Disponibile già da qualche settimana su Netflix, The Social Dilemma è una pellicola del regista americano Jeff Orlowski. Un documentario divulgativo sulle dannose conseguenze dei social network e un’intrigante simulazione di quello che ognuno di noi vive giornalmente su Instagram, Facebook, Twitter e non solo.

Hanno partecipato a questo film alcuni dei più importanti protagonisti dell’evoluzione tecnologica; Come Tim Kendall, ex presidente di Pinterest, Joe Toscano, fondatore di Beacon e autore per Forbes, e infine anche Justin Rosenstein, co-inventore di Google Drive, Gmail chat e del pulsante “like” di Facebook.

Un personaggio molto importante ed incisivo è Tristan Harris, ha co-inventato la posta elettronica Gmail e se n’è andato da Google dopo aver tentato senza successo di convincere i suoi colleghi e i suoi capi ad assumersi la responsabilità di quello che stavano facendo. «Se ti guardi intorno, hai la sensazione che il mondo stia impazzendo. Viene da chiedersi: è normale? O siamo tutti vittime di un incantesimo?» afferma Harris.

Nel documentario vengono riportati i dati sull’aumento di autolesionismo e dei suicidi tra gli adolescenti americani dal 2009, ovvero il momento in cui i social sono sbarcati sui cellulari. Inoltre, le fake news e la disinformazione si diffondono sul web molto più velocemente di qualsiasi altra notizia reale. Questi sono alcuni esempi dell’azione latente degli algoritmi sui principali social network, che stanno portando la popolazione mondiale verso un punto di non ritorno.

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Bianca Tonoli
Sono nata il 4 agosto del 2004 e frequento il liceo classico Alle Stimate. Abito a Peschiera, un paese sul Lago di Garda al quale sono molto legata non solo per le amicizie d’infanzia, ma anche perché considero il lago un posto stupendo, soprattutto d’estate. Mi reputo una persona molto solare, amichevole e creativa, ma quando ho le mie giornate no, è meglio non parlarmi. Il mio hobby preferito è ascoltare la musica, la ascolto in qualsiasi situazione mi trovi, è la mia via di sfogo per ogni cosa. Trovo bello ogni genere musicale, ma credo di aver sviluppato un senso perfino troppo critico nei confronti della musica: se una canzone non mi piace, non posso farci proprio nulla. Non ho un’idea ben precisa di quello che vorrei fare nel futuro, ed è anche la ragione per la quale ho scelto il liceo classico, perché penso che riuscirà ad aprirmi diverse porte per la scelta dell’università.

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