Quanto può essere condivisibile il pensiero di Kant oggi?

Immanuel Kant è un filosofo completo e il suo pensiero diventa fondamentale per il mondo moderno. Appare spesso astruso per via del lessico sofisticato che impiega nelle sue opere. Nonostante ciò, rimane tutt'oggi condivisibile per ciò che afferma.

Immanuel Kant
Tempo di lettura articolo: 6 minuti

Nella “Critica della Ragion Pratica” Kant compie una rivoluzione copernicana anche in ambito morale. In quest’ opera si percepisce, finalmente, una singolare originalità da parte di filosofo tedesco. Kant, dal canto suo, riuscì a trovare il significato del mondo e della vita umana. Ciò che lo inorgoglisce maggiormente è il fatto di esserci riuscito senza affidarsi ad alcun fondamento scientifico, ma servendosi solo della morale. 

Immanuel Kant

Kant ritiene che le materie scientifiche sappiano dare risposte solo riguardo il mondo fenomenico. Discipline, che a detta di Kant, rimangano mute sul significato e il senso del mondo. Dunque, diventa importante l’etica, dal momento che è la facoltà che apre uno spiraglio alla scoperta del significato del mondo per capirne il senso.

Il compito della filosofia

Secondo Kant, la filosofia ha come obiettivo quello di fare un’indagine critica sui fondamenti della moralità umana. Egli dichiara che in noi c’è una voce della coscienza, una legge morale o meglio dire un “imperativo categorico” che ci conduce verso ciò che è bene fare.

Il filosofo esclude dalla sfera della moralità sia i comportamenti considerati “buoni” dal senso comune come fare l’elemosina, sia le azioni compiute nel rispetto della legge civile, poiché non sono dettate dalla nostra legge morale ma da quella legale. La volontà buona è quella che si determina solo in base alla legge morale razionale, che assume la forma di una necessità imperativa: tu devi! 

Le tre formulazioni dell’imperativo categorico di Kant

1. «Agisci in modo che la massima delle tue azioni possa valere come legge universale». Ne deriva il “formalismo etico” secondo cui per valutare la moralità o immoralità di un’azione è sufficiente chiedersiGli altri al mio posto come dovrebbero comportarsi?”. Infatti, se una persona ha dei talenti naturali e non li vuole sfruttare. La ragion pratica le impone: se tutti coloro che hanno talenti non li facessero fruttare, saremmo ancora all’età della pietra. Allora la persona dovrebbe convincersi del dovere di far fruttare i propri talenti.

2. «Agisci in modo da trattare l’umanità sempre come un fine e mai come un mezzo». Sono immorali gli utilitarismi e le strumentalizzazioni dell’essere umano, che nella storia e tutt’oggi, purtroppo, permangono ancora. Pensiamo a tutti quegli operai, protagonisti della Rivoluzione industriale inglese, che sono stati sfruttati per tredici ore al giorno, sottopagati e fatti lavorare in condizioni malsane e precarie. Kant ci dice che  le buone azioni devono essere compiute semplicemente per realizzare la propria bontà e non per un tornaconto. Vale il principio Devi perché devi!” e non “Devi fare il bene perché avrai un premio”.

La casa di Kant

3. «Agisci in modo che la tua volontà possa considerare se stessa come autonoma legislatrice universale della natura»La Ragion Pratica kantiana non deve dipendere da nessun fattore esterno: né dal sentimento (Critica l’eteronomia del sentimento) né da una volontà divina (Critica l’eteronomia teologica)

Le eteromie di Kant commentate

L’eteromia del sentimento ci spiega come, spesso, risultiamo schiavi della nostra stessa passione. La nostra Ragion Pratica viene “schiavizzata” dal momento che viene dominata dall’istinto, il quale ci fa compiere azioni in contrasto con la razionalità. Questo concetto ci viene spiegato molto bene dal tragediografo greco Euripide, il quale instilla nei suoi personaggi un forte legame sentimentale che, talvolta, laddove viene a mancare, fa sfociare nell’ira e desiderio di vendetta la protagonista. 

Chi meglio di Medea o Fedra potrebbe essere esempio di questo concetto kantiano?  La stessa Medea che si è fatta coinvolgere dalla passione per Giasone. Quando si vede tradita, allontanata e usata allora, sfocia in una rabbia incandescente, che la porterà a uccidere il sangue del suo stesso sangue: i suoi unici due figli. 

E così anche Fedra nella tragedia euripidea intitolata “Ippolito”. Sposa di Teseo e abbandonata dal marito che è sempre in viaggio. Nutre un sentimento proibito per il figliastro Ippolito, che la porterà alla rovina. Quella stessa Fedra che laddove si sente ripudiata da chi amava, architetta il suo inganno per poi togliersi la vita. Sono tutte protagoniste ed eroine facenti parte del panorama tragico greco portato avanti dall’illustre Euripide, che sintetizzano alla perfezione il pensiero di Kant sull’immoralità delle Etiche basate sul sentimento. 

L’eteromia teologica presume che, un’azione da considerarsi “buona” risulta solo quando viene compiuta grazie a una “volontà divina”. Al contrario, il filosofo ritiene che un’azione debba essere considerata “onorevole” solo quando quest’ultima risulta conforme al nostro imperativo categorico, che è indipendente da ciò che è esterno a noi. Ancora una volta il mito ci corre in aiuto, basti pensare all’Enea tratteggiato da Virgilio nella sua opera omnia “L’Eneide“. Enea è l’eroe che abbandona Didone a Cartagine per volere degli dèi e per perseguire il suo progetto divino, che prevede la fondazione di Lavinio e della gens Iulia. Quindi, è un eroe da considerare moralmente corretto? 

Dal canto mio, Enea incarna sicuramente colui che si rialza dinanzi alle avversità, ma è anche l’eroe succube delle decisioni altrui. Enea non ha potere su di sè e rimane privo del libero arbitrio. È l’eroe che segue l’eteronomia teologica tanto criticata da Kant. Un “burattino” degli dèi, che esercitano su di lui, più di ogni altro eroe, un potere incontrastabile. Il fatto che Enea in cuor suo non volesse propriamente abbandonare Didone e conseguenzialmente farla soffrire, non c’entra più. L’ha fatto. Dunque, possiamo definire Enea un vile? Forse in parte, poiché fa le veci di colui che compie azioni che erroneamente considera “buone e legittime” solo per il fatto che gli vengono imputate dall’alto.

Enea è da condannare? Assolutamente no, ma è importante, a mio avviso, riconoscere la volontà umana e non travestirla di ornamenti divini. Enea ha abbandonato Didone, causandone il suicidio, perché voleva. Questa affermazione ci può turbare e possiamo anche non accettarla e criticarla, ma il proprio imperativo categorico, come il genio kantiano ci ha suggerito, è più forte di ciò che proviene dall’esterno.  Alla luce di questo, possiamo dire che Kant critica le etiche pseudoteologiche, le quali si spacciano per “volontà divina” quella che invece è una volontà umana.

Enea e Didone

Sapere aude !

Kant è stato un filosofo figlio dell’illuminismo tedesco. Alla luce di questo non manca a definire come l’uomo da qui in avanti deve comportarsi. Kant suggerisce: Sapere Aude! ossia “Abbi il coraggio si sapere”. Ma per farlo si deve uscire dal propio stato di minorità e iniziare a camminare con le proprie gambe.

Il mondo moderno nacque con l’industrializzazione, il mirabile sviluppo scientifico e tecnico, lo stato di diritto, la democrazia, la libertà, l’uguaglianza, l’emancipazione femminile e l’affermazione concreta dei diritti inalienabili. Cos’ si crea una frattura tra l’uomo “pre- moderno” ritiene che il mondo sia retto da immutabili leggi divine (o naturali) alle quali bisogna adeguarsi. Invece, l’uomo moderno ritiene che la realtà possa essere modificata.

Esemplificando: L’uomo pre- moderno credeva “Se Dio (o la natura) avesse voluto che l’uomo volasse, allora gli avrebbe fatto le ali”. Al contrario, l’uomo moderno dice: “Poiché Dio (o la natura ) non ci ha fatto le ali occorre che ce le costruiamo noi”. La mentalità pre-moderna porta alla passività, ritenendo che le cose avvengono solo se vuole Dio, ma la mentalità moderna volge all’azione, ovvero ciò che avviene è frutto di cause identificabili e modificabili.

Una citazione kantiana “Sapere Aude”

Riflessioni

Kant è un autore imprescindibile del panorama filosofico e morale. Nella Critica della Ragion Pura sarà sicuramente risultato, per alcuni, pedante e troppo concettista. Ma la verità è che è stato un uomo che ha fatto del suo intelletto un uso sublime e che esprime nella Critica della Ragion Pratica.

Kant ha saputo trovare il suo senso della vita, cosa non semplice. Questo è un aspetto che tutti invidiamo a questi filosofi e in particolare a Kant. Trovare la propria verità è l’obiettivo di chiunque essere umano. Spezziamo una lancia a favore di Kant, anche per il fatto che ha costruito il suo pensiero sull’etica basandosi solo sulla moralità. Kant non si serve delle scienze, pur credendovi e legittimandone l’importanza, e non le mette in gioco.

Perchè non interpella le scienze? Bisognerebbe chiederlo a Kant in persona. A mio avviso, Kant ci far comprendere come l’uomo non sia mera sintesi di assiomi o teoremi. L’uomo è qualcosa di più profondo. Una creatura capace di cose straordinarie in senso negativo e positivo. L’uomo non lo si può spiegare con leggi matematiche.

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