A novembre ricordiamo la fine del primo orrore

La Prima Guerra Mondiale cessò l’11 novembre 1918 dopo che la Germania firmò i trattati di pace imposti dagli alleati: come si concluse, quali le cause e gli effetti della grande guerra?

Una foto risalente alla Prima Guerra Mondiale.
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Erano le 11 del mattino dell’11 novembre 1918 quando si concluse definitivamente la Prima Guerra Mondiale. A quell’ora infatti entrò in vigore l’armistizio, firmato sei ore prima tra la Germania e i delegati delle Forze Alleate a Rethondes, che avrebbe messo fine a quella violentissima guerra una volta per tutte.

L’armistizio di Compiègne fu sottoscritto alle ore 5.00 del mattino in un vagone ferroviario nei boschi in Piccardia; per la precisione erano le ore 5.12 quando il maresciallo Ferdinand Foch e i delegati tedeschi avevano appena concluso le trattative sui termini dell’accordo.

Il conflitto iniziò il 18 luglio 1914, quando avvenne a Sarajevo l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero Asburgico, insieme alla moglie, per mano di uno studente serbo appartenente ad un gruppo irredentista bosniaco, Gavrilo Princip.  Fu questo l’atto che fece scatenare definitivamente la guerra: l’ultimatum rifiutato, lanciato dagli Austro-Ungarici verso la Serbia, considerata la principale colpevole, fece iniziare una battaglia terribile. 

Una trincea, luogo simbolo del Primo conflitto mondiale.

Definita inizialmente dai contemporanei “Guerra Europea”, verrà chiamata successivamente Guerra Mondiale o Grande Guerra per il coinvolgimento anche di Stati extraeuropei tra cui gli Stati Uniti d’America e l’Impero Giapponese. Una “Grande Guerra” che nessuno si sarebbe aspettato sarebbe durata così tanto e che avesse potuto avere conseguenze così distruttive: infatti lo sviluppo tecnologico del decennio precedente aveva messo a disposizione delle armi nuove e terribili, tra cui l’utilizzo anche dei sottomarini, da parte soprattutto della Germania, che aveva costituito una vera e proprio guerra sottomarina parallela, l’uso tremendo dei gas asfissianti e delle mitragliatrici. Più di 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati, sono questi i numeri che si ricordano da questo conflitto, il primo più grande in tutta la storia. Una guerra che si continua a ricordare oggi per i terribili effetti che ebbe, tra cui si considera anche l’inizio della successiva Grande Guerra: la “Seconda Guerra Mondiale”.

Questo conflitto infatti venne causato dalle pesanti condizioni di pace imposte dagli Stati vincitori durante la conferenza di Parigi, a Versailles, agli stati vinti, tra cui una Germania che ne uscirà devastata e dalla quale nascerà il Nazismo di Hitler. La più violenta guerra che si era mai vista, ma dai cui purtroppo non si imparò nulla: delle trattative di pace che dovrebbero servire a finire una guerra, invece ne scatenarono successivamente un’altra venti anni dopo, definita ancora più violenta.

Una ricostruzione grafica della Prima Guerra Mondiale.

La partecipazione dell’Italia al conflitto avvenne circa dieci mesi dopo l’inizio, il 24 maggio 1915; inizialmente, infatti, l’Italia sembrava voler rimanere fuori da questa guerra, finché non venne firmato in segreto il Patto di Londra con il quale si impegnò ad entrare in guerra a fianco della Triplice Intesa. Il 4 novembre 1918 è il giorno della fine della guerra per il nostro Paese: la firma dell’armistizio di Villa Giusti, nel giorno 3 novembre, sancì infatti la fine della prima guerra mondiale per l’Italia; l’armistizio venne messo in vigore dopo la vittoria a Vittorio Veneto dove l’impero Austro Ungarico venne sconfitto. Dopo questa vittoria l’Italia ottenne l’annessione del Trentino, dell’alto Adige, della Venezia Giulia, dell’Istria e la sovranità su alcune città della Dalmazia. 

La Prima Guerra Mondiale fu lo scontro più terribile al quale tutto il mondo avesse mai partecipato. Gli storici parlano di “caduta delle aquile” per indicare la scomparsa dei tre grandi imperi: tedesco, austriaco e ottomano, i quali appunto portavano un aquila nel loro vessillo. Da questa guerra ci furono cambiamenti enormi, nacquero odi feroci dai quali successivamente si scateneranno in futuro quei regimi dittatoriali che insanguineranno gran parte del resto del secolo. Le conseguenze furono una vera e propria tragedia anche a livello psicologico per tutti gli umani, soldati e civili; tantissimi uomini infatti rimasero scioccati dall’esperienza così terribile di quella guerra: si parla di “shellshock” (shock da combattimento), così viene definito dagli inglesi. Molti uomini infatti nel periodo del conflitto vennero colpiti da sindrome da stress post-traumatico: ansia, tendenze suicide, aggressività ingiustificata, squilibrio, depressione, insonnia e incubi. Molti vennero portati nei manicomi dove i medici però non sapevano come curarli da questa malattia sconosciuta la cui causa era la guerra. 

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Vivo a San Giovanni Lupatoto in provincia di Verona. Frequento il secondo anno di superiori al liceo classico Alle Stimate; ho scelto questo indirizzo perché fin da quando sono alle medie mi hanno sempre appassionato le materie umanistiche soprattutto la letteratura e l’arte che penso siano un mezzo potentissimo di pensiero capace di esprimere grandi idee e grandi menti. Mi piace scrivere e inventare storie, per questo mi sono sempre considerata una persona creativa e fantasiosa. Mi sono sempre piaciute anche le materie scientifiche, ma fin da subito ero sicura che questa sarebbe stata la mia strada e ora ne sono sempre più convinta. Una delle mie più grandi passioni è il teatro che frequento da quando ho undici anni: fin da piccolina ho sempre amato recitare giocando, mettendo in scena delle scenette nella mia stanza. Mi considero una persona solare: amo conoscere persone nuove e buttarmi in nuove esperienze, con il tempo ho cominciato a non avere più paura di mostrarmi, di dire ciò che penso e di questo ora ne vado molto fiera. Dicono che sono una persona testarda, ma allo stesso tempo molto gentile; mi piace essere sempre pronta e disponibile per gli altri. Amo gli animali; amo la musica e alle medie ho imparato a suonare il pianoforte. Non so ancora cosa mi riservi il futuro: ho molti sogni e aspirazioni, ma la strada è ancora lunga e non so dire ancora con certezza cosa io voglia fare veramente più avanti.

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