Secondo l’Australian Koala Foundation (Akf) il destino dei pigri marsupiali australiani è ormai segnato: i koala, infatti, sono funzionalmente estinti. Ma che cosa vuol dire “funzionalmente estinti”? Questo termine indica che l’animale in questione non è più in grado di riprodursi in maniera efficace, che significa non solo dare vita a nuove generazioni, ma anche mantenere una certa variabilità genetica. Oltre a essere talmente letargici (colpa del metabolismo) da rendere l’accoppiamento un evento non così frequente, molte popolazioni di koala soffrono appunto di consanguineità, un fattore che mina la vitalità della specie.

Dalle stime dell’organizzazione, infatti, ne sarebbero rimasti appena 80 mila nel continente Australiano – un numero insufficiente perché possano svolgere un ruolo significativo nell’ambiente e a garantire la sopravvivenza di nuove generazioni. E, se ci aggiungiamo la minaccia che deriva dai cambiamenti climatici e dalla costante perdita delle foreste di eucalipto (di cui si cibano in modo esclusivo), la conclusione avrà esito negativo. Il calo della popolazione complessiva di koala sarebbe davvero sconcertante.

I Koala erano stati dichiarati specie vulnerabile già dal 2012 e la loro situazione da allora non è migliorata, anzi. La causa principale è la rapida e continua scomparsa del loro habitat (le foreste di eucalipto), denunciata nel 2018 da un rapporto del Wwf e del Nature Conservation Council. A contorno, eventi climatici estremi come siccità e ondate di caldo. Ma soprattutto i numerosi incendi che hanno colpito negli ultimi anni l’Australia e di cui sono rimasti vittime proprio questi animali. Secondo un rapporto del WWF e del Nature Conservation Council, i Koala rischiano di estinguersi entro il 2050.

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