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Sono passati esattamente due secoli da quel 6 gennaio 1822, giorno in cui, a Neubukow, in Germania, nacque Heinrich Schliemann, archeologo famoso in tutto il mondo per aver scoperto le rovine di Troia e il tesoro di Priamo.

La sua storia

Heinrich Schliemann

Schliemann trascorse buona parte della sua infanzia nel villaggio di Ankershagen, dove svolse la scuola elementare, una Volta persa la madre a nove anni, fu lo zio paterno Friedrich a prendersi cura di lui; lo destinò agli studi del ginnasio preparandolo adeguatamente con l’aiuto di Carl Andress, che assunse perciò il ruolo di un insegnante ai suoi occhi. Nonostante i buoni propositi dello zio però, Heinrich non poté frequentare il ginnasio se non per un brevissimo tempo vista la mancanza di denaro, e venne quindi iscritto ad una scuola locale “realschule”, che corrisponde più o meno ai nostri “istituti tecnici”. 

Poco dopo però abbandonò la scuola definitivamente tentando di iniziare la carriera da commerciante, che decise di arrestare cinque anni dopo a causa di problemi di salute. Nel giro dei seguenti vent’ anni che trascorse andando da una parte all’altra del mondo, imparò il russo, l’italiano, il francese, l’inglese, lo spagnolo, l’arabo, l’ebraico, e successivamente riprese anche gli studi delle lingue morte latine e greche. Ebbe due mogli, e con la seconda, una greca di nome Sophia, ebbe due figli che chiamò Andromaca e Agamennone senza ovviamente dar meno alla sua ancora inconscia passione per i miti e gli studi dell’antichità. 

Le sue scoperte

Le rovine di Troia

Tra il 1871 e il 1874 condusse spedizioni e scavi in Anatolia che rinvennero le mura della città di Troia, non nel modo in cui però Heinrich si sarebbe aspettato. Infatti la città di Troia venne alla luce come le rovine di ben otto città stratificate l’una sopra l’altra che sono state datate dal 3000 a.C. Fino alla fine del IV sec. a.C.  Successivamente l’ultimo giorno di scavi, con l’aiuto esclusivo della moglie, disseppellì il tesoro di Priamo collocato circa 10 metri sotto terra e di un valore attuale inimmaginabile tra tutto l’oro contenente. Heinrich riuscì persino ad ottenerne la proprietà pagando una somma indicibile alla Turchia. Tra le ultime scoperte dell’archeologo ci furono anche quella che lui ipotizzò essere l’agorà di Micene e, successivamente, le tombe di alcuni membri della dinastia degli Atridi, tra cui Agamennone con la sua celebre maschera ancora indosso, Cassandra ed Eurimedonte. Uno degli ultimi desideri dell’archeologo era quello di rinvenire la leggendaria città di Atlantide, la cui leggenda narra che sia stata sommersa; ma egli aveva individuato una solida pista che forse avrebbe potuto condire da qualche parte, se non fosse stato per la sua morte precoce che gli impedì di proseguire gli studi. 

Morì il 25 dicembre 1890 a Napoli da solo, probabilmente per le conseguenze di una operazione mal riuscita e fu sepolto ad Atene in memoria di tutto ciò che ha fatto e del suo contributo essenziale alla comunità di studiosi e appassionati come lui.

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