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Le vittime delle tragedie che negli ultimi anni hanno colpito la Libia non sono solo le persone, l’economia del paese è stremata e in particolare il turismo la cui carenza ha portato all’abbandono di alcuni fra i siti archeologici più importanti del paese. Cirene localizzata sulla costa è uno di questi. «In otto anni ho visto solo tre turisti tra le rovine antiche di questo che è uno dei siti archeologici più ricchi e meglio conservati di tutta la Libia», esclama il 52enne Adham Fadlallah, una guida locale che prima viveva di turismo e da dopo la caduta di Gheddafi nel 2011 si è adattato a fare l’elettricista. «Nel 2012 ho accompagnato due giovani inglesi tra queste mura antiche. Poi nulla. Lei oggi è il terzo visitatore dal 2011!», aggiunge sconsolato parlando al giornalista del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi.

Cirene è un’antica colonia Greca fondata nel settimo secolo avanti Cristo, che domina il Mar Mediterraneo da una grande conca a quasi 600 metri d’altezza, ricca d’acqua e di vegetazione rigogliosa. Già ricco di templi e teatri edificati dai greci il sito fu ulteriormente arricchito, in seguito alla conquista romana, con vaste ville ricche di mosaici, terme e con un complesso sistema d’acquedotti tanto solido ed efficiente che viene utilizzato in alcuni tratti ancora oggi. La città fu messa in ginocchio dopo la rivolta ebraica del 115-17 dopo Cristo e un gravissimo terremoto nel 365 che ne provocarono l’abbandono.

I resti della cittadina si sono conservati fino ai giorni nostri, addirittura meglio che nella più famosa Leptis Magna e grazie a questi Cirene divenne famosa, prima a metà dell’Ottocento grazie alla propaganda fatta dagli inglesi poi ancora di più grazie alle vaste e complesse missioni di scavi e ricostruzione lanciate dopo l’invasione italiana nel 1911. Negli ultimi anni del regime di Gheddafi il turismo era cresciuto a dismisura, favorendo l’erezione di hotel e ristoranti. Ma questa crescita si è arrestata. Oggi non servono biglietti per visitare Cirene. Nei week end ci vengono libici della regione e scolaresche delle cittadine limitrofe. Subito dopo lo scoppio delle rivolte contro Gheddafi nel 2011 ci fu il timore che le rovine potessero venire saccheggiate da tombaroli e bande di trafugatori di reperti su commissione ma, a detta di Fadlallah la zona è rimasta relativamente tranquilla e oggi la presenza dei militari di Khalifa Haftar sarebbe viatico di sicurezza anche per il sito archeologico. Ma servono conferme. Sino ad ora non è stato fatto un serio studio di verifica sistematica sul sito e i suoi dintorni.

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