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Era il 1946 quando l’artista argentino Lucio Fontana pubblicò il Manifesto Blanco, testo nel quale esprime la necessità di superare l’immobilità dell’arte. L’anno della stampa del manifesto indica convenzionalmente la nascita dello Spazialismo, ovvero un movimento che infrange gli schemi delle tipiche forme d’arte, andando oltre la pittura e la scultura. 

Il periodo era quello degli anni Quaranta-Cinquanta, subito dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, che aveva lasciato ferite profonde e sconvolto gli equilibri sociali, cosa che inaspettatamente aprì nuove prospettive, lasciando negli animi la voglia di ricominciare daccapo. Negli stessi anni la scienza andò incontro ad una serie di innovazioni, tra cui il primo reattore nucleare. 

La società era cambiata e vi erano nuove necessità: «Viviamo nell’era della meccanica. Il cartone dipinto e il gesso eretto non hanno più ragione di essere», scrive l’artista sul manifesto, affermando che la sua arte sarebbe stata all’altezza dei progressi del momento.

Il nuovo movimento artistico aveva di base l’idea di “svincolarsi dalla materia”, che con il tempo si distrugge; gli esponenti della corrente artistica dello Spazialismo danno quindi maggior importanza al gesto, che è eterno, assieme ad una somma di elementi fisici, quali il colore, lo spazio, il suono e il movimento.

Tutte le tecniche esprimevano una metafora, infatti era accettato ogni modo d’uso della tela; buchi, tagli, bruciature, uso di pittura”fisica” (cioè di elementi del quotidiano come terra, vetro, abiti e rottami) aprivano le porte ad un nuovo concetto di spazio che portava a rivedere la prospettiva della tela stessa, che non era più uno spazio “sul quale” lavorare, ma “col quale”. Squarci che dividono la tela sono elementi distruttivi solo apparentemente, perché in realtà rappresentano un varco per andare al di là della realtà, oltre lo spazio percepito.

Trovarsi di fronte ad un opera di questa corrente artistica è quindi un’esperienza sensoriale travolgente, una provocazione psicologica che trasforma la percezione di libertà.

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