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Una serata per tramandare e far conoscere lo spirito del liceo classico, ancora poco frequentato, ma “eterno”. L’evento nazionale che si è tenuto anche quest’anno, per la sesta volta, alle scuole Alle Stimate ha emozionato e colpito positivamente genitori e ospiti dei sei laboratori allestiti per l’occasione dagli studenti. A svelarci il significato di questa iniziativa è il professor Umberto Fasol, preside della scuola.

Professore, quando e come è nata l’idea di realizzare questo evento nazionale?

La notte del liceo classico è nata dall’iniziativa di un liceo della città di Catania, che ha deciso di organizzare un evento su scala nazionale invitando tutti i licei classici d’italia ad aderirvi, in una data fissa e con un format stabilito da loro, che serva a promuovere la cultura
dell’indirizzo in tutta italia.

Questo evento serve anche a stimolare i ragazzi?

La finalità è duplice, tuttavia la motivazione più forte è quella di far conoscere e tramandare lo spirito del liceo classico, poco conosciuto, guidato dalla passione dei professori che insegnano all’interno di questi licei, con la consapevolezza di coltivare nelle nuove generazioni le cose più belle che ci hanno tramandato i nostri antenati, le cose più vere, le cose più giuste, le cose eterne e mostrarle al pubblico come una bella tavola imbandita.
Con questo evento pubblico si vuole contaminare la nostra società con la bellezza dei valori che provengono dalla cultura classica, la cultura di Aristotele, di Platone, di Seneca, di Tacito, di Omero, Virgilio, Dante Alighieri e molti altri; personaggi con grandi personalità del mondo della cultura, della politica e del lavoro.

Il liceo classico è spesso definito come “vecchio”, cosa ne pensa?

L’indirizzo classico è l’indirizzo per definizione eterno, che non bada alle mode, che è sempre uguale a se stesso, proprio perché raggiunge il cuore dell’uomo, esce dalla mente più profonda e quindi è in grado di parlare all’uomo di ogni tempo e di ogni latitudine.
Dire che il greco ed il latino sono lingue morte, nel senso di non più parlate è riduttivo, e non tiene conto degli aspetti positivi che queste lingue hanno, quali la capacità di far sviluppare la logica, un pensiero critico, ma soprattutto la possibilità che danno di riflettere su quale sia la nostra vera identità, la nostra dignità e rende l’uomo capace di performare la sua sfera produttiva tecnologica e di orientarla, facendone rispettare i valori umani fondamentali. La tecnologia senza una testa si ritorce contro l’uomo.

Qual è l’emozione più grande che si porta a casa dopo il termine di ogni edizione?

Dopo questo evento si torna a casa contenti perché si è assistito a qualcosa di bello.
Come diceva Dostoevskij non saranno il denaro o il pane a salvare il mondo, ma la bellezza, ed è questo il valore di questa evento, una bellezza fatta dal coinvolgimento di tutti i ragazzi dell’indirizzo, dei loro genitori e di tutti i professori che hanno aiutato ad allestire l’evento in un tempo che va al di fuori dell’orario della campanella e dalle singole aule.
Una grande occasione per mettere in mostra quelle cose che rimangono un po’ scontate nel percorso scolastico quotidiano, diventando visibili e incisive nella realtà.

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