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Il velo di mistero che circonda l’estinzione di una delle specie animali che ha da sempre attirato l’interesse dell’uomo, i dinosauri, si sta assottigliando giorno dopo giorno. Infatti, alcuni paleontologi guidati dallo scienziato Robert DePalma hanno ritrovato, dopo tre anni di ricerche sul campo, il fossile di un dinosauro vissuto verso la fine del Cretaceo. La scoperta ha fin da subito riscosso grande attenzione e curiosità da parte degli esperti, non tanto per il sorprendente stato di conservazione, ma bensì per il periodo in cui l’animale visse. Fu proprio in quel periodo che circa il 70% degli esseri viventi, tra piante ed animali, scomparve per sempre del nostro pianeta, durante l’estinzione di massa del Cretaceo, o “evento K-T”.

Ricostruzione grafica di Thescelosaurus

Il reperto, ritrovato in America Settentrionale, precisamente in Nord Dakota, presso il sito di Tanis è rimasto sepolto dagli strati di terra e di rocce per milioni di anni. Il fossile consiste in una zampa, il cui stato di conservazione ha stupito gli esperti. Infatti, nonostante i millenni, l’arto animale presenta ancora la pelle che riveste muscoli e ossa. I paleontologi non hanno avuto difficoltà nell’individuare fin da subito a quale genere di dinosauro appartenesse la zampa. Il dinosauro in questione era un esemplare di Thescelosaurus, specie erbivora vissuta nel Cretaceo Superiore. Fu uno degli ultimi dinosauri a comparire, poiché la fase della loro esistenza sulla Terra fu interrotta dall’estinzione di massa, circa 66 milioni di anni fa. Esemplare molto comune, si diffuse specialmente nell’America del Nord, durante il periodo dei grandi carnivori, quali il Tyrannosaurus Rex. Sebbene fosse nato in epoca tarda, la sua struttura era piuttosto primitiva e semplice, come testimoniano le zampe posteriori possenti, le dimensioni medie, la testa e le zampe anteriori piccole. Tuttavia era dotato di alcune caratteristiche che lo contraddistinguono, come le “mani” con cinque “dita” e il cuore a quattro camere.

L’evento K-T

A Tanis, però, DePalma e i suoi colleghi non hanno rinvenuto soltanto questo fossile. Tra gli strati rocciosi che si sono accumulati, sono stati ritrovati anche altri reperti animali e vegetali risalenti alla fine del Cretaceo. Lo scenario che si è presentato agli studiosi durante gli scavi ha permesso loro di compiere un grande salto indietro nel tempo, a 66 milioni di anni fa. Le posizioni in cui sono stati rinvenuti tali fossili hanno reso possibile ai paleontologi di ricreare l’esatto momento che segnò l’estinzione di massa della gran parte degli esseri viventi. Molte sono le teorie riguardo questo fenomeno, che ha determinato la fine del Cretaceo e l’inizio del Paleocene e dell’era di dominio dei mammiferi. La più accreditata delle ipotesi ritiene che la causa di tale estinzione sia stata la caduta di una cometa sulla superficie della Terra. Secondo ricostruzioni scientifiche, più di 65 milioni di anni fa, dallo spazio cadde un enorme asteroide dal diametro di 10 chilometri alla velocità di 72.000 km/h.

All’impatto con la crosta terrestre, gli esperti ritengono che sia stata liberata una quantità di energia di molto maggiore rispetto anche alla bomba atomica. L’esplosione che ne conseguì decimò e ridusse in cenere qualsiasi essere vivente nel raggio di migliaia di chilometri, generando al tempo stesso tsunami e terremoti, provocati dalle onde d’urto. Questa ipotesi è stata avvalorata specialmente in seguito alla scoperta di un cratere da impatto, denominato come cratere di Chicxulub, oggi sommerso dalle acque e dalla penisola stessa dello Yucatan, in Messico. Se la cometa cadde effettivamente in questa regione, è molto probabile che il suo raggio di distruzione abbia raggiunto anche Tanis e l’esemplare a cui apparteneva la zampa rinvenuta.

 

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Sono nato a Verona, ma sono cresciuto e vivo in un paese della provincia, Sanguinetto, nella zona vicino a Legnago. Dove abito non c’è un granché e questo è uno dei motivi che mi hanno spinto ad andare a Verona, una volta terminata la scuola media. Fin da piccolo mi è sempre piaciuto viaggiare in compagnia e vedere paesaggi diversi da quelli a cui sono abituato. Un’altra mia passione è la musica, pur non avendo un genere preferito, e da alcuni anni suono il pianoforte. Tra i vari indirizzi ho scelto il liceo classico non perché le materie scientifiche non mi piacessero, ma perché volevo approfondire ciò che si trova alla base della nostra cultura e della nostra lingua. All’inizio ero un po’ incerto su questa scelta, ma, grazie alla mia passione per la storia e alla mia curiosità verso il latino e il greco, ho capito quale fosse la mia strada. Posso dire, dopo due anni, che è stata per me la scelta giusta. Non sono ancora certo su cosa farò in futuro, ma mi piacerebbe lavorare in un ambiente che mi permetta di essere a contatto con le altre persone.

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