Storie di gavetta

Oggi vi raccontiamo la storia di Igino Sterza, soldato veronese scomparso nella seconda guerra mondiale; per una di quelle strane combinazioni della sorte, in questi giorni Igino è tornato a far parlare di sé. Tramite le parole del figlio, andiamo a scoprire perché.

Tempo di lettura articolo: 5 minuti

Igino Clelio Sterza ha 31 anni quando parte per la guerra, lasciando una moglie e quattro figli piccoli. A casa non torna più: la famiglia viene a sapere che è morto il 25 ottobre del 1944 a Zavaia, Erzegovina.

Da quel giorno sono passati 76 anni. Vittorio, uno, di quei quattro bambini, oggi ha 80 anni. Qualche tempo fa ha saputo che qualcuno lo stava cercando. In un campo di prigionia sul confine tra Germania e Olanda è riemersa una gavetta, anzi un coperchio di gavetta, con la scritta Sterza Verona

Oggi quella gavetta è nelle sue mani.

Vittorio mi riceve nel suo laboratorio di oreficeria, a due passi dall’Arena; quando entro è intento a parlare con un cliente; alza lo sguardo e mi dice: «Sei tu il ragazzo dell’intervista?☼.

Ha una faccia simpatica. Mi siedo di fronte a lui a un tavolino e inizia a raccontare la sua recente esperienza, che evoca ricordi del passato e prospettive future.

Tutto nasce da un gruppo di giovani olandesi, che, avendo la passione della storia, vanno in giro a cercare oggetti della guerra mondiale: «Circa un anno fa questi ragazzi, mentre sondavano con un metal detector la zona di un campo di prigionia, hanno trovato un coperchio di una gavetta su cui era riportato il nome del soldato, Igino Sterza, e la città di provenienza, Verona».

La gavetta ritrovata a Versen

Da quel momento sono partite le ricerche che hanno coinvolto un gruppo di giovani fiorentini con la stessa passione per la storia; questi hanno cercato informazioni sulla vita del soldato, consultando i registri militari e hanno scoperto che un Igino Clelio Sterza era nato a Castel d’Azzano nel 1910 .

E qui subentra il contributo del Comune di Castel d’Azzano, che i giovani hanno contattato. L’anagrafe locale conferma le notizie ma si scopre anche che Igino Sterza si è trasferito a Verona nel 1926. Si chiede la collaborazione anche degli uffici della città.

Vittorio ci racconta che il sindaco Panuccio in questi ultimi mesi si è dedicato con grande impegno alla ricerca dei discendenti di quel soldato, per consegnare loro questo ricordo così importante.

E finalmente si arriva ad una conclusione: «Mi ha telefonato mio cugino, Davide Sterza, che mi ha detto del ritrovamento che gli era stato comunicato dal sindaco di Castel d’Azzano. Dopo un po’ di tempo è stata organizzata una bella cerimonia di consegna dell’oggetto e mi sono fatto spiegare la storia di mio padre». 

Il sindaco Panuccio all’incontro col signor Sterza, mentre tiene in mano una foto del soldato Sterza.

Ma c’era qualcosa che non tornava, come ci testimonia lo stesso Vittorio: «Subito ho pensato che fosse una notizia sbagliata, perché io da mia mamma ho sempre saputo che mio padre è morto in Montenegro in Jugoslavia. Era disperso e non si avevano notizie. Per me è stata veramente una grande sorpresa questo ritrovamento di una gavetta a Versen sul confine tra Germania e Olanda». Ma allora come era arrivata lì la gavetta? Qualcuno l’aveva presa? Oppure il soldato aveva abbandonato la zona in cui era stato mandato a combattere? 

Clelio Sterza si era arruolato nel 40° battaglione della 49a legione CC.NN, inserita nella 32a Divisione Fanteria “Marche”. La Divisione, inviata in Albania, partecipò alla conquista del Montenegro e della Jugoslavia; il 9 settembre 1943, dopo l’armistizio, si ritirò a Ragusa sulla costa croata e qui combatté contro le truppe tedesche, fino al 10 settembre, giorno in cui venne definitivamente sciolta.

Secondo le ipotesi dei giovani storici, Clelio allora dev’essere stato catturato e deportato in Germania, nel campo di prigionia. Erano giorni drammatici con il governo italiano in fuga e migliaia di prigionieri italiani abbandonati a se stessi. Forse Clelio a quel punto decise di arruolarsi con la Germania e la RSI e venne mandato a combattere sul fronte balcanico dove un anno dopo trovò la morte

Vittorio ha voglia di scoprire di più riguardo a quel soldato:  «Vorrei mettermi in contatto con quei ragazzi toscani perché mi piacerebbe saperne di più sulla vita di mio padre, sapere cosa ha fatto». 

Si alza, fa qualche metro e torna mostrandomi la gavetta. Si vede che per lui ha un valore molto importante: «Ho pochissimi ricordi di mio padre e soprattutto ho delle notizie che mi hanno raccontato, anche perché non si avevano notizie dirette di chi andava in guerra.

Questo coperchio è l’unica cosa di mio padre che possiedo; oltre a questo ho solo tre fotografie, poiché nel dopoguerra ci furono delle ritorsioni contro le camicie nere, di cui mio padre aveva fatto parte, e così si decise di togliere tutto quello che esisteva: fotografie, ricordi… e per questo ho solo queste foto. Avevo due anni quando è arrivata la notizia della morte di mio padre. Quindi questo ricordo ha per me un valore molto profondo».

Vittorio è un tipo espansivo: finché parliamo, entra nel negozio il suo amico Giorgio e si unisce a noi; discutiamo di sport e Vittorio ricorda quando andava in bici e con orgoglio dice di aver fatto il Palio del Recioto, una corsa ciclistica importante.

Poi si sofferma a raccontare della sua infanzia: «Sono cresciuto dai genitori di mio padre, nativi di Castel d’AzzanoIl giorno della cerimonia di consegna della gavetta sono stato contento di ritornare in paese: ho visto una comunità viva, con tanta attenzione per la gente; anche dal punto di vista estetico sono rimasto colpito: la sede del municipio è molto bella».

E continua, sull’onda dei ricordi: «Pensando al castello mi viene in mente il brol di cui mi parlava mia nonna: lì aveva perso un altro figlio che si era ammalato di tetano mentre andava a pescare. 

Dopo la cerimonia ho chiesto all’assessore alla cultura cosa fosse questo famoso “brol” e mi ha fatto vedere il terreno risistemato del parco, dove una volta c’erano tanti canali». 

Per Vittorio il passato è tornato a farsi sentire: «Questa notizia della gavetta mi ha fatto tornare indietro a pensare ai miei fratelli, ai miei nonni; sto riflettendo molto su questo. E sto ancora macinando. Grazie a questo evento è cambiato qualcosa in me, il mio modo di pensare… ho rivisto la comunità di Castel d’Azzano, dove sono cresciuto, e ho conosciuto il sindaco del paese, che mi sembra un’ottima persona».

Poi lo sguardo cade di nuovo su quel coperchio e il pensiero di Vittorio torna a suo padre: «Ogni volta che vedo la gavetta penso che mio padre se l’è portata in Germania e là ha sofferto molto nel campo, a causa dei tedeschi. Io non ho mai guardato film su questo argomento, perché non rendono giustizia a ciò che i soldati, come mio padre, hanno vissuto. Mi fa stare male anche il non sapere con certezza come sono andate le cose».

Se rimane un senso di tristezza per la vicenda del padre, in Vittorio c’è anche la volontà di non dimenticare: «Penso che se i miei fratelli fossero qua, sarebbero molto felici di avere un ricordo di nostro padre. Vorrei condividere questo ricordo anche con i miei nipoti, perché mi ha profondamente toccato». 

Saluto Vittorio con la promessa che la prossima volta ci prenderemo un caffè insieme. Prima che me ne vada, mi regala uno degli oggetti che crea nella sua bottega. Grazie Vittorio. Grazie per gli sprazzi di vita che hai voluto condividere con me.

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Ho diciassette anni e mi piace camminare in montagna e osservare la flora e la fauna dei luoghi che visito. Amo leggere e il mio genere preferito è il fantasy: leggo spesso libri di Tolkien come “Il Signore degli Anelli”. A volte leggo anche romanzi gialli e romanzi storici, dato che una delle mie materie preferite è proprio la storia; mi piacciono tanto anche le altre materie. Suono il pianoforte, mi piace nuotare e sono uno scout. Ho la passione della fotografia e io e la mia macchina fotografica siamo pressoché inseparabili: ogni volta che andiamo in vacanza o che facciamo una semplice passeggiata, la porto sempre con me, perché non si sa mai cosa si può fotografare di bello. Ho scelto il classico perché mi piacciono le materie classiche e nella mia famiglia è quasi una tradizione. Abito a Castel d’Azzano. Sono una persona gentile, altruista e comprensiva. Da grande mi piacerebbe fare lo storico anche se ho anche altri progetti.

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