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Chi è il patrono del Veneto? San Marco Evangelista, lo sanno tutti, le cui reliquie si trovano nella Basilica di San Marco a Venezia. San Marco non è però morto a Venezia. 

L’Evangelista morì infatti ad Alessandria d’Egitto, dopo essere stato sia discepolo di San Pietro, sia di San Paolo. È noto per aver scritto uno dei quattro Vangeli canonici. Non si conosce la data precisa della morte, né la causa. Si suppone che si sia trattata di una morte violenta durante la persecuzione di Nerone. Certo è però che sia avvenuta dopo la morte di San Pietro (quest’ultima si colloca tra il 64 e il 67 d.C.). Per tradizione la data precisa della morte di San Marco viene considerata il 25 aprile 68 d.C.. Sepolto ad Alessandria, i suoi resti rimasero nel medesimo luogo per più di sette secoli, fino al 828

L’Egitto, nel frattempo, era passato dalla dominazione di Roma a quella Bizantina, fino a cadere, nella metà del VII secolo, sotto la dominazione degli Arabi, musulmani, che avevano sottratto a Bisanzio la ricca provincia nordafricana. Gli imperatori di Costantinopoli vietarono dunque a tutte le regioni dell’Impero di commerciare con gli Arabi o di recarsi per affari in zone dell’Impero nemico, quindi anche in Egitto. Venezia all’epoca era formalmente ancora una città appartenente all’Impero Bizantino, nonostante di fatto si stesse man mano rendendo sempre più indipendente (l’indipendenza la ottenne formalmente solo nel 840), quindi il divieto valeva anche per essa

Nel novembre 827 però dieci navi mercantili veneziane salparono dalla città lagunare con l’intento di portare le reliquie di San Marco “al sicuro”, a Venezia, poiché si era a conoscenza che gli Arabi distruggevano spesso luoghi di culto, spoglie di Santi e molti altri simboli importanti per gli “infedeli” cristiani (già nel 644, durante l’invasione dell’Egitto, avevano dato alle fiamme la chiesa nella quale erano custoditi i resti di San Marco, che erano però stati salvati e portati in un luogo sicuro). A Venezia San Marco era particolarmente venerato e si temeva che gli Arabi potessero prima o poi distruggerne definitivamente i resti. Quindi, probabilmente lo stesso doge Giustiniano Partecipazio, ordinò la pericolosa missione, andando anche contro gli ordini imposti da Bisanzio, dal momento che inviava dei mercanti in Egitto. Nel gennaio 828 le navi, dopo essere sfuggite ad una tempesta, sbarcarono ad Alessandria

Della spedizione facevano parte due mercanti, Bono da Malamocco e Rustico da Torcello. Questi si diressero verso il santuario nel quale erano custodite le reliquie dell’Evangelista. Qui si accordarono con i padri custodi, Staurazio e Teodoro, di portare le spoglie del Santo a Venezia, dal momento che i due padri erano a conoscenza dell’intenzione del califfo Mamum di Alessandria di abbattere quel santuario e altre chiese con lo scopo di ricavare materiali da costruzione per erigere delle moschee. Per evitare che i cristiani di Alessandria si lamentassero per la futura assenza del corpo del Santo, vennero fatte sostituire le reliquie di San Marco con quelle di Santa Claudia

Le reliquie di San Marco giungono a Venezia

Ma come riportare alle navi i resti di un Santo senza che le sentinelle arabe se ne accorgessero? I quattro agirono d’astuzia: misero le spoglie in alcune ceste di vimini, le coprirono con delle foglie di cavolo e altri ortaggi e, sopra queste, misero un’enorme quantità di carne di maiale. Dal momento che quest’ultima era considerata impura dai musulmani, questi non l’avrebbero mai toccata, anzi, se ne sarebbero tenuti alla larga. Eludendo così i controlli, i quattro raggiunsero le navi senza problemi, si imbarcarono con le reliquie di San Marco e ritornarono a Venezia, dopo un viaggio difficoltoso a causa del mare agitato, il 31 gennaio 828

Giunte a Venezia, le reliquie vennero deposte provvisoriamente in una stanza del Palazzo Ducale per più di due secoli. Quando nella seconda metà dell’ XI secolo venne costruita la Basilica di San Marco, vennero trasferite lì, dove ancora oggi si trovano. 

La bandiera veneta

L’Evangelista da quando venne portato a Venezia ne diventò dunque il Santo protettore e, in seguito, anche di tutte le terre venete. Questo spiega dunque il motivo per il quale nella bandiera veneta ci sia il leone alato, che è il simbolo di San Marco, con un libro aperto sotto una zampa con la scritta: “Pax tibi Marce Evangelista meus”, che in latino vuol dire: “Pace a te, o Marco, mio Evangelista”.

1 commento

  1. E’ strano che nessuno ne parli. San Marco é pur sempre San Marco, Patrono della Serenissima Repubblica e dei territori ad essa appartenenti. Su una cronoca (oggi) di Treviso, non so di quale testata, si parla di un San Marco, in forma generica, patrono di una infinita serie di categorie ma di Venezia neanche una parola. Naturalmente la parte del leone la fa la festa della liberazione. La festa dell’anpi, dei partigiani, e guarda caso… pure qui, nessuna parola sulle truppe alleate, le quali si, ci hanno veramente liberato dal nazifascismo. Addirittura si sa per certo ( i documenti lo provano) che, se fosse dipeso dai partigiani rossi, essi avrebbero acconsentito l’occupaziane da parte delle truppe titine jugoslave del mio Friuli, fino al Tagliamento. Alla faccia dei ”liberatori”. Da sprofondare sotto terra, altroché festeggiare. Per non parlare poi degli eccidi del dopoguerra. E’ ben vero, la storia la scrivono i vincitori. Vae victis, disse Brenno, mettendo la sua daga sulla bilancia.

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