«Siete la nave più bella del mondo», afferma il comando della portaerei statunitense Indipendence quando, incontrata la Nave Amerigo Vespucci al largo, ne viene chiesta l’identificazione. È il 1962, circa 30 anni dopo il primo varo a mare del 22 febbraio 1931. La tratta è Livorno-Oslo, passando per lo stretto di Gibilterra, con sosta in Inghilterra, Germania e Francia. I giorni complessivi di navigazione sono 101, i passeggeri 502. Tra questi, un uomo gardesano, Daniele Bertoldi, che, dalle acque dolci della penisola di Sirmione, arriva alla sommità dei tre alberi del Vespucci, la nave regina dei mari. È dopo alcuni giorni dal compleanno dei 90 anni dalla sua costruzione che ricordiamo il passato e il presente di questo splendido veliero.

La portaerei statunitense incontra la nave Amerigo Vespucci durante la tratta Livorno-Oslo 1962.

Le caratteristiche della nave

La nave scuola Amerigo Vespucci viene chiamata così in onore dell’omonimo esploratore fiorentino. Lunga 70 metri e alta 101, è costruita a Castellammare di Stabia negli anni ’30 del Novecento e dopo pochi mesi, il 22 febbraio 1931, viene varata a mare per iniziare la sua prima campagna addestrativa. Da 90 anni è impegnata nei lunghi viaggi a scopo didattico che la portano in Europa, America e, in particolari spedizioni, anche a circumnavigare il globo. La filosofia di questo metodo di insegnamento è proprio quella dell’ “imparare facendo”. «Abbiamo dovuto trascorrere un periodo di prova sulla nave viaggiando da Livorno alla Sardegna», spiega Daniele Bertoldi, sirmionese, nocchiere del Vespucci nella tratta Livorno-Oslo 1962. «Questi erano momenti fondamentali di preparazione affinché fossimo in grado, durante lo stesso addestramento sul Vespucci, di navigare 4 mesi, da soli o con il minimo aiuto dei superiori. Provavamo a salire sugli alberi della nave e ci era chiesto di essere abili a tali altezze e pressioni. Io mi innamorai subito di quella visuale». 

L’unità dell’Amerigo Vespucci è della tipologia “Nave a vela” con motore; è dotata pertanto di tre alberi e bompresso, vele quadre, vele di strallo e fiocchi, ma anche di un apparato motore a Diesel elettrico. Si alternano quindi la navigazione a motore e a vento. La superficie velica della nave è di circa 2.800 metri quadrati, il che richiedeva e richiede tutt’ora un grande corpo di marinai che si occupi di issare o riavvolgere le vele, creare nodi o disfarli. All’età di 21 anni Daniele è chiamato dalla Marina italiana per il servizio di leva militare proprio con questo compito: il nocchiere.   

Copia originale del Notiziario della marina, diario di bordo della crociera 1962 Livorno-Oslo.

«Le principali differenze tra ieri e oggi sono il numero di passeggeri, oggi assai ridotto, e il fatto che siano comprese le donne, alle quali una volta non era concesso partecipare al viaggio d’istruzione o far parte del corpo militare», racconta Daniele. Al tempo l’imbarcazione ospitava un equipaggio di 502 persone, tra marinai, ufficiali e sottufficiali. Oggi, questi sono circa la metà, attorno a 280, tra cui i cadetti del primo anno dell’Accademia navale di Livorno. Nonostante sia stata conservata la sua autenticità storico-strutturale, gran parte dei comandi sono stati sostituiti o modificati con odierne tecnologie o apparecchi elettronici. Ma l’atmosfera respirata ha tutta l’aria di essere proprio quella di un tempo. 

La tratta Livorno – Oslo

Il Notiziario della Marina della crociera di istruzione 1962 riporta le tappe del viaggio, dal 10 luglio al 18 ottobre, per un totale di 6300 miglia, 101 giorni, di cui 67 di navigazione e 34 di sosta nei porti: Livorno, Gibilterra, Dartmouth, Amburgo le città visitate fino a Oslo. Da qui il ritorno: Edimburgo, Le Havre e Casablanca. «A quattro giorni di navigazione ne seguivano tre di visita nelle città, e al contrario per la tappa successiva. Venivamo trasportati con dei piccoli pullman privati dal porto al centro, mentre alla sera si tenevano balli o cerimonie ufficiali».

Arrivati al porto, spesso le autorità locali fanno visita a bordo. A Gibilterra sono imbastite colazioni o cocktail party per le più importanti figure militari e civili. A Dartmouth gli Allievi partecipano ad una regata a cui dà il via il Duca di Edimburgo, da bordo del Britannia. Gli ambasciatori italiani visitano spesso la nave, come il Console Generale d’Italia ad Amburgo. Ad Oslo gli Allievi passeggiano per il Vigeland park, da Le Havre l’escursione si estende fino a Parigi, tra Tour Eiffel, Louvre e Chiesa del Sacro Cuore; ad Edimburgo viene visitato il Palazzo Reale, mentre da Casablanca i marinai partono in escursione verso Rabat.

La mappa delle tappe della crociera 1962, secondo l’originale Notiziario della Marina

E l’alimentazione a bordo? Per i pasti l’equipaggio si divideva in tre squadroni di turno, che mangiavano a seconda di orari stabiliti. Le pietanze fresche variavano dal luogo in cui erano stati fatti i rifornimenti, che avvenivano ad ogni tappa, oltre agli alimenti a lunga conservazione già presenti sulla nave. Questa poteva essere l’occasione di assaggiare frutta esotica, come le banane di Gibilterra, ma era anche pericoloso: «A Casablanca avevamo fatto rifornimento di acqua non depurata. Questo portò malattie dei denti per gran parte dei marinai fino al rientro in Italia», racconta l’ex nocchiere.

Sistemazione della frutta fresca dopo la tappa di Gibilterra.

«È stato un vero onore per me servire su questa nave», afferma Daniele, con gli occhi lucidi dalla commozione, occupati a visualizzare nella mente i ricordi, ripercorrendo il viaggio. «Ho avuto l’opportunità di vedere il mondo, non scontato al tempo. Sarei tornato sulla nave anche per il viaggio fino alle Americhe, se le situazioni familiari me lo avessero permesso. È stata un’esperienza indimenticabile».

Proprio nel periodo in cui l’innovazione tecnologica e il design dinamico e futuristico delle imbarcazioni italiane Luna Rossa sono acclamati nel mondo, il novantesimo compleanno dell’Amerigo Vespucci, richiama subito l’attenzione mondiale verso lo storico veliero. Come un’ironica coincidenza storica. È proprio durante il viaggio di istruzione 1962 che la portaerei americana descrive l’Amerigo Vespucci con l’epiteto con il quale sarà conosciuta di lì innanzi: la nave più bella del mondo. Ma la maestosa imbarcazione non è solo questo: è ambasciatrice dell’Italia e del made in Italy, del tempo che scorre ma che sembra non voler dimenticare ciò che è stato di più bello. È il simbolo di un’Italia in rinascita che volge uno sguardo al passato e ricorda, con gratitudine, le sue sue radici, affinché possa di nuovo tornare sulla giusta rotta.

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Bianca Roman
Abito a Sirmione, sul Lago di Garda. Amo il mio paese, le sue bellezze culturali e paesaggistiche, che mi hanno resa un’entusiasta osservatrice della maestosità della natura. Dall’esigenza di immortalarla nasce una mia passione: la fotografia. Viaggiando per il mondo o stando a casa, mi ritrovo facilmente con una fotocamera pendente al collo. Scrivere è un po’ il salvagente della mia anima, ciò che mi permette di tenere a galla pensieri profondi o personali, situazioni che mi toccano dall’interno. Mi incuriosiscono molto la cultura e letteratura delle lingue antiche, dal greco al latino, il loro modo di influenzare la vita di tutti i giorni, sentendole vicine seppur a distanza di centinaia di secoli. Comunicare e studiare in generale mi hanno sempre stupito per il modo in cui aprono mente e occhi su milioni di idee e possibilità. Mi affascinano anche la scienza dell’astronomia e la medicina, nella quale ripongo le mie ambizioni future, probabilmente nel campo della psichiatria o neurochirurgia, con l’intento di aiutare gli altri scoprendo sempre più il meraviglioso strumento che è la mente umana.

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