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“Che cosa vuoi fare da grande?”, questa è una delle domande che più spesso viene posta ai giovani e alla quale, sempre più spesso, non sanno rispondere. Ci sono un’infinità di professioni, dalle più comuni alle meno, da quelle più strane a quelle più affascinanti, come risulta essere quella del pilota di aerei. Tanti giovani si sono sicuramente chiesti quanto tempo e lavoro ci siano dietro a questa professione così inusuale. Per questo abbiamo avvicinato il Comandante Giorgio Girelli, pilota con una lunga esperienza in ambito sia militare che civile, per ascoltare la sua opinione in merito, facendoci raccontare il suo percorso e le scelte che ha fatto.

Dove nasce la sua passione per il volo?

Giorgio Girelli in cabina di volo.

E’ nata da una serie di circostanze casuali. Da ragazzo mi attirava il poter viaggiare e l’idea di diventare presto economicamente indipendente. Negli ultimi anni del liceo sviluppai inoltre l’idea di diventare ingegnere. Venni a conoscenza del fatto che l’Accademia Aeronautica poteva dare una risposta concreta a tutte queste mie aspettative: nei primi due anni si studiava ingegneria, si diventava in un certo modo non più dipendenti economicamente dalla propria famiglia e la vita dei cadetti era frammentata da bellissimi viaggi intorno al mondo. Decisi quindi, durante l’ultimo anno di liceo, di concorrere per l’ammissione ai corsi regolari dell’Accademia Aereonautica di Pozzuoli e, fortunatamente, ebbi successo. L’idea iniziale era quella di affrontare solo i primi due anni dell’iter didattico, che mi avrebbero permesso di acquisire il biennio di ingegneria e di saltare il servizio militare, allora obbligatorio, ma la selezione iniziale di pilotaggio infuse in me quella che è ancora oggi una passione viscerale: il volo.

Quindi decise di rimanere in Forza Armata. Come arrivò a brevettarsi pilota militare?

Sì, cambiai decisamente idea. La vita in Accademia, seppur per certi versi dura e stressante, mi proponeva sfide e soddisfazioni che mi appagavano. Dopo la prima selezione su un velivolo ad elica, al termine dei quattro anni di studi accademici, fui inviato alla scuola velivoli a reazione. Il corso durò diciotto mesi, al termine del quale mi appuntarono l’agognata Aquila Turrita, simbolo dei piloti militari.

Com’era la vita in Accademia?

Sembrava molto simile a un college universitario. Il mattino si seguivano le lezioni, dopo pranzo vi era un periodo di attività sportiva seguito da un periodo di studio singolo e dopo cena c’era la possibilità di rilassarsi e socializzare con i colleghi. La sessione di esami inoltre si teneva alla fine dei due quadrimestri. Le normali attività venivano scandite da una forte disciplina e ordine; le punizioni erano all’ordine del giorno. Il vivere in questa rigorosa routine ha fatto in modo che amicizie tra alcuni di noi cadetti si cementassero a livelli impensabili. Ancora oggi, quando incontro nuovamente gli amici di Accademia, sembra che il tempo non sia mai trascorso, sorridiamo e ci intendiamo come allora.

Quali sono state le tappe più significative del suo trascorso militare?

Dopo la scuola di volo fui assegnato al 28° Gruppo Ricognitori di Villafranca di Verona, sul mitico velivolo F-104G. In seguito fui inviato per quattro anni al Euro-Nato Joint Jet Pilot Training a Wichita Falls in Texas, dove lavorai come istruttore di volo nell’ambito di un programma nel quale i paesi della Nato inviavano i propri istruttori ed allievi. Rientrato in Italia, fui incaricato di comandare il 12° Gruppo Addestramento al volo presso la base aerea di Galatina, Lecce. Con il comando di un gruppo volo la vita operativa di un pilota militare termina e inizia l’impiego dirigenziale. Essendo io allora ancora innamorato del volo e relativamente giovane, decisi a malincuore di chiudere il rapporto con l’Aeronautica militare ed intraprendere la carriera di pilota civile.

Come si sviluppò la sua esperienza in questo nuovo ambito?

Alitalia mi selezionò per diventare uno dei suoi piloti di linea. Dopo una fase istruzionale, fui impiegato inizialmente come secondo pilota sul medio raggio, quindi passai alle tratte di lungo raggio. Dopo qualche anno diventai Comandante di linea ma, con la prima crisi di Alitalia fui licenziato e dovetti iniziare a girovagare in compagnie europee ed extraeuropee. Tra le altre, le due più importanti sono state Jet Airways, compagnia indiana con sede a Mumbai, e China Eastern, compagnia cinese con base a Shanghai, con le quali ho lavorato come comandante di Boing B777-300.

Qual è la cosa che più le piace del suo lavoro?

Vincere la gravità, provare un’impagabile leggerezza nel momento in cui le ruote si staccano da terra; la sensazione di sentire che all’interno tutto è tranquillo mentre, all’esterno, tutto si muove ad una velocità incredibile. Le viste, inoltre, sono splendide e la visione dall’alto è sempre appagante, essendo per noi una cosa inusuale. L’impiego poi non è per nulla ripetitivo, per ogni volo bisogna affrontare problematiche diverse, sia organizzative che ambientali.

Che cosa può dire riguardo alle principali differenze tra il volo militare e quello civile?

Questa particolare domanda mi è stata riproposta così tante volte negli anni al punto che ho personalmente coniato due espressioni che, a mio avviso, sintetizzano l’aspetto più particolare di questi due modi di volare. Prendendo come spunto la terna cartesiana, mi piace dire che per il volo militare “l’asse Z non ha direzione” mentre, per il volo civile, che “gli assi X e Y non hanno confini”. Il volo militare è libertà ed energia pura, potenza e fantasia. Ci si libera del proprio peso e la propria posizione nello spazio cambia repentinamente, non seguendo i normali criteri. Il volo civile, invece, è più sintonia, razionalità e spazi infiniti. I propri confini si estendono, le occasioni di contatto si moltiplicano, nessun luogo è troppo lontano.

Cosa consiglierebbe a un ragazzo che volesse intraprendere la carriera di pilota, militare o civile?

Sono professioni entusiasmanti e piene di soddisfazioni. Il traguardo non è dei più semplici, consiglierei di armarsi di determinazione e costanza. Ci sarà da studiare molto e allo stesso modo bisognerà applicarsi a fondo tutti i giorni perché niente come il volo è in sostanza un accumulo di esperienza.

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