversa per gli europei che sono attualmente nel Paese della Royal Family.

(foto in copertina:https://www.publicdomainpictures.net/en/view-image.php?image=180560&picture=brexit-referendum-uk)

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