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In Italia, per merito della recente sentenza 242/2019, è possibile, secondo alcuni vincoli fondamentali, eseguire un suicidio medicalmente assistito. Per mettere in atto questa operazione medica, però, il paziente che la richiede deve essere pienamente cosciente, essere afflitto da una patologia grave e terminale, e la sua sopravvivenza deve essere dovuta a cure di sostegno vitale. Attualmente nel nostro Paese l’eutanasia costituisce reato rientrando nel Codice Penale con l’articolo 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) e l’articolo 579 (Omicidio del consenziente). 

L’eutanasia in antichità: “buona morte”

Eutanasia è una parola che deriva dal greco, letteralmente viene tradotta con “buona morte”.

Questa traduzione viene giustificata dalle supposizioni che vigevano nel contesto dell’antica Grecia: all’epoca dei grandi filosofi e autori il suicidio – assistito o meno – non era compromesso da nessuna legge, e veniva considerato lecito se chiesto da colui che era afflitto da una qualsiasi patologia.

Ogni individuo era libero di disporre della propria vita come preferiva, e questo concetto rimase conforme alle leggi emanate in quel periodo, fino all’avvento del cristianesimo.

L’eutanasia nel ‘900: pionieri di una lotta ancora da concludere

Il tema del suicidio assistito venne riproposto all’opinione pubblica agli inizi del ‘900., 

Nel primo dopoguerra si svilupparono molte delle associazioni fondate nel contesto anglosassone, a partire dagli anni ‘30, le quali combattevano a favore dell’acquisizione dei pieni diritti per i malati terminali. 

L’eutanasia oggi: verso una votazione?

Per la prima volta nella storia del Parlamento italiano, il 3 marzo 2016, grazie alla campagna per la legalizzazione dell’eutanasia attiva, è iniziato un dibattito circa  quest’ultima questione, il quale però non ha mai portato a nessuna votazione. 

Una spinta da parte della Corte costituzionale ha fatto in modo che il dibattito riprendesse a gennaio del 2019, ma anche questo tentativo non è giunto all’obiettivo di un referendum. 

Durante questo mese, il disegno di legge riguardo il suicidio medialmente assistito è tornato alla Camera, dopo due anni di esaminazioni dell’argomento. Le infinite battaglie per la convalidazione dell’eutanasia attiva si sono riconfermate, quando, il 15 febbraio, la Corte costituzionale ha dichiarato l’impossibilità di un referendum utile all’abrogazione dell’articolo 579 del Codice penale.

Una raccolta di firme a beneficio della votazione, che contava il sostegno di 1,2 milioni di cittadini, non è bastata a istituire il tanto cercato referendum.

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