Un altro giorno che non deve essere dimenticato

Oltre alla Giornata della Memoria, che si celebra oggi, un'altra data che non deve essere tralasciata è il ritorno degli italiani a piedi dalla Russia

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Battaglia a Nikolaevka
Tempo di lettura articolo: 2 minuti

Oggi si celebra la Giornata della Memoria. Tra i tanti fatti che non andrebbero dimenticati c’è il duro scontro che capitò il 26 gennaio 1943 tra l’esercito italiano e l’armata russa che lo aveva circondato nei pressi di a Nikolaevka.

Durante la Seconda guerra mondiale, infatti, tre divisioni dell’esercito italiano furono mandate insieme a soldati tedeschi ed ungheresi a difendere la cosiddetta “linea del Don” (un’area ora situata nel territorio dell’Ucraina) lungo l’omonimo fiume.

Fonte: www.frontedeldon.it

Nel dicembre del 1942 le truppe russe con varie offensive dilagarono nelle retrovie con il conseguente accerchiamento delle truppe italiane costrette ad una repentina ritirata

Iniziò così un cammino di 28 giorni nel gelido inverno per riuscire a raggiungere le linee amiche.  Sul fiume Don rimase la brigata alpina che, circondata anch’essa, la sera dal 17 gennaio dovette ritirarsi e riunirsi alle altre truppe.

Fu così che il 26 gennaio poco più di 40.000 uomini italiani stremati dal freddo, dalla fame, senza munizioni si trovarono dinanzi all’esercito russo nella località di Nikolaevka. Iniziò una battaglia violentissima che durò tutto il giorno. 

Fonte: StorieeSoldati

Quando alla sera tutto sembrava perduto per la superiorità numerica del nemico, il generale Reverberi salì su l’unico carro armato e si lanciò verso le linee nemiche seguito da una folla in preda alla disperazione.

Riuscirono così a travolgere il nemico ed a raggiungere le linee amiche. Le perdite furono altissime, solo 11.000 soldati italiani riuscirono a rientrare, basti pensare che per portare l’esercito italiano sul fronte russo erano stati utilizzati 200 treni, per il rientro ne bastarono sette.

Gli uomini italiani tornarono a casa dalle loro famiglie dopo incredibili vicissitudini, alcuni perfino con il cadavere di qualche parente in spalle. Mario Rigoni Stern e Eugenio Corti sono tra coloro che hanno vissuto quella tragica ritirata raccontandola nei loro diari e libri.

Ancora oggi i nostri nonni tramandano ai nipoti le storie dei sopravvissuti, alcuni di questi sono ritornati sul luogo della battaglia, ripercorrendo anche il lungo cammino. 

Un’altra memoria che forse non dovrebbe essere dimenticata.

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