Dante è l’indiscusso padre della letteratura italiana che si è fatto portavoce dell’intera umanità, intraprendendo questo suo viaggio verso i tre regni ultraterreni (Inferno, Purgatorio e Paradiso) accompagnandoci in un vortice di emozioni, avventure e conoscenze che talvolta sembrano quasi fiabesche (per esempio, Caronte, Minosse il cane Cerbero…).

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Attraverso il viaggio descritto nella Divina Commedia percepiamo una progressiva maturità, una ricerca di sentimenti e una crescita personale che poi preluderà ad un qualcosa che va ben oltre all’individualismo e che troverà le sue radici in una collettività.

Dante Alighieri e il suo capolavoro: la Divina Commedia.

Pertanto, Dante sarà il portavoce della società fiorentina della sua epoca, ma anche di quella attuale in cui noi oggi viviamo, poiché i temi che il poeta affronta sono assolutamente moderni, pensiamo all’amore platonico verso Beatrice, lo sbaglio di percepire questo amore come un qualcosa che deve appagare i sensi (il saluto) per poi giungere alla capacità di comprendere che la conoscenza non sta nei libri, infatti c’è un limite oltre al quale per contemplare la vera felicità e beatitudine data dalla conoscenza di Dio, e quindi della dimensione della trascendenza, bisogna fare un atto di fede.

È incredibile come ancora oggi ci siano persone che possano godere di portare con fierezza il cognome “Alighieri” ed infatti abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Massimilla Serego Alighieri, la quale gentilmente ha risposto alle nostre domande, spiegandoci quella che è stata la sua diretta esperienza nel portare un cognome così prestigioso.

Come ci si sente ad essere discendenti di Dante? 

Dunque, possiamo dire che ci si ritrova quando nasci, quindi è difficile dire come ci si sente. Tuttavia, ai tempi della scuola forse questo aspetto poteva diventare un peso o meglio i compagni potevano farlo diventare. Ovviamente crescendo si comprende che essere una diretta discendente di Alighieri non deve assolutamente mai essere un peso.

Che cosa rappresenta per lei la ricorrenza del 25 marzo?  

E’ molto bello sapere che hanno istituito un giorno dedicato a Dante e per ricordare il mio antenato, anche perché il 25 marzo è stato decretato da qualche anno come ipotetico inizio del viaggio del poeta che intraprende nella Divina Commedia. Invece, per quanto riguarda l’anniversario vero e proprio è il 14 settembre (a Ravenna nel 1321 sappiamo che Dante muore) e tra l’altro è anche l’unica data certa che si ha della vita di Dante stesso, poiché ci sono molti misteri che riguardano la cronologia delle date e il susseguirsi degli eventi:ci sono cose che si sanno o meno in generale riguardo a questo poeta.

A scuola come si è sentita a studiare la Divina Commedia? Le provocava disagio o imbarazzo magari di fronte ai suoi compagni di classe? 

Probabilmente, l’ho fatto diventare io un peso. Frequentavo le Stimate, più precisamente il liceo linguistico, e come in tutte le scuole superiori italiane all’inizio del triennio si inizia questo percorso dedicato allo studio della Divina Commedia. Ho avuto come docente Don Zanon (che hai tempi era preside delle Stimate) e come sappiamo lui ha sempre avuto questa passione per Dante Alighieri, tanto che stabilì proprio un’ora riservata alla spiegazione della Commedia commentata da lui stesso. I compagni non erano particolarmente contenti nell’avere il preside che insegnava la Commedia. Quando arrivati in quinta superiore ci fu anche l’ingresso a scuola di mia sorella, che frequentò il liceo scientifico. Il fatto di essere una discendente di Dante l’ho apprezzato con il passare del tempo. Fondamentalmente credo che tutto questo sia stato “un peso” in particolare per i miei compagni.

Quante persone possono godere di tale discendenza? 

Dunque, andando avanti per 21 generazioni da Dante si arriva fino a me e mia sorella Marianna, anche se abbiamo anche altri cugini da parte del nonno paterno ed altri che hanno le madri, le quali portano proprio il cognome “Serego Alighieri”, quindi una generazione abbastanza fornita di ben 26 persone. 

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