Neanche il tempo di essere felici per i nostri Azzurri che hanno ottenuto nove punti su nove disponibili, e già si discute su una possibile presa di posizione di alcune Nazionali nel boicottare la 22esima edizione della Coppa del Mondo, che si svolgerà in Qatar.

Un’edizione particolare questa, poiché sarà l’ultima edizione del torneo a prevedere la partecipazione di 32 squadre. Infatti dal 2026 ben 48 Nazionali potranno prendere parte al Mondiale e, per la prima volta nella storia, la competizione non si disputerà nei mesi di giugno-luglio, ma nei mesi di novembre-dicembre. Il motivo è che il torneo si farà in una zona calda, dove nel periodo estivo le temperature sarebbero troppo eccessive per il suo regolare svolgimento.

Motivi del paventato boicotaggio

L’assegnazione del torneo allo stato qatariota aveva già suscitato polemiche già al momento dell’ufficialità della decisione, ritenuta inaccettabile dall’allora presidente americano Barack Obama. Nel giugno 2014, a ridosso del Mondiale brasiliano, The Sunday Times avanzò accuse di corruzione: fu mossa l’ipotesi che Mohamed bin Hammam, che nel 2011 la Fifa ha squalificato a vita poiché ritenuto colpevole di brogli elettorali, avesse donato certe somme alle altre confederazioni per “pilotare” il risultato del sorteggio. Malgrado le notizie di rinvenimento di prove circa la corruzione, la Fifa dichiarò di non aver constatato alcuna irregolarità. Nel 2018, lo stesso quotidiano riformò l’accusa, affermando di avere prove riguardo al sabotaggio delle altre candidature. Anche in tal caso, la Fifa non riscontrò nessuna irregolarità. Alcuni mesi dopo, nel giugno 2019, Michel Platini (presidente dell’UEFA dal 2007 al 2016) fu arrestato con simili accuse. Poi dichiaratosi sconosciuto ai fatti, l’ex calciatore francese fu rilasciato.

Ulteriori controversie hanno invece riguardato l’impatto con gli impegni stagionali, sia per i campionati sia per le coppe nazionali. Ma le accuse recenti riguardano la costruzione degli stadi e le condizioni subite dagli operai: sono nate polemiche sia per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro (si ipotizzano addirittura migliaia di operai deceduti), sia per il pessimo trattamento economico riservato ai lavoratori, i quali sono per lo più immigrati.

Reazione da parte di Nazionali e club

In occasione della prima partita di qualificazione, la Nazionale norvegese ha voluto prendere posizione a favore dei diritti umani chiedendo alla FIFA di essere “diretta e ferma nei confronti delle autorità del Qatar”.

Il 20 giugno 2021 la Federazione calcistica norvegese voterà la possibilità di boicottare i Mondiali su proposta di alcuni club norvegesi (Tromsø, Rosenborg). Iniziative simili si sono sviluppate anche in Danimarca, dove una raccolta firme punta a portare la questione in parlamento, e in Germania, dove l’associazione dei soci di minoranza dei club professionistici chiede alla Federazione di discuterne.

La Nazionale tedesca in protesta

Poi si è aggiunta pure la Nazionale olandese.

In Germania è stato fatto un sondaggio da Der Spiegel, dimostrando che il 68% dei tedeschi pensa che il boicottaggio della Coppa del Mondo in Qatar sarebbe “giusto” o “assolutamente giusto”, mentre l’83% degli intervistati pensa che sia stato un errore scegliere il Qatar come Paese ospitante.

Giocatori in protesta

Le Nazionali e i club non sono gli unici a scendere in campo nella protesta. Infatti, come si suol dire, sono i giocatori che fanno le squadre non le squadre che fanno i giocatori. Tra i più noti ci sono Toni Kroos, centrocampista tedesco, che ha dichiarato: «Non condivido l’organizzazione del Mondiale al Qatar, anche se è una scelta di ormai dieci anni fa. Questo per numerosi motivi che vanno dalle condizioni di lavoro in cui operano le persone in quel Paese, al fatto che l’omosessualità è un reato perseguito, la mancanza di cibo e acqua per i migranti e tanti altri. Operai, immigrati, che lavorano senza pause, anche a 50°. Senza cibo né acqua, qualcosa di assurdo soprattutto a certe temperature. La sicurezza sul lavoro non è tutelata in alcun modo. Non c’è alcuna assistenza medica e spesso i lavoratori sono stati anche oggetto di violenze. Tutte cose francamente inaccettabili. In generale, ci sono condizioni di lavoro pessime per gli operai, indipendentemente dal fatto che si tratti di costruire stadi di calcio o altro».

Toni Kroos

Anche Joshua Kimmich, centrocampista di Germania e Bayern Monaco, non è rimasto in silenzio: «Penso che siamo in ritardo di dieci anni per il boicottaggio della Coppa del Mondo in Qatar. Il luogo del torneo non è diventato noto quest’anno quindi si sarebbe dovuto pensare a un boicottaggio dieci anni fa». Tuttavia, il giocatore tedesco ha le idee chiare sul da farsi: «Penso che in questo momento sia necessario cogliere l’opportunità e utilizzare tutte le piattaforme per parlare di cose importanti, sensibilizzare sulla questione. Ma non sono solo noi giocatori. Dobbiamo lavorare insieme».

Sempre rimanendo tra le fila della Germania si è fatto notare Leon Goretzka, che ha detto: «Ne abbiamo parlato all’interno della squadra. Abbiamo un Mondiale che ci aspetta e vogliamo essere chiari con la società che noi non ignoriamo quel che sta succedendo».

Nelle ultime ore, anche il capitano della Nazionale inglese Harry Kane ha dichiarato che l’inghilterra sta discutendo se aderire alla protesta.

Operai asiatici nei cantieri di Doha (Getty Images)

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