«Il teatro è sempre stata una forma importantissima, non solamente di “divertimento” – come lo intendono purtroppo oggi la maggior parte dei cittadini – ma soprattutto di sviluppo del pensiero. Un luogo dove la gente si incontra, racconta delle storie davanti al pubblico e mette a tema un pensiero, per cui chi va a teatro è stimolato a ragionare sulle cose, a sviluppare una coscienza critica, ritorna a casa che si è portato via qualcosa». Questo è come Marco Vinco, basso-baritono di fama internazionale, definisce il teatro.

Il teatro ha sempre avuto un ruolo fondamentale fin dall’antichità. Nella società greca antica, e poi anche in quella romana, era un diritto del polites, il cittadino della polis, partecipare agli spettacoli teatrali, ed era visto quasi anche come un “dovere” che ognuno si sentiva: a tutti veniva spontaneo e naturale parteciparvi, perché consapevoli dell’importanza sociale e culturale che esso aveva sulla gente.

Da ottobre 2016 Marco Vinco è presidente dell’Accademia Salieri di Legnago, e dal dicembre 2018 è direttore del Polo Nazionale Artistico – Verona Accademia per l’Opera Italiana.

«Al giorno d’oggi l’attenzione per la profondità del messaggio del teatro è andato un po’ scemando, è stato un po’ messo da parte – prosegue Marco Vinco riferendosi nello specifico all’Italia, in cui le persone non sono spinte ad andare a teatro per farsi una cultura o per riflettere, ma tendenzialmente per svago, in modo superficiale. – L’idea di teatro è cambiata, si è trasformato ed è diventato un accessorio: “Stasera vado a mangiare la pizza, vado a fare una passeggiata o vado a teatro”, come se fosse un’alternativa alle altre due, mentre invece sono cose molto diverse. Questo porta alla superficializzazione ed emarginazione dell’esperienza teatrale».

insistendo poi sul fatto che nel nostro Paese si facciano troppi pochi investimenti, secondo le parole di Vinco, i soldi italiani investiti non coprirebbero neppure le spese degli spettacoli, al contrario di quanto avviene invece negli altri Stati europei e mondiali. Egli infatti, avendo viaggiato molto ed essendosi esibito nei maggiori teatri del mondo, come l’Opera di San Francisco o il Nuovo teatro nazionale di Tokyo, sostiene appunto che il nostro Paese non investa abbastanza in questo campo. Gli
Stati che spendono un maggior numero di soldi per quest’arte, sono anche i più “forti” a livello globale, come l’Inghilterra o gli Stati Uniti, che nelle loro principali città, come Londra, New York o Los Angeles, hanno una miriade di teatri.

Essendo parte dell’Italia attuale restia ad investire nel teatro, ci appare strano pensare che una volta si investisse molto di più. Una cosa davvero sbalorditiva è il fatto che nell’antica Grecia venisse addirittura pagato lo stipendio alle persone che, partecipando agli spettacoli, avessero perso la giornata lavorativa. Siamo passati dai due opposti: dall’antichità in cui i cittadini venivano perfino pagati per vedere delle rappresentazioni teatrali, ad oggi che gli investimenti statali coprono a mala pena le spese degli stessi. 

«L’Italia è purtroppo uno dei fanalini di coda (rispetto ad altre nazioni), e il paradosso è che alcune forme d’arte teatrali, come per esempio il melodramma, il teatro dell’opera, l’opera lirica, sono nate nel nostro Paese, l’Italia è la culla di queste, così come la danza classica è nata con Caterina de’ Medici, e purtroppo ora in Italia moltissimi corpi di ballo sono chiusi. È come se in Italia chiudessero tutte le pizzerie». Vinco sostiene inoltre il paradosso oggi presente: l’Italia, culla della cultura, è tra gli ultimi posti di essa. Nel nostro Paese ogni anno chiudono innumerevoli compagnie teatrali, teatri, corpi di ballo, pur essendo nate qua moltissime forme d’arte, oggi purtroppo molto più apprezzate all’estero.

Nel periodo difficile che si sta vivendo a livello globale a causa del Covid-19, il mondo dello spettacolo sta pagando un prezzo molto alto con teatri chiusi da febbraio. Questi sono stati aperti nel periodo estivo, ma con tantissime restrizioni e ingressi limitati e, seppur queste regole siano state rispettate dalla maggior parte di enti gestori, in questi ultimi mesi c’è stata una nuova chiusura, non sapendo quando e se avrà fine. «Questo stop dell’attività è conseguenza del fatto che la classe politica non si renda conto di cosa voglia dire teatro. Questo è un vero dramma: non c’è più il peso giusto che deve avere il teatro, considerando inoltre il fatto che per legge i teatri e i musei sono considerati beni essenziali. Adesso i DPCM hanno chiuso tutto tranne i beni essenziali: farmacie, supermercati sono aperti, giustamente, però non hanno inserito i teatri come beni necessari. C’è un’incompatibilità, perché la legge li dichiara attività essenziali, ma sono rimasti chiusi». 

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Aurora Conca
Ho 17 anni e sono al quarto anno del liceo classico. Sono una persona molto estroversa e ogni giorno cerco di trasmettere felicità nelle persone che incontro. Credo molto nel volontariato, e lo considero come una parte importante della mia vita, presto infatti servizio con i più piccoli presso il mio gruppo scout, di cui faccio parte da 9 anni. Non ho idee chiare riguardo la mia scelta universitaria, anche se al momento sono tentata di cimentarmi in un percorso ingegneristico. Nonostante ciò, io sto amando le materie umanistiche del liceo classico: le trovo davvero interessanti e credo che influenzino molto la formazione di un pensiero critico. La mia aspirazione lavorativa non è chiara: spero solo di fare qualcosa che aiuti gli altri e che contribuisca a migliorare, seppur in piccolo, la vita delle persone.

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