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I social network hanno un grande impatto sulla nostra autostima, perché strettamente legati non solo all’immagine che abbiamo di noi stessi, ma anche a quella che vorremmo avere. Chi è in possesso di fattori di protezione psicologica deboli rischia di rimanere vittima di quel circolo vizioso che si instaura sui social, in cui pretendiamo di essere perfetti, come il mondo che ci viene presentato, un mondo che ci fa sentire inadeguati. 

I filtri e i ritocchi

La concezione di sé delle persone viene quindi colpita, spingendole ad usare sempre più filtri e ritocchi che le trasformano in persone completamente diverse. Il problema, però, non sono i filtri in sé, che possono essere visti come un qualcosa di esplorativo, quindi positivi, ma il sentirsi inadatti nella vita reale: non ci si sente più se stessi senza queste maschere, non si riesce più ad accettarsi e a piacersi.

Bisognerebbe, però, iniziare ad insegnare che la fotocamera “mente”, che la foto di una persona è diversa dalla persona nella realtà. Spesso ci si guarda allo specchio e ci si piace, poi ci si fa una foto e ci si vede brutti. Questo perché quando si ha qualcuno davanti ci si concentra sui tratti, sulle espressioni, sul modo di muoversi, su ciò che dice e fa, l’occhio non presta attenzione alle imperfezioni; in un’immagine statica invece esse risaltano di più perché non c’è mutamento nel viso, la luce resta quella, e la fotocamera le rende più visibili. Si dovrebbe comprendere che l’immagine in foto non corrisponde mai alla vita reale, né nel bene né nel male; e che, se ci si vede brutti in foto, è perché è una brutta foto, nella vita reale si è sempre meglio.

Studi dimostrano che l’85% della nostra popolazione ha una bassa autostima, soprattutto le donne. Tutti i giorni veniamo esposti a canoni di bellezza irraggiungibili e inverosimili, che provocano disagio con la propria figura corporea

I likes

Un altro ruolo importante sulla nostra autostima lo giocano i likes. L’essere umano ha sempre avuto bisogno di approvazione e consenso dagli altri per essere felice. Oggigiorno, non ricevere il numero di likes immaginato può essere fattore di ansia e delusione per l’utente. Siamo ormai schiavizzati da un numero che decide cosa fare della nostra autostima, che non ci fa preoccupare solo di come appariamo allo specchio, ma anche di come gli altri ci percepiscono, sia nei social sia nella vita reale.

Una nuova legge

La Norvegia ha voluto cambiare rotta grazie ad un emendamento per cui qualsiasi foto commerciale sui social dove “la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo sono state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni” deve essere segnalata come “modificata”. La motivazione della legge è che il foto ritocco non esplicitato “gioca su l’insicurezza sociale, sulla cattiva coscienza, sulla bassa autostima e contribuisce alla pressione sociale sul corpo”. E come ha affermato il ministero norvegese: “Si spera che la misura dia un contributo utile e significativo per arginare l’impatto negativo che tale pubblicità ha in particolare sui bambini e sui giovani”.

Quei corpi che tutti ammirano non sono semplicemente eccezionali: sono falsi, esempi dannosi che manipolano la nostra percezione e devastano il nostro immaginario. 

Spesso si dice che il teatro rivela chi siamo, che le maschere che si “indossano” quando si recita rendono più vulnerabili e più aperti. Anche i filtri dovrebbero essere così: dovrebbero aiutarci a rivelarci, non a nasconderci

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Ho 15 anni e frequento la V Ginnasio alle Stimate. Ho scelto questo indirizzo perché mi sono sempre piaciute le materie umanistiche, soprattutto la letteratura e la storia. Sono una ragazza solare e sorridente e cerco di vedere il lato positivo delle cose, so anche essere molto pigra, infatti, non pratico sport. Sono sempre stata abituata ad ascoltare molta musica, fin da quando ero piccola; ora è la mia passione più grande. Ascoltandola, mi libero da tutti i pensieri, mi isolo e, quando ho delle giornate no, mi rallegra. Potrei passare giorni e giorni ascoltandola e non mi stancherei mai. Mi piacciono molto anche i film e serie polizieschi o thriller; la mia serie preferita è Criminal Minds, infatti, mi ha sempre affascinato il mondo della criminologia. Nel futuro vorrei fare un lavoro in cui potrò aiutare le persone, mi piacerebbe lavorare nel campo della medicina o della psicologia.

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