Carlotta Rossignoli è una studentessa classe ‘99 nata a Verona. Premiata nel 2017 come “Alfiere del Lavoro” dal Presidente della Repubblica Mattarella al Quirinale, è al terzo anno di Medicina in inglese all’università San Raffaele di Milano. Noi di Ermes Verona l’abbiamo intervistata per conoscerla meglio.

Carlotta, riguardo al titolo di Alfiere che ha ottenuto, che sensazione ha provato quando le è stata comunicata la partenza per Roma?

Appena ho ricevuto la lettera di partecipazione, l’emozione è stata fortissima. La prima cosa che ho pensato è stata l’enorme soddisfazione dopo molti anni di sacrificio e dedizione nella carriera scolastica.

Dopo la maturità ha scelto di studiare Medicina e soprattutto a Milano, per quale motivo?

Mi è sempre piaciuta l’idea di diventare medico, poichè secondo me più che un mestiere è una “missione”: le persone affidano i propri problemi sia fisici sia psicologici nelle mani di una persona e per me aiutare gli altri è importantissimo. Inoltre, ho preso la decisione di studiare in una metropoli così grande in relazione al mio futuro lavorativo.

Ho saputo che la sua vita non è solo studiare…

Ha ragione! Per me lo studio è una priorità, però non ho mai rinunciato alle mie passioni o agli impegni. Durante il fine settimana lavoro in una  trasmissione per una televisione locale qui a Verona, in cui si parla di calcio. Mi piace molto suonare il pianoforte, fare attività fisica e stare in famiglia, in particolare con mia cugina. Anche se è piuttosto impegnativo cerco di combinare ogni cosa.

Quindi in conclusione, secondo lei si può combinare lo studio con altre attività al di fuori dell’ambito scolastico?

Si, entrambi gli ambiti a parer mio si devono assolutamente conciliare, poiché da un lato aiuta molto ad organizzarsi ma dall’altro è anche bello passare del tempo con le persone care.

Chiacchierando con Carlotta, si è capito quanto non solo sia importante ottenere buoni risultati a scuola ma fare anche ciò che piace per essere felici. Questa frase non è scontata e dovrebbe essere di stimolo a tanti giovani, i quali pensano che vi sia solo lo studiare nella propria vita.

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