Tumore al Pancreas, a Peschiera uno dei massimi esperti

Giovanni Butturini, primario di Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica all’ospedale Pederzoli di Peschiera, è ritenuto uno dei massimi esperti nel campo della cura e della ricerca del tumore al pancreas. Lo abbiamo intervistato per conoscere più da vicino questa malattia e la sua professione di medico specialista.

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Il primario Giovanni Butturini.
Il primario Giovanni Butturini.
Tempo di lettura articolo: 2 minuti

Il tumore del pancreas è una malattia oncologica che si sviluppa nell’omonimo organo, di tipo ghiandolare e dalla forma allungata. Si manifesta quando alcune cellule, nella maggior parte dei casi cellule di tipo duttale, si moltiplicano senza più controllo.

Foto del dottor Giovanni Butturini
Giovanni Butturini

È  un tumore che non dà segni di sé fino a quando non ha raggiunto dimensioni notevoli, questo lo rende una delle forme di neoplasia più difficili da diagnosticare in tempi brevi. La difficoltà nel diagnosticarlo lo rende molto difficile da curare e per questo c’è una continua ricerca per la scoperta di nuove terapie.

Giovanni Butturini, primario di Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica all’ospedale Pederzoli di Peschiera, ha approfondito i suoi studi proprio nel campo della chirurgia del pancreas, ottenendo riconoscimenti e firmando diverse pubblicazioni scientifiche a livello internazionale. Noi di Ermes lo abbiamo raggiunto.

Professor Butturini, innanzitutto, c’è stato un episodio o una persona che ha influenzato la sua scelta lavorativa?

Sì, direi di sì. Sin da bambino sono sempre stato interessato al lavoro del mio pediatra di base, Vittorino Zardini, e l’idea di poter riconoscere le diverse malattie mi affascinava molto.

Aveva altre passioni o progetti e se sì come ha fatto a scegliere?

La scelta è stata molto difficile, avevo molti altri interessi.Mi piaceva molto la letteratura, quindi pensavo anche alla facoltà di lettere, mi affascinava inoltre lo studio della giurisprudenza e dell’ingegneria, oltre appunto alla medicina. Alla fine però ho pensato che attraverso la medicina sarei riuscito ad instaurare dei rapporti particolari con le persone con cui lavoravo, non essendo semplici clienti come negli altri lavori, ma persone bisognose di cure. Quello che mi attirava nella medicina era appunto questo particolare rapporto con le persone in una situazione di grave difficoltà, con le quali quindi bisogna avere un tipo di comportamento più delicato.

Può raccontare in breve di cosa si occupa, qual è la sua posizione lavorativa?

Mi occupo di tumori del pancreas, e non solo della parte chirurgica. Eseguo anche valutazioni per i pazienti che hanno il tumore, ma non possono essere operati e che quindi devono iniziare delle terapie. Quindi sostanzialmente mi occupo della chirurgia oncologica del pancreas.

Cosa la appassiona di più del suo lavoro? 

Quello che mi appassiona è il fatto che c’è molta sfida sulle terapie e sulla diagnosi precoce, siamo ancora molto indietro e quindi so di lavorare in un campo in cui riuscirò a vedere qualche progresso. Poiché appunto il tumore del pancreas è una delle malattie più aggressive, ancora oggi le terapie sono efficaci solo al 20 per cento e quindi quattro pazienti su cinque non riescono ad avere cure adeguate per vivere bene: questi pazienti rappresentano quindi la mia sfida.

Quanto è impegnativa a livello di tempo questa professione?

Questo dipende dalla specializzazione che si sceglie, ci sono professioni dove le classiche 38\40 ore settimanali sono sufficienti, altre invece come il chirurgo o l’ostetrica dove non ci sono orari stabiliti quindi si varia dalle 50\55 ore settimanali.

Consiglierebbe la sua professione?

Mi sento senz’altro di consigliare la strada che ho intrapreso, ma bisogna essere molto motivati perché è un lavoro impegnativo, sia a livello di tempo che si dedica che di coinvolgimento personale.

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