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Fiori di colore rosa sgargiante, uscite con amici e parenti e una tradizione secolare alle spalle che fonda le sue radici nella cultura del Paese asiatico. Con l’imminente arrivo della stagione primaverile, il Giappone si prepara a celebrare uno degli eventi più attesi dell’anno: l’Hanami, festa tipica che fa riferimento all’usanza di ammirare la fioritura degli iconici ciliegi giapponesi, detti sakura. Non a caso, il termine Hanami, costituito dai caratteri Hana, che significa “fiori”, e mi che corrisponde invece al verbo “guardare”, si può tradurre letteralmente con l’espressione “guardare i fiori”

Ormai conosciuto a livello globale, il fenomeno corrisponde ad un vero e proprio spettacolo della natura, che ogni anno, a partire dall’ultima settimana di marzo fino al mese di maggio, attira centinaia di visitatori e riesce ad affascinare non solo la popolazione locale, ma anche chiunque altro da ogni parte del mondo. La fioritura dei ciliegi è generalmente visibile in tutto il territorio asiatico ma il luogo migliore per ammirare gli emblematici fiori rosa è indubbiamente il Giappone, in particolare le città di Tokyo e Kyoto sono le mete più popolari e gettonate dai turisti. Tuttavia, nonostante ci possa sembrare improbabile, un’altra importante località per i ciliegi in fiore è Washington DC. Infatti, la capitale degli Stati Uniti ospita annualmente il cosiddetto National Cherry Blossom Festival, che quest’anno si terrà dal 20 marzo al 16 aprile 2023. Si tratta di una celebrazione primaverile nata per onorare le culture americana e giapponese e rappresenta lo stretto legame tra i due Paesi, iniziato con il dono degli alberi di ciliegio da parte del sindaco di Tokyo Yukio Ozaki oltre cento anni fa, nel 1912.

Le origini della tradizione 

La tipica celebrazione ha origini molto antiche e da sempre ricopre un ruolo di rilievo nella tradizione del Paese del Sol Levante. 

Secondo quanto scritto nel Nihon Shoki, il libro degli Annali del Giappone, infatti, sembra che questa storica usanza fosse già praticata durante il III secolo d.C. Tuttavia, ad essere ammirati in antichità non erano i fiori di ciliegio, bensì quelli di susino, in giapponese chiamati ume. Solamente più tardi, con lo spostamento della corte imperiale a Kyoto per volere della dinastia Heian, i ciliegi acquisiranno maggiore importanza arrivando anche a sostituire gli ume per via della loro singolare bellezza. In questo periodo, però, l’hanami consisteva principalmente in un rito elitario riservato esclusivamente alle classi sociali più alte della società. Si trattava di una cerimonia durante la quale si beveva sake, bevanda alcolica tipicamente giapponese, e si recitavano haiku (componimenti poetici) dedicati alla bellezza dei fiori di ciliegio. Vi partecipavano nobili, dignitari di corte, samurai e poeti. Fu solo a partire dal periodo Edo, perciò intorno al 1600, che l’hanami si diffuse anche al resto della popolazione fino a divenire una vera e propria festa nazionale come la conosciamo noi oggi. 

Il significato dell’hanami 

Il fenomeno dell’hanami è caratterizzato da molteplici significati e il fiore di ciliegio rappresenta uno dei pilastri della cultura nipponica.

Stando alla visione giapponese della vita, la concezione estetica si trova alla base dei rapporti sia con la natura che con gli altri individui: ogni azione si inserisce all’interno di un quadro di armonia e bellezza. Originariamente, l’hanami aveva uno scopo divinatorio poiché vi era la convinzione che gli Dei della natura vivessero nella corteccia dei ciliegi. Perciò si era soliti lasciare offerte votive ai piedi degli alberi in segno di buon auspicio di prosperità e raccolti abbondanti. Infatti, si credeva che la fioritura indicasse il momento più indicato per la semina, in particolar modo quella del riso, cibo alla base dell’alimentazione giapponese. Inoltre, vista la ricorrenza dell’hanami in primavera, la tradizione fa riferimento anche al concetto di rinascita, di rinnovamento non solo della natura ma anche dello spirito

Tuttavia, il vero significato dell’hanami non si trova semplicemente nell’osservazione dei fiori, ma soprattutto nella sensazione di malinconia e commozione nel vederli cadere dai rami. La fioritura dei ciliegi, infatti, è uno spettacolo straordinario destinato però a finire presto, proprio quando raggiunge il suo apice e i fiori mostrano il loro aspetto migliore. Il sakura diventa così un simbolo di fragilità riconducibile alla caducità della vita che noi vediamo scorrere inesorabilmente davanti ai nostri occhi

Nonostante ciò l’hanami non è una tradizione triste, ma gioiosa. Per i giapponesi questo senso di caducità e l’inevitabile passare del tempo sono in realtà motivo di festa: “se la vita è breve bisogna godersela al meglio”. Ad oggi, la celebrazione consiste principalmente nell’organizzare un picnic e ritrovarsi con amici e parenti al parco. Vi sono anche dei determinati alimenti che i giapponesi consumano proprio in occasione della ricorrenza come ad esempio alcuni dolcetti tipici quali i sakura mochi, avvolti nella tradizionale foglia di ciliegio, e gli hanami dango, realizzati con la pasta di riso.

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Sara Castagnedi
Mi chiamo Sara Castagnedi, ho quindici anni e abito a Zevio, un paese in campagna nella provincia di Verona. Sono una studentessa del liceo classico “Alle Stimate” che ho deciso di frequentare seguendo il mio vivo interesse per le materie umanistiche. Inglese, letteratura e storia sono le materie che preferisco ma trovo particolarmente affascinante anche l’arte, in tutte le sue forme. Di solito trascorro il tempo libero scrivendo, leggendo libri di vario genere e guardando serie tv ma amo anche stare all’aria aperta facendo lunghe passeggiate o andando in bicicletta. Un’altra delle mie più grandi passioni è viaggiare: mi da l’opportunità di apprendere usanze e tradizioni diverse dalle nostre e mi permette di coltivare il mio interesse per la fotografia. Mi ritengo una persona determinata e testarda che si impegna assiduamente e con costanza per raggiungere i propri obiettivi. Riguardo al mio futuro non ho ancora delle idee molto precise ma spero di trovare un lavoro che sia per me motivo di grande soddisfazione e ricompensi tutti i sacrifici fatti.

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